fig. 1

Autore: Ippolita (Lita) Goltara Lussana (Bergamo 1886 - Ranica 1945)

Data: 1905 circa

Tecnica e supporto: olio su tela

Dimensioni: 70 x 40 cm

Inventario:

Sul verso, sul telaio, reca l’iscrizione: “Copia fatta dal[la] sig. Litta Goltara con ajuto del suo maestro Bosis Giacomo – Gennaio 1905”

Nella ricca galleria di ritratti attraverso i quali Giovanni Battista Zitti ha voluto trasmettere la propria immagine rientra anche l’opera eseguita da Ippolita Goltara (1886-1945) nel 1905, a circa un anno di distanza dalla scomparsa del possidente loverese.

Cesare Tallone aveva aperto dal 1897 presso il proprio studio corsi privati riservati al pubblico femminile; sul suo esempio si era mosso anche l’allievo Giacomo Bosis (1861-1945), vicino al maestro per il linguaggio pittorico e per il ruolo privilegiato di ritrattista.
La pittrice, nata a Bergamo dalla nobile famiglia Goltara, aveva frequentato i corsi dell’Accademia Carrara e seguito le lezioni private tenute da Bosis. Nella veste di allieva di Bosis la giovane compare – insieme ad Adele Palvis e Irma Gandini – tra le partecipanti all’esposizione didattica organizzata nel 1906 nello studio che il pittore occupava a Bergamo in via Masone. Tra le opere di Goltara esposte in mostra colpisce la presenza di una «testa di vecchio dalla folta barba candida», i cui tratti distintivi paiono ricollegarsi in modo suggestivo all’effigiato del dipinto oggetto della presente analisi. Nella tela Giovanni Battista Zitti, ormai anziano, viene ritratto dalla pittrice a mezzo busto mentre posa lo sguardo sulle pagine dell’«Eco di Bergamo». La conduzione della pennellata si sviluppa a morbide masse compatte stese secondo una tecnica sensibile alla resa realistica degli effetti chiaroscurali.

La presenza del quotidiano bergamasco di orientamento cattolico, contribuisce, nell’accostamento con il rosso copricapo che allude al berretto garibaldino, a connotare la composizione di un giocoso anticlericalismo, riflesso a sua volta in modo circolare nel velo di ironia che traspare dal volto del possidente loverese. Così come nello specchio dipinto da Cesare Tallone per Giovanni Battista Zitti anche nel ritratto in esame, al posto di una rappresentazione ufficiale, Goltara predilige trasporre sulla tela la dimensione identitaria di natura privata dell’effigiato, veicolandone in modo efficace gli ideali libertari e progressisti. Tale soluzione si pone in linea di continuità con alcune fotografie di gruppo che hanno per protagonista Giovanni Battista Zitti e nelle quali la componente della satira politica assume i tratti della goliardia dettata dalla confidenza della cerchia amicale e familiare (fig. 1).

Silvia Capponi

Per saperne di più

L’Esposizione didattica nello studio del pittore Bosis, in “L’Eco di Bergamo”, a. XXVII, n. 217, 22-23 settembre 1906, p. 3.

M.C. Gozzoli, Ippolita Goltara Lussana, in I pittori bergamaschi dell’Ottocento, vol. III, Edizioni Bolis, Bergamo 1993, pp. 255-256.

Crescit Eundo. Donazioni e acquisizioni di opere dalla fine dell’800 ad oggi destinate al fondo per la Galleria d’Arte Moderna e contemporanea, catalogo della mostra (Lovere, Atelier del Tadini, 12 maggio – 31 agosto 2003), a cura di G.A. Scalzi, Bergamo 2003, p. 122

S. Capponi, Rappresentazione e trasmissione dell’immaginario familiare della famiglia Zitti tra fotografia e pittura, in Cesare Tallone. Ritratti di società, a cura di M. Albertario, S. Capponi, E. Lissoni, Bergamo 2023, pp. 53-65, alle pp. 62-63

S. Capponi, E. Lissoni, in Cesare Tallone. Ritratti di società, a cura di M. Albertario, S. Capponi, E. Lissoni, Bergamo 2023, pp. ***