Autore: Laura Campana Domenighini (Breno, Bs, 1858 - Bergamo, 1951)

Data: 1898 circa

Tecnica e supporto: olio su tela

Dimensioni: 64 x 47 cm

Inventario:

Firmato in basso a destra: Laura Domeneghini

Allo stato attuale delle ricerche le notizie inerenti a Laura Campana la individuano principalmente come compagna di vita e d’arte di Francesco Domenighini (1860-1950). Sposata con il pittore brenese e «al par di lui eletta ed appassionata artista del pennello», la figura di Campana meriterebbe un più puntuale approfondimento, non solo per la sua produzione artistica ma anche per il ruolo svolto nella collaborazione ai corsi femminili presso la Scuola d’Arte Andrea Fantoni di Bergamo, dove il marito insegnava.

A questo proposito va almeno accennato che tra Lovere e Bossico Domenighini aveva atteso alla decorazione delle ville dei Gregorini, ma anche delle dimore degli Zitti e dei Milesi. Sull’importanza di tali lavori, oggi in parte perduti ed eseguiti tra la gli anni Novanta dell’Ottocento e i due decenni successivi, rimane testimonianza nella letteratura locale e nel catalogo della mostra organizzata nel 1899 dall’Accademia Carrara, dove è presente anche Laura Campana con ben otto opere (di cui un paesaggio, figure di animali e fiori).

È comunque in questi cantieri che avviene il primo fondamentale contatto tra Domenighini e un giovanissimo Giorgio Oprandi ed è parimenti in questo contesto che potrebbe collocarsi l’incontro con  Giovanni Battista Zitti.

L’opera della pittrice deriva dal ben noto Ritratto (in collezione privata) eseguito nel 1892 da Cesare Tallone, al quale vanno ricollegati una seconda versione (pure in collezione privata) e il bozzetto dell’Accademia Tadini. Del capolavoro del maestro savonese Campana riproduce fedelmente lo sfondo, la fisionomia senile del ritrattato e l’inquadratura della figura a mezzo busto, pur prediligendo un taglio maggiormente ravvicinato. La conduzione pittorica risulta però più omogenea rispetto alla pennellata vigorosa propria di Tallone, mentre l’indagine psicologica appare meno puntuale, dal momento che lo sguardo penetrante di Giovanni Battista Zitti non si posa verso il riguardante, ma in direzione di uno spazio indefinito al di fuori della tela.

La presenza di un così alto numero di ritratti del possidente e garibaldino loverese denota un’evidente volontà di trasmissione della propria immagine che si pone in un rapporto di interessante relazione con la fotografia, una delle grandi rivoluzioni che hanno segnato il XIX secolo. Nonostante infatti il ritratto a olio subisca un’inevitabile flessione con la diffusione del nuovo medium, tale tradizione continua a persistere nel corso del secondo Ottocento anche in virtù di una presunta aura di superiorità e autorevolezza rispetto alla riproducibilità tecnica del fotoritratto.

Silvia Capponi

Per saperne di più

R. Putelli, I nostri artisti, in “Illustrazione Camuna”, a. VI, n. 4-5, maggio-giugno 1909, p.

Francesco Domenighini 1860-1950: l’arte della decorazione, la passione del dipingere e l’impegno nell’insegnamento,

S. Capponi, E. Lissoni, in Cesare Tallone. Ritratti di società, a cura di M. Albertario, S. Capponi, E. Lissoni, Bergamo 2023, pp. ***