Autore: Pittore bergamasco

Data: XIX secolo, prima metà (copia da un originale del XVIII secolo)

Tecnica e supporto: Pastello morbido su carta

Dimensioni: 72,6x53,3 cm

Inventario:

Il delicato pastello è documentato per la prima volta in casa Bazzini nel 1895 quando l’erudito mons. Luigi Marinoni lo cita nei Documenti loveresi riconoscendolo – evidentemente sulla base di una tradizione locale – come ritratto di Lady Mary. La dama effigiata presenta un’età compatibile con quella della nobildonna inglese durante il soggiorno a Lovere (1749-1755), anche se non trova riscontri con l’iconografia nota, riferibile per lo più all’età giovanile.

Dell’abito, da considerare come un abito di corte, si vede solo il busto, unito sul davanti e con le maniche aderenti attorno all’avambraccio, indossato sotto un mantello azzurro foderato di ermellino. Un’applicazione di preziosa passamaneria ricamata a rilievo rifinisce la scollatura. La camicia, probabilmente di organza, è decorata in corrispondenza con il bordo del corsetto da un doppio giro di dentella e si chiude a giro collo sotto il collare di nastro di seta azzurro, impreziosito al centro del fiocco da una spilla di diamanti.

L’acconciatura corrisponde alla moda negli anni immediatamente successivi al 1750: è ancora piuttosto compatta intorno al capo, e lascia scoperta la fronte incorniciata da un’aureola di boccoli stretti e incipriati. È visibile sulla sommità del capo il passante/cuscinetto di taffetà nero imbottito (generalmente di crine) attorno a cui si fissavano le ciocche che risultavano così sollevate con un miglior effetto di incorniciatura del volto e che serviva per appuntarvi dei gioielli (come in questo caso) o anche dei fiori. Sul retro del capo – non visibile nel ritratto – i capelli restavano lisci.

La parure formata dal collare e dagli orecchini pendenti di grosse perle a goccia completa l’abbigliamento da dama di corte. I dati rilevati nel corso del restauro, sia pur nel conservatorismo tipico della tecnica del pastello, potrebbero confermare una datazione poco dopo la seconda metà del Settecento. Tuttavia la qualità della stesura pittorica suggerisce che si tratti piuttosto della copia antica da un dipinto sicuramente da riferire alla metà del Settecento, magari commissionato da Lady Wortley Montagu nel corso del soggiorno loverese. Qualche incertezza nell’impostazione suggerisce infatti che l’originale potesse essere una miniatura di formato ovale.

Il dipinto resta però una testimonianza iconografica di rilievo, essendo l’unico ritratto noto della nobildonna riferibile agli anni dell’ultimo soggiorno italiano. Gli studi in corso consentiranno di risolvere il quesito.

Maria Ines Aliverti, Marco Albertario


Per saperne di più sul soggiorno loverese:

L. Marinoni, Lady Montagu Wortley prima della sua venuta alla rive del Sebino, Lovere 1903.

L. Marinoni, Lady Montagu Wortley e la sua decennale dimora alle rive del lago d’Iseo: studio storico-biografico, Lovere 1904.

The Complete Letters of Lady Mary Worley Montagu, ed. R. Halsband, vol. I, 1708-1720; vol. II, 1721-1751; vol. III, 1752-1762, Oxford 1966-1967.

M. Wortley Montagu, Lady Mary Wortley Montagu. Lovere, il luogo più romantico che abbia mai visto in vita mia. Lettere da Lovere e dintorni 1749-1755, traduzione e note di C. Peverati. I Quaderni del Centro Civico Culturale di Lovere 1, Lovere 2009.

M. Wortley Montagu, Cara bambina. Lettere dall’Italia alla figlia, a cura di M. D’Amico, Milano 2014.