Autore: Manifattura di Locré, Russinger e Pouyat, rue de la Fontaine-au-Roy, Parigi

Data: 1780-1790

Tecnica e supporto: Porcellana dipinta

Dimensioni: varie

Inventario:

E’ forse in omaggio al nuovo gusto francese che il conte Tadini, probabilmente durante il suo soggiorno a Parigi, acquista un servizio di piatti destinato a esibire anche nel gusto per la tavola il prestigio della casata. Una Nota ricorda l’acquisto di 131 «pezzi di porcellana di Sassonia componenti un fornimento da tavola per 12 persone», pagato ciascuno 14 lire, per un totale di 1834 lire. La mancanza della data e del luogo impedisce di sapere se si trattasse di lire veneziane, lombarde o parigine (all’epoca le porcellane erano quotate in livres, 24 delle quali valevano un luigi d’oro), tuttavia sappiamo che il conte Tadini è a Parigi tra il 1801 e il 1802. Nell’elenco dei pezzi sotto riportato, tra parentesi, è indicato il nome con il quale i piatti sono descritti nella Nota.

Il servizio è stato realizzato tra il 1780 e il 1790 nella fabbrica parigina di Jean-Baptiste Locré de Roissy. Nel luglio 1773 Locré aveva depositato la sua marca, due fiaccole stilizzate incrociate in blu che possono facilmente essere confuse con le due spade di Meissen. Il luogotenente generale della polizia, nel suo rapporto stilato in occasione del deposito della marca, sosteneva che la qualità poteva sostenere il paragone con le porcellane di Sassonia: il fondatore aveva denominato la fabbrica «Manifacture de Porcellaine Allemande» La manifattura  di Locré, Russinger e Pouyat, con sede in rue de la Fontaine-au-Roy a Parigi si era specializzata nella produzione di porcellane che – pur senza ignorare i modelli imposti dalla vicina Sèvres –  imitavano il prestigioso modello sassone di Meissen e produceva quindi porcellana detta «de Saxe», di Sassonia. Persino la marca, due torce dipinte in blu incrociate, richiamava le celeberrime spade, tanto da ingannare gli acquirenti meno avveduti.La manifattura di Locré era molto conosciuta – si può dire anzi che tra le manifatture francesi private divenne la più nota – e si distinque per una produzione ampiamente diversificata, esposta in un negozio nel centro di Parigi frequentato anche da viaggiatori stranieri.

Le forme e il decoro del servizio non sono quelli modernissimi del Primo Consolato e poi dell’Impero, più evidenti nei decori delle tazze da caffè acquistate a Parigi; tuttavia il repertorio “classico” doveva essere sempre in vendita, e la scelta era dettata unicamente dal gusto dell’acquirente. Il decoro di fiori au naturel, colorati, era il più diffuso sulle porcellane francesi. I pezzi più importanti, come il “piatto real”, sono dipinti dal decoratore più esperto: il giaggiolo, la primula, il narciso, la dalia, il tulipano – si aprono e si avviluppano carnosi e morbidissimi con un effetto veramente sontuoso.

Manifattura di Locré, Russinger e Pouyat, rue de la Fontaine-au-Roy, Parigi

«Pezzi di porcellana di Sassonia componenti un fornimento da tavola per 12 persone»

Piatti di servizio

1. Piatto da portata («piatti da capon»), sei esemplari, H 169 – H 174

2. Piatto da portata («piatti detti [da capon] mezani»), sei esemplari, H 175 – H 177; H 322 – H 324

3. Piatto d’entremets («4 detti [piatti d’antramè] quadri»), quattro esemplari, H 329 – H 331

Piatto d’entremets («4 detti [piatti d’antramè] ritondi»), tre esemplari (su quattro), H 329 – H 331

4. Piatto da portata (detto «piatto real»), H 178

5. Zuppiera biansata con piatto («terina coperta con suo piatto»), H 350; H 180

6. Insalatiera («saliere quadre tondide»), due esemplari, H 336, H 337

7. Salsiera tonda («4 salsiere con piatti»), due esemplari, H 344, H 345

8. Salsiera ovale, due esemplari, H 342, H 343

9. Saliera a tre conche, due esemplari, H 354 – H 355

10. Oliera e acetiera («ogliera-acetera»), H 358

 

Rinfrescatoi

11. Rinfrescatoio per bottiglie («4 dette [ghiazere] per bottiglie»), due esemplari, H 348 – H 349

12. Rinfrescatoio per bottigliette («4 dette [ghiazere] per bottiglie»), due esemplari, H 346 – H 347

13. Rinfrescatoio per bicchieri («2 rinfrescatoi per bicchierini»), H 338 – H 339

14. Rinfrescatoio per bottiglie da liquore («due porta-bottiglie»), due esemplari, H 340, H 341

 

Dessert

15. Gelatiera («ghiazere grandi con loro cadino»), due esemplari, H 352, H 353

16. Servizio da caffè

Dodici tazze à litron con piattino, porcellana dipinta e dorata, H 363-H 374

 

Coperto

17. Piatto fondo («[Piatti] da zuppa»), 20 esemplari, H 200-H 219

18. Piatto piano («piatti da tovagliol»), 51 esemplari, H 220-H 260; H 316-H 321; H 523-H 526

 

Per meglio comprendere la forma e la funzione dei pezzi del servizio di porcellana »di Sassonia» può essere utile considerare le regole per lo stare in tavola tra Sette e Ottocento.

Tutta Europa stava adottando, in quegli anni, la moda francese, impostasi anche grazie all’influenza politica del paese. Ogni pranzo era composto tra tre portate principali, che potevano essere intervallate da entremets, intermezzi, portate dolci o salate.

La tavola era sormontata dal surtout, parte centrale sulla quale si disponevano sculture in marmo, porcellana o biscuit.

I «Piatti da zuppa» sono i piatti fondi, protagonisti della prima portata, di solito un potage servito nelle due zuppiere.

I «Piatti da tovagliol» sono invece i piatti piani, in gran numero perché erano cambiati ad ogni portata.

Gli otto «Piatti d’antramé», tondi e quadrati, (dal francese entremets, piatto di mezzo), servivano a portare in tavola pietanze salate o dolci che intervallavano le portate principali. Per il servizio erano previsti un certo numero di vassoi, di dimensioni differenziate («piatto real», «piatto da capon»), oltre alle due insalatiere. Olio, aceto e sale erano negli appositi contenitori; le salsiere contenevano gli intingoli per le portate di carne o di pesce.

Il dessert concludeva il pranzo, e si articolava in una sequenza di portate: i gelati e le creme erano conservati nella ghiazera scomponibile (un recipiente per il ghiaccio, una vaschetta interna estraibile per il gelato, un coperchio con incavo per il ghiaccio), le composte e la frutta.

Il caffè era servito nelle elegantissime «dodici chichere».

Le bottiglie erano conservate negli appositi rinfrescatoi di forma cilindrica; quelle da liquore erano conservate in un apposito recipiente diviso in due da una tramezza forata. Il recipiente dalla forma allungata, con i bordi frastagliati conteneva i bicchieri, appoggiati con la coppa rivolta verso l’interno.

 


Per saperne di più:
M. Olivari, Il fornimento da tavola di Luigi Tadini, in A tavola con il conte. Porcellane europee della collezione Tadini, catalogo della mostra (Lovere, 22 maggio-28 agosto 2011), Lovere 2011, pp. 39-61.
A. Perin, Il servizio “alla francese”, ivi, pp. 33-38.
T. Medici, I vetri alla tavola del conte, ivi, pp. 67-70.