Dionigi Castelli e l’Egitto. Cronaca di un viaggio di fine Ottocento

Colla diligenza propria soltanto del viaggiatore appassionato e avido di emozioni” del cremonese di nascita – ma loverese d’origine – Dionigi Castelli, racconta, tra le pagine del suo Diario il viaggio in Oriente, che si svolgerà tra il 5 gennaio e il 9 marzo del 1889 toccando in poco più di due mesi le principali città dell’Egitto, della Siria e della Palestina, mete di un “altrove” ricostruito ed educato dall’immaginario europeo del XIX secolo.

Ciò che emerge soprattutto dalla selezione delle carte del Legato – inventariate e riordinate in vista di questa mostra – è l’intenzione di consegnare un’immagine di se stesso nelle vesti di viaggiatore; una scelta, questa, che racconta interessi e gusti privati che si collocano su un piano differente rispetto a quello dell’ufficialità del personaggio pubblico, diviso tra le aule dei tribunali e gli importanti incarichi ministeriali. La mostra presenta alcuni aspetti storico-artistici e sociologici che caratterizzano l’esperienza di Dionigi Castelli nella “terra dei Faraoni” sul finire dell’Ottocento, quando ormai l’Egitto – grazie alle politiche khedievali di apertura all’Occidente e al diffuso fenomeno dell’egittomania – era diventato meta apprezzata da parte di un turismo organizzato e internazionale. Ed è proprio grazie a un tour in comitiva che Castelli affronta il viaggio.

Per l’organizzazione l’avvocato sceglie di appoggiarsi alla professionalità dell’Agenzia Chiari di Milano (fondata dal 1878), ritenuta la prima agenzia di viaggio in Italia – di cui in mostra è stato esposto, a titolo esemplificativo, anche un programma di viaggio in Oriente. Nella sezione intitolata Dionigi Castelli e l’Egitto turistico, sono esposti una selezione di biglietti pubblicitari di alberghi, menus, album-ricordo tascabili, o ancora programmi di intrattenimento raccolti da Castelli durante il viaggio. Questa tipologia di materiali, spesso ritenuta di poco valore e quindi oggetto di damnatio da parte della storia, costituisce uno degli aspetti più interessanti del Legato Castelli. Essi raccontano quali fossero gli standard per l’accoglienza dei turisti occidentali, che in Egitto, dove si andava alla ricerca di fascinazioni esotiche senza dover rinunciare, però, ai comforts della propria cultura di appartenenza.

I biglietti da visita documentano gli incontri dell’avvocato e della comitiva Chiari con personaggi italiani che all’epoca risiedevano in Egitto: il commendatore Federico Amici Bey, l’artista Giuseppe Parvis o ancora il fotografo Antonio Beato. Da quest’ultimo Dionigi Castelli acquista una serie di stampe all’albumina, che insieme a quelle di Hippolyte Arnaux e dei fratelli Zangaki – riproposte in mostra in formato digitale per necessità conservative – costituivano souvenirs di viaggio immancabili per chiunque visitasse l’Egitto, sia che le fotografie fossero caratterizzate dallo spiccato pittoricismo di pose e scenografie o che invece avessero un approccio più documentaristico, che nel caso specifico di Beato riveste anche il ruolo di preziosa testimonianza archeologica di un Egitto ormai perduto.

Proprio l’interesse di Castelli per la storia e i monumenti dell’antico Egitto – manifestata a più riprese nelle pagine del Diario – è oggetto della piccola sezione dedicata all’Egitto archeologico, che segue l’itinerario di Castelli e della comitiva Chiari dal Cairo – dove il Nostro è colpito in particolare dalla visita al Museo di Bulaq, nucleo originale per la formazione dell’attuale Museo Egizio del Cairo – fino alla Prima cateratta, risalendo il Nilo a bordo del piroscafo postale “Tan Jur”. Nei pressi della necropoli di Giza, sullo sfondo delle celebri piramidi, Castelli non manca di farsi fotografare con la comitiva Chiari (nella foto). Tra le tappe immancabili di un viaggio nella “terra dei Faraoni” troviamo però anche i siti archeologici di Karnak, Assuan con le vicine isole di Elefantina e di File, Edfu, Esna, Luxor, Dendera e infine Assiut, visitati grazie a uno specifico permesso di cui era prontamente munita la comitiva Chiari. Durante il viaggio Castelli acquista anche alcuni reperti archeologici, quali il frammento di sarcofago con raffigurazione di Ra-Horakhti, che vanno ad affiancarsi a oggetti dal valore puramente affettivo come la tavoletta in legno con incollata una sfinge stampata. Dopo l’Egitto il viaggio “di diporto” in Oriente prosegue in Siria e in Palestina, altre due mete, tra le varie, affrontate da questa poliedrica figura di borghese-viaggiatore di fine Ottocento che molto ha ancora da raccontarci.

Il Diario di Viaggio è pubblicato nella collana “I Faustini” grazie al sostegno del Circolo Amici del Tadini.

 

Dionigi Castelli e l’Egitto. Cronaca di un viaggio di fine Ottocento, a cura di S. Capponi

La mostra, allestita presso la Biblioteca Storica dell’Accademia Tadini dal 17 giugno al 30 agosto 2017, potrà essere visitata negli orari di apertura della Galleria: da martedì a sabato, ore 15.00-19.00; domenica e festivi, ore 10.00-12.00, 15.00-19.00.

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