Il busto è stato restaurato da Cinzia Parnigoni nell’agosto 2021 grazie al contributo di Fondazione della Comunità Bergamasca (Bando 2/2021) e del Circolo Amici del Tadini.

Autore: Daniele Capitanio (Lovere, 1858 - Lovere, 1945)

Data: ultimo quarto del XIX secolo

Tecnica e supporto: gesso

Dimensioni: h, 69 (con la base) x 34 x 30 cm

Inventario: MR S 19

Il gesso è documentato per la prima volta nel 1821, in occasione della cerimonia di inaugurazione della Stele Tadini, cerimonia alla quale Antonio Canova non poté essere presente. Come attestano le Notizie Patrie (1821), “nella sera del 25 detto [settembre] tutti i professori passarono nella sala del teatro Tadini illuminata a cera che venne riempita dalla più scelta adunanza. Stava nel mezzo della scena il busto di Canova portante il suo nome: sotto leggevasi il motto – in nomine elogium – tre giovani rappresentanti le Grazie lo incoronarono fra i mille applausi”. Successivamente il conte Tadini lo ricorda nella corrispondenza con il segretario Antonio D’Este (tra il 1826 e il 1827) il conte Tadini ricorda “tengo il gesso dell’eccellente busto da lei fatto, dal quale si cavò il rame per l’opera del povero mio figlio. Qui vi è un pittore che si offerse di cavare da quel gesso il ritratto in pittura [di Canova], ma io non sono persuaso di una buona riuscita” (il riferimento potrebbe essere al Ritratto di Antonio Canova di Lattanzio Querena).

Nella sua attenta analisi del busto, Omar Cucciniello suggerisce una derivazione da una “forma” analoga a quella conservata a Venezia, in casa della signora Francesca Capello, probabilmente limitata ad un calco del solo volto.

Notando le strette analogie con il ritratto scolpito da Antonio D’Este nel 1795 (il gesso è conservato a Roma, Palazzo della Cancelleria), riprodotto nell’incisione pubblicata a corredo dell’opera di Faustino Tadini dedicata a Canova Cucciniello ipotizza una datazione precoce tra il 1795 e il 1821. Una proposta che sarebbe forse da spingere più verso il secondo termine, ipotizzando che il conte abbia voluto procurarselo in vista dei festeggiamenti per la Stele Tadini.

Un attento restauro (agosto 2021) ha consentito la rimozione della spessa vernice grigia che lo rivestiva, consentendo il recupero di un modellato più vibrante ma non privo di incertezze, soprattutto nei punti nei quali al calco si sostituisce la modellazione diretta, non priva di imperizia nel trattamento dei dettagli. Al vivace naturalismo dell’espressione si sostituiscono generici riferimenti all’antico nel trattamento delle spalle e della massa dei capelli, decisamente poco in sintonia con la ritrattistica canoviana.

Marco Albertario


Per saperne di più:

Notizie patrie. Sull’epitafio del Canova in “Giornale di indizj giudiziarj della Provincia di Bergamo”, n.40, Bergamo, 4 ottobre 1821

La mano e il volto di Antonio Canova. Nobile semplicità Serena grandezza, catalogo della mostra a cura di M. Guderzo (Possagno, Museo Gipsoteca Antonio Canova, 11 ottobre 2008-6 gennaio 2009), Treviso 2008, n. 49, pp. 122, 227

O. Cucciniello, in Antonio Canova nelle collezioni dell’Accademia Tadini, a cura di M. Albertario, Milano 2010, pp. 265-268, cat. V.3