Autore: Faustino Tadini

Data: Venezia, Stamperia Palese 1796

Tecnica e supporto:

Dimensioni: Pp. [6], 86, [3]; 1 tav.; in 8°

Inventario:

Nel 1796 Faustino Tadini pubblica Le sculture e le pitture di Antonio Canova pubblicate fino a quest’anno 1795, con dedica a Francesco Pesaro, procuratore di San Marco. Il volume è diviso in due parti: la prima comprende 35 poesie dedicate alle opere di Canova, la seconda presenta un lungo commento in prosa delle stesse. In tutto sono descritte venti opere di scultura, otto bassorilievi in gesso e sette dipinti, tutti conclusi entro il 1795, data del soggiorno romano di Faustino accompagnato dal padre, il conte Luigi Tadini, durante uno dei loro viaggi in Italia. La notizia della visita allo studio di Canova è importante, perché il progetto del volume maturato nell’ambito dell’entourage canoviano.

Quest’ultimo nelle ultime pagine del volume ammette: «Si, io molto deggio alla gentilezza del Sig. Antonio D’Este; e sopra tutto nella descrizione di alcune opere di Canova che io non ebbi la sorte di ancor vedere. Egli me le fece colla sua penna e colla sua voce presenti». Questo passaggio consente di restituire ad Antonio D’Este quelle sintetiche descrizioni in corsivo inserite nel testo prima del commento. Da Roma arriva anche l’incisione destinata ad illustrare l’opera, incisa da Pietro Fontana con un profilo di Canova tratto dall’erma scolpita nel 1795 da Antonio D’Este (Carteggio 2010, nn. 2 e 121) che vedeva così consacrato il proprio ruolo di “ritrattista ufficiale” di Canova.

Il volumetto conosce un buon successo editoriale. Se può essere sospettato di parzialità l’entusiasmo con cui lo accoglie l’abate Mauro Boni, amico di famiglia che si fa promotore della diffusione dell’opera a Venezia, importa soprattutto rilevare la crescente importanza che gli fu riconosciuta nell’ambito canoviano.

La scomparsa in drammatiche circostanze del giovane, travolto nel crollo di un’ala del palazzo loverese in ristrutturazione il 7 dicembre 1799, lo consegna al mito insieme alla sua opera. La rilevanza dell’opera di Faustino Tadini come documento per ricostruire la prima attività dello scultore è testimoniata dalla lettera di Isabella Teotochi Albrizzi che nel maggio 1808 ringrazia il conte Tadini per l’invio del volumetto – consultato per la pubblicazione della sua Descrizione delle opere di scoltura, e plastica del marchese Canova (Venezia, Molini e Landi 1809) – e manifesta il desiderio di procurarselo. Nell’agosto 1810 Pietro Giordani ne chiede una copia a Leopoldo Cicognara in vista della stesura del Panegirico ad Antonio Canova dedicandosi il suo busto nell’Accademia di Belle Arti in Bologna, 28 giugno 1810 e aggiunge: «Nel libretto del Tadini se lasci le poesie credo che non perdi niente: nelle descrizioni parmi avere trovato qualche cosa di meglio che nella epigrammatica Albrizzi». Un giudizio pienamente condiviso dai curatori della Biblioteca Canoviana (Venezia: Gio. Parolari tipografo editore, 1823-1824), che dopo aver accolto uno dei carmi tra i componimenti dedicati alla Psiche avviano l’edizione integrale del testo, anticipando il commento in prosa e facendo seguire le poesie.

Marco Albertario


Per saperne di più:

G. Venturi, Faustino Tadini tra ecfrasi e illustrazione, in F. Tadini, Le sculture e le pitture di Antonio Canova pubblicate fino a quest’anno 1795, a cura di G. Venturi, Bassano del Grappa 1998, pp. VII-XXXVIII.

M. Albertario, “Perché è lei canoviano”. Antonio Canova nelle collezioni del conte Luigi Tadini, in Antonio Canova nelle collezioni dell’Accademia Tadini [Quaderni dell’Accademia Tadini 2], a cura di M. Albertario, Milano 2010, pp. 63-68.

O. Cucciniello, in Antonio Canova nelle collezioni dell’Accademia Tadini [Quaderni dell’Accademia Tadini 2], a cura di M. Albertario, Milano 2010, pp. 169-173 scheda 1.