Compostiera e zuccheriera

Autore: Manifattura di Meissen

Data: 1763-1773 circa

Tecnica e supporto: porcellana

Dimensioni: 10x11 cm la zuccheriera, 3,3x17,5x13,5 la compostiera

Inventario: H 14, h 15

La zuccheriera e la piccola compostiera prodotte nella manifattura sassone di Meissen presentano un decoro tipicamente Rococò, con nastri, cartelle accartocciate, roselline che circondano figure pastorali tratte da incisioni. La marca in uso tra il 1763 e il 1774 porta la datazione molto vicina al matrimonio del conte Tadini con la contessa veronese Libera Moronati (avvenuto nel 1774) e fa pensare che questi pezzi fossero doni di nozze, perché una delle prime cose di cui si dotavano le famiglie erano il servizio da tè e da caffè, necessari per ricevere.

Il repertorio decorativo, con figure di pastori incorniciate da una raffinata cornice florerale di gusto rococò, sembra dipendere da modelli incisi: in attesa di individuare un particolare riscontro, può essere utile far riferimento al fatto che la Manifattura di Meissen organizzava sistematiche campagne di acquisto a Parigi: già nel 1743 il Gabinetto delle incisioni contava 343 stampe registrate come opera di Watteau, ma più probabilmente da ricondurre a lui e alla sua scuola, in un repertorio molto ampio).

La pratica di copiare incisioni (prevalentemente francesi) fu presto sottoposta a una feroce critica, soprattutto da parte del capo modellatore e direttore della fabbrica, Johann Joachim K√§ndler, che aveva introdotto la pratica del disegno dal naturale. Più interessante notare come gli artisti avessero adottato in quel tempo la pratica di osservare le incisioni attraverso lenti di ingrandimento, e si sforzassero di riprodurre – attraverso le minute pennellate sulla superficie bianca della porcellana – il complesso tratteggio costruito con il bulino sulla superficie della lastra di rame.


 

La porcellana di Meissen nella collezione Tadini

Sala 8, vetrina 7.

1. Piatto tipo Sulkowski con decorazione floreale e drago, cinque esemplari,1745-1750, H 182 – H 186

2. Saliera ovale con decorazione floreale, due esemplari, 1745-1750, H 356 – H 357

3. Piatto tipo Alt Ozier con decorazione floreale, due esemplari, 1745-1750

H 187 – H 188

4. Diciotto coppette dette “da rosoglio” con decorazione floreale,  1774-1813 (direzione Marcolini), H 399 – H 416

5. Dodici coppette “da vino di Cipro” con decorazione floreale, 1774-1813 (direzione Marcolini), H 387 – H 398

Il 23 gennaio 1710 Augusto il Forte, elettore di Sassonia e re di Polonia, annuncia al mondo che le ricerche avviate nel 1708 da E. W. von Tschimhaus e proseguite da J. F. Böttger avevano portato alla scoperta del “segreto” della porcellana: nasce a Meissen, vicino a Dresda, la prima manifattura in Europa.

I primi prodotti di Meissen imitano le porcellane orientali: la celebre marca con le due spade incrociate (visibile, ad esempio, dietro uno dei piatti (n. 1) è introdotta nel 1720 proprio per distinguere i prodotti della manifattura sassone dalle numerose contraffazioni.

I piatti tipo “Sulkowski” (1), tra i più antichi della collezione, ripropongono un decoro con fenici, draghi, farfalle e fiori con una tavolozza composta da rossi aranciati, giallo, verde tenue che dialoga immediatamente con le porcellane cinesi della collezione.

Le diciotto piccole ciotole tonde senza manici, definite nell’Inventario di casa Tadini del 1829 “bicchieri da rosoglio” e le dodici più grandi note come “bicchieri da vino di Cipro” (4, 5) ripetono il modello di tazzine ancora oggi in uso in Oriente. Le ciotole recano la marca con le due spade incrociate accompagnate da un asterisco, che indica la produzione della manifattura sassone a partire dal 1774, data che, tra l’altro, coincide con il matrimonio del conte: questo potrebbe forse indicare un loro arrivo in casa fin da quel momento.

Vanno invece considerati pezzi acquistati per passione collezionistica gli altri due piatti di Meissen a decoro floreale. Un modello ancora diverso è quello delle delicate e finissime saliere.

 

Le imitazioni di Meissen

6. Manifattura di Berlino, Piatto piano tipo Alt Ozier con decorazione floreale, 1760 circa, H 527

7. Manifattura Kloster Veilsdorf?, Piatto piano tipo Brandenstein con decorazione floreale, Ultimo quarto sec. XVIII, H 528

A Meissen, punto di riferimento per la porcellana europea nel XVIII secolo, guardarono certamente tutte le manifatture sorte in Germania.

La Manifattura Reale di Berlino nasce nel 1763 da Federico il Grande che pone sotto la sua protezione una produzione di porcellana già avviata nel 1751. Il modello di Meissen è evidente nei piatti tipo Alt Ozier, con tesa, cioè, simile all’intreccio di un cestino.

Lo stesso discorso riguarda la produzione di piatti tipo Brandestein (con tesa simile a una stuoia) della manifattura fondata nel 1760 a Kloster Veilsdorf, in Turingia. Oltre ai modelli, la fabbrica imitava anche la marca di Meissen, cercando di adattare le iniziali “C” e “V” per renderle simili alle spade incrociate.

Un terzo caso documentato nella collezione Tadini riguarda il servizio da tavola per dodici coperti in porcellana acquistato dal conte Tadini a Parigi come prodotto di una manifattura “de Saxe”, esposto nella sala IX.

Sala 8, Vetrina 8

2. Gruppo della lettera, da un modello di Michael Victor Acier, 1775 circa, H 9

3. Servizio da inchiostro: portapenne, calamaio, contenitore per la polvere assorbente, 1774-1813 (direzione Marcolini), H 11, H 12, H 13

4. Pipa con veduta di Dresda, 1800-1825 circa, H 10

La pipa riprende la celebre Veduta di Dresda dipinta nel 1748 da Bernardo Bellotto (Dresda, Gemäldegalerie).

 

Le figure da centrotavola

5. Personaggi esotici, 1740-1760 circa, H 5 – H 8

6. Portatrice di limoni, da un modello di Johann F. Eberlein, dopo il 1741 (e prima del 1829), H 1 – H 4

Le sculture si inseriscono nella produzione di statuette di gusto orientaleggiante intorno alla metà del XVIII secolo. Di particolare qualità gli esemplari della Portatrice di limoni, elaborata a partire da

un modello prodotto dal modellatore Johann F. Eberlein nel 1741, presente in più versioni, che consentono di ammirare la varietà delle soluzioni decorative.


 

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