La città di Verona vanta una forte coscienza del proprio patrimonio artistico e un’antica tradizione collezionistica, sostenuta dalla presenza di figure come Scipione Maffei, Saverio Dalla Rosa e dai professori dell’Accademia di belle arti. Il conte Luigi Tadini era legato alla città anche per ragioni familiari e spesso vi risiedeva, frequentando il vivace mercato antiquario locale. Per queste ragioni l’Accademia Tadini può vantare un importante nucleo di opere di provenienza veronese, che vanno dal Quattro al Settecento.

Alcune opere vantano provenienze prestigiose, come il bozzetto di Giandomenico Tiepolo dalla collezione del vescovo Giovanni Morosini, o i due straordinari Ritratti di monaci olivetani riferiti a Giovanni Caroto e a Domenico Brusasorzi da Santa Maria in Organo.

Dall’antica collezione della famiglia Bevilacqua provengono il Cristo in gloria di Domenico Fetti e alcuni ritratti di piccolo formato, tra i quali la Testa di donna di Bernardino India e una copia del Ritratto di Girolamo Verità di Orlando Flacco insieme ad un pregevole tavolo intagliato con piano in marmo a commesso. Le due tele con San Francesco e San Guglielmo di Domenico Brusasorzi provengono dal sacello delle Sante Teuteria e Tosca ai Santi Apostoli, accompagnate da una certificazione di Cristoforo Laffranchini che ne attesta l’antica collocazione.

I fornitori del conte Tadini sono però da cercare per lo più tra rigattieri, mercanti di stampe, doratori e altre figure come il “marangon guercio”, la “lavandara”, la “vedova Marcola”: un panorama variegato che riflette bene la situazione del mercato.

Non si conosce invece l’antica collocazione dei due capolavori della raccolta: la Madonna con il Bambino quattrocentesca di Francesco Benaglio, e la Madonna con il Bambino di Liberale da Verona, probabilmente provenienti dal mercato artistico veneziano.