La collezione

MDCCCXXVI / LITTERIS ARTIBUS NATURAE / DICATUM

La collezione della Galleria di Belle Arti dell'Accademia Tadini

L’iscrizione che si legge sullo scalone d’ingresso ricorda la data di conclusione dei lavori di costruzione dell’edificio e riassume i contenuti del palazzo, consacrato allo studio delle lettere, delle arti, delle scienze: accanto ai dipinti, alle sculture, ai disegni Luigi Tadini raccoglie porcellane, minerali, fossili e animali tassidermizzati.

La stessa varietà di interessi si riflette nei volumi raccolti nella Biblioteca, che comprendono opere di letteratura, filosofia, teatro, storia, letteratura di viaggio e scienze naturali.

Cuore della raccolta sono le opere di Antonio Canova, con il quale il conte Tadini ha un rapporto privilegiato testimoniato dalla fitta corrispondenza. Questo rapporto di amicizia testimoniato dalla presenza di due opere donate dallo scultore – un bozzetto, La Religione, di una scultura in marmo, la Stele Tadini – e di uno scelto nucleo di incisioni, fanno dell’Accademia Tadini “uno dei santuari, forse il più significativo con Brera, del culto di Canova in Lombardia” (Fernando Mazzocca).

Il “primato della scultura” è sottolineato dal rapporto di Luigi Tadini con Giovanni Maria Benzoni, che avvia la propria formazione presso l’Accademia Tadini e si affermerà come uno dei principali interpreti della scultura italiana dell’Ottocento.

Ma sono soprattutto gli oggetti acquistati durante i viaggi, come la raccolta di antichità, i biscuits o le porcellane di Meissen, di Sevres, di Capodimonte che consentono di approfondire la conoscenza del gusto neoclassico.

È lo stesso conte Tadini a raccontarci come si forma la raccolta di dipinti:

“Qualche bel quadro avevo nelle mie case di Verona e campagna ma per far molti acquisti in questo genere, fu la soppressione di tanti monasteri e chiese, ed i bisogni di tante antiche famiglie, per cui si sono venduti dei capi d’opera a pochissimo prezzo nelle pubbliche aste.”

I nuclei fondamentali riguardano le opere d’arte raccolte a Crema, i dipinti di scuola veronese tra ‘400 e ‘700 e i capolavori del rinascimento veneziano e veneto, con opere di Jacopo Bellini, Antonio e Bartolomeo Vivarini, Girolamo da Treviso.

A integrare questo nucleo saranno gli scambi mirati con altri collezionisti, come Luigi Malaspina di Sannazzaro, Giuseppe Sigismondo Ala Ponzone, consulenti, conoscitori e restauratori.

Quale ordine dare alla collezione? Le grandi Pinacoteche Nazionali del regno d’Italia, associate alle Accademie (a Venezia, Bologna, Milano) offrono un modello al quale ispirarsi. I collezionisti più accorti erano persino in grado di disporre i dipinti nelle sale in ordine cronologico, aiutati dalle pagine della Storia pittorica dell’abate Luigi Lanzi, ma l’esposizione delle opere era spesso regolata da criteri di gusto personale. A Lovere la collezione, che comprendeva oltre 400 dipinti, era esposta al pubblico nelle sale del palazzo. Come spesso accadeva nelle quadrerie antiche, le opere erano disposte su più file, inquadrate dalle semplici cornici di gusto neoclassico fatte costruire per ospitare la raccolta.

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