Autore: Giacomo Ceruti (Milano, 1698-1767)

Data: 1737 circa

Tecnica e supporto: olio su tela

Dimensioni: 90x70 cm

Inventario: P 480, Legato Francesco Zitti, 1953

Presentato di tre quarti, con il busto leggermente ruotato, l’uomo stringe tra le mani una brocca piena di vino appoggiata su un ripiano e guarda lo spettatore accennando un sorriso beffardo. Il protagonista indossa una casacca marrone, una camicia bianca sbottonata e porta sul capo un curioso turbante di seta bianco con striature azzurre.

Il dipinto è ricordato per la prima volta nella casa di Felice Zitti a Lovere nel 1912 come opera di Fra’ Galgario, (1828-1912). Il nome di Giacomo Ceruti è stato suggerito per la prima volta dal restauratore bergamasco Mauro Peliccioli nel 1928 e in seguito è stato accolto in tutti gli studi successivi.

Nel volto del personaggio ritratto si nota una ricerca di adesione al vero nella rappresentazione dei tratti fisionomici e degli aspetti psicologici del personaggio che rendono difficile capire ci troviamo di fronte a un ritratto (spesso identificato come ritratto di un oste) o a un dipinto di genere. L’opera della collezione Zitti è forse uno dei casi più emblematici di quell’orientamento che si riscontra nella pittura di Fra’ Galgario e Ceruti per la loro predisposizione a riprendere i propri modelli dalla realtà anche per la pittura di genere e che di conseguenza rende talvolta ambigua la distinzione tra i due ambiti.

Il Ritratto è stato realizzato verso la fine degli anni Trenta del Settecento, quando il pittore è impegnato nell’esecuzione del Battesimo di Santa Giustina (1737-1738) per la Basilica di Sant’Antonio a Padova (1737-1738). In quegli anni si manifesta nelle opere del Ceruti una forte attenzione per la pittura veneta che segnerà in maniera sempre più marcata il suo percorso successivo. La materia pittorica appare più ricca nella tela dell’Accademia Tadini rispetto alla stesura magra a larghe campiture del primo periodo bresciano. La carnosità della mani è molto simile a quella dei personaggi della pala padovana, e il turbante di seta bianco striato di un luminoso azzurro chiaro esibisce raffinatezze che si ritrovano nella tela dipinta per la basilica del santo di Padova e nel Fumatore in costume orientale.


Per saperne di più:

R. Longhi, I pittori della realtà, catalogo della mostra (Milano, Palazzo Reale, aprile-luglio 1953), a cura di R. Longhi, R. Cipriani, G. Testori, Milano 1953, p. 69, n. 127.

G. Testori, Il Ghislandi, il Ceruti e i veneti, in «Paragone», 255, 1071, pp. 75-80, p. 28.

M. Gregori, Giacomo Ceruti, Milano 1982, pp. 38, 75-76, 452, n. 125.

F. Frangi, in Giacomo Ceruti Il Pitocchetto, catalogo della mostra (Brescia, Monastero di Santa Giulia, 13 giugno – 31 ottobre 1987), a cura di B. Passamani, Milano 1987, p. 185, n. 54.

A. Morandotti, in Giacomo Ceruti. Popolo e Nobiltà alla vigilia dell’età dei Lumi, catalogo della mostra (Milano, Robilant+Voena, 30 ottobre-13 dicembre 2013), a cura di F. Frangi, A. Morandotti, Milano 2013, p. 60

M. Fiori, in La realtà dello sguardo. Ritratti di Giacomo Ceruti in Valle Camonica M. Fiori, in La realtà dello sguardo. Ritratti di Giacomo Ceruti in Valle Camonica, catalogo della mostra, (Breno, Museo Camuno – Camus, 16 settembre 2017-2 gennaio 2018), a cura di F. Piazza, Milano 2017, pp. 54-55 scheda 9.

Maria Fiori