Ritratto di Isaac Newton

Autore: Pittore inglese

Data: metà del Settecento

Tecnica e supporto: olio su tela

Dimensioni: 70,5√ó58 cm

Inventario: P 403

Intorno al 1816 il dipinto si trova già nella collezione del conte Luigi Tadini, che nella Descrizione dei quadri esistenti nella Galleria Tadini in Crema, lo ricorda come “Ritratto di uomo vestito di abito da casa”.

Il ritrovamento dell’opera, esposta in Galleria dal 1828 ma relegata nella seconda metà del secolo scorso nei depositi, e la sua identificazione come copia antica del Ritratto di Isaac Newton dipinto nel 1689 a Londra dal pittore di corte Godfrey Kneller (tuttora conservato dagli eredi di Newton: Earl of Portsmouth, Farleigh Wallop, Basingstoke, Hampshire) aprono un affascinante percorso di ricerca.

Come ha sottolineato Niccolò Guicciardini, che ringrazio, il celebre ritratto dipinto da Godfrey Kneller nel 1689 rifletteva il desiderio di Newton di qualificarsi – in un particolare momento storico – come intellettuale e moralizzatore dei costumi. Il dipinto era esposto nella residenza dello scienziato, ma sarebbe stato ben presto travolto dalla crescente fama di Newton come scienziato e uomo di corte, illustrata dai ritratti commissionati dallo scienziato.

A differenza di altri, il ritratto del 1689 non è mai stati divulgato attraverso incisioni, ed era visibile solo a chi avesse avuto accesso alla casa degli eredi di Newton. Questo spiega la sua scarsa fama, almeno fino a quando è stato riscoperto, fotografato e inciso in occasione della mostra The Art Treasures of Great Britain nel 1857.

Il dipinto è stato restaurato nel 2015 da Roberta Grazioli con il sostegno di un privato in ricordo di Alberto Sandri. Una serie di rilevazioni tecniche in occasione del restauro ha evidenziato una serie di dati tecnici che inducono a stringere i rapporti con l’originale inglese, molto simile per dimensioni e tecnica pittorica. L’assoluta fedeltà della copia, in particolare nella resa un po’ meccanica delle pieghe del panneggio, ha fatto pensare all’uso della camera ottica. Da questi dati si deduce che la tela loverese deve essere stata eseguita da chi aveva accesso all’originale.

Risulta difficile spiegare la presenza del dipinto nella raccolta del conte Tadini, che era interessato ai ritratti degli uomini illustri, ma ignorava l’identità dell’effigiato. Alcuni volumi provenienti da famiglie loveresi (conservati nella Biblioteca dell’Accademia Tadini) suggeriscono che vi fosse, a Lovere, un certo interesse per le teorie newtoniane. E’ probabile è che tale interesse sia da ricondurre al soggiorno di Lady Mary Wortley Montagu, che tra il 1749 e il 1755 aveva acquistato e arredato una dimora nella cittadina del Sebino, dove trascorreva lunghi periodi dell’anno.

Molteplici canali legano lady Mary al pittore Kneller, ma anche a personalità direttamente collegate a Newton, come Charles Montagu, conte di Halifax, o l’italiano Antonio Conti. Tuttavia, la spiegazione più suggestiva è che il ritratto sia stato da lei commissionato o acquisito negli anni in cui la gentildonna frequentava Francesco Algarotti, trasferitosi a Londra nel 1736 e impegnato nella stesura de Il Newtonianismo per le dame. Dialoghi sopra la luce e i colori (Milano, 1737; Napoli, 1739). Tale data è compatibile anche con la datazione dell’opera.

E’ possibile quindi che il dipinto sia stato acquistato dal conte Tadini a Lovere quando fu disperso l’arredo della residenza di lady Mary. A sostegno di quella che è poco più che una traccia va anche sottolineata la presenza, nella collezione Tadini, di un nucleo di otto rare stampe inglesi realizzate con quella particolarissima tecnica nota come “maniera nera” (di cui sei di John Smith, uno tra i migliori incisori del periodo) poco diffuse in ambito italiano.

Marco Albertario


Per saperne di più:

M. Keynes, The iconography of sir Isaac Newton to 1800, Cambridge 2005, pp. 12-14, n. II.1 l’originale, II.2-5, le copie;

P. Fara, Newton. The Making of a Genius, London 2002, pp. 30-31

N. Guicciardini, Isaac Newton and the Natural Philosophy, London 2018, pp. 6-7;

M. Albertario in L’incanto svelato. L’arte della meraviglia da Tiepolo a Manzù, catalogo della mostra (Bergamo, Palazzo Polli Stoppani, 1 dicembre 2018 -2 4 febbraio 2019) a cura di E. Lissoni, L. Molino, Milano 2018, pp. 28-29 cat. 4.

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