Garibaldi a Lovere

1859: «da otto giorni abbiamo in Lovere Garibaldi»


Garibaldi
arriva a Lovere il 14 luglio insieme a Nino Bixio e Francesco Nullo alla testa di alcuni battaglioni; secondo i piani, Lovere doveva essere la sede del comando generale che – attraverso due sottocomandi (in Valtellina e in Val Sabbia) – avrebbe garantito il controllo delle valli alpine.
Appena il tempo di informare lo stato maggiore della disposizione delle truppe, e giunge improvvisa e imprevista la notizia dell’armistizio stipulato a Villafranca tra Napoleone III e Francesco Giuseppe l’11 luglio, ratificato il giorno seguente da Vittorio Emanuele di Savoia. Garibaldi si porta immediatamente a Brescia per un confronto con lo Stato maggiore dell’esercito sabaudo ma fa ritorno a Lovere in cattive condizioni di salute. La cittadinanza lo attende sulla piazza del Porto; sbarcò invece in piazza Moline (attuale piazza Garibaldi), dove è soccorso da Giacomo Zitti che accoree con una sedia imbottita e lo fa trasportare a Palazzo Tadini che, secondo le disposizioni testamentarie del conte, fungeva da nobile “foresteria” per gli ospiti illustri della città.

«Sono una carogna», ripete Garibaldi costretto a letto, mentre si sottopone alle cure dei medici Agostino Bertani e Pietro Maestri. Intanto si dedicava ad alcune letture: i Commentari di Cesare e i Sepolcridi Foscolo.

A Garibaldi sono ben evidenti i limiti che l’armistizio pone al processo dell’unificazione, ed esprime le proprie convinzioni nei proclami del 19 e del 23 luglio. Mentre la popolazione di Lovere progetta di donargli l’isola di San Paolo sul Lago d’Iseo perché vi si stabilisca, facendone una novella Caprera, Garibaldi decide di lasciare l’esercito sabaudo per assumere il comando della lega militare in Italia Centrale e procedere nella lotta. Vittorio Emanuele ne è informato il 1 agosto, e il congedo ufficiale gli viene trasmesso dal generale La Marmora. Sulla pubblica piazza, Garibaldi esprime la propria scelta tagliando con un coltello prestatogli da Francesco Cucchi le mostrine della divisa da ufficiale sabaudo, e coprendola con un fazzoletto rosso.

L’8 agosto il generale è ancora a Lovere, ma il 10 è già a Trescore; l’11 da Bergamo dava l’addio, ai Cacciatori: «Ai miei compagni d’arme, io sono obbligato di ritirarmi ora dal servizio…». Il 12, ospite a Ranica degli amici Camozzi, incontra a Bergamo Vittorio Emanuele per poi dirigersi verso l’Italia centrale.

Prima della partenza, in segno di gratitudine dona ad alcuni cittadini loveresi lo scialle, una sciarpa, il fazzoletto, il bastone che sono stati gelosamente custoditi per generazioni, prima di approdare nelle raccolte dell’Accademia Tadini.

Marco Albertario

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