Ritratto del monaco olivetano Bartolomeo de Martini

Autore: Giovanni Caroto (Verona, 1488 - Verona, tra il 1563 e il 1566)

Data: 1534-1537 circa

Tecnica e supporto: olio su tela (trasporto da tavola)

Dimensioni: 58x46 cm

Inventario: P 83

“118. Busto intero rappresentante un monaco olivetano col cappuccio in testa. Nella mano destra tiene un rotolo di carta in cui scorgesi descritta una figura di matematica, il che caraterizza il monaco professore in tali discipline. Opera di Francesco Moroni pittore veronese che morì circa il 1559: questo ritratto esisteva nel Monastero di S. Maria in Organis di Verona. ”

Luigi Tadini, Descrizione generale dello Stabilimento dedicato alle Belle Arti in Lovere dal Conte Luigi Tadini cremasco, Milano 1828.

Il personaggio ritratto è identificato da una scritta latina in capitale come Bartolomeo Martini, abate del monastero olivetano di Santa Maria in Organo dal 1534 al 1537, dal 1549 al 1551, dal 1556 al 1559 e dal 1563 al 1565 e morto nel 1567 (Biancolini 1749, pp. 313-314); il foglio che stringe in pugno lo accredita come matematico (Rognini 2007; Vinco 2017).

Il conte Tadini acquista il dipinto a Verona nel 1808 con un riferimento a Francesco Morone insieme con il Ritratto di monaco olivetano attribuito a Domenico Brusasorzi (attribuzione questa poi rivelatosi corretta) attraverso la mediazione di un religioso, indicato come padre Da Prato (Albertario 2012). Anche se non esplicitamente indicati, è possibile che i dipinti fossero tra i ritratti di monaci olivetani descritti nel Catastico delle pitture e scolture esistenti nelle chiese e luoghi pubblici situati in Verona da Saverio Dalla Rosa (1803-1804, ed. cons. a cura di S. Marinelli, P. Rigoli, Verona 1996, pp. 191, 331) nel monastero e nel noviziato di Santa Maria in Organo: «Bella testa di vecchio monaco, e retratto d’uno della famiglia Rambaldi d’Incerto. Altri 12 retratti buoni, tra li molti che vi sono di abbati, e monaci. Parte del buon secolo di varj autori» . La provenienza dal monastero olivetano veronese è dichiarata anche dal conte Tadini nella descrizione del dipinto («Busto di monaco olivetano con il cappuccio in testa» , Tadini 1828, p. 26), in cui non si sofferma sull’iscrizione, che verrà rilevata per la prima volta nel Catalogo del 1929 (Scalzi 1929, p. 58: «F. P. Barth. De Martinis Veronensis»).

Il dipinto è dominato dalla stereometrica resa dell’abito monastico che avvolge la figura, posta di fronte a un semplice drappo verde: dalla cocolla emerge la testa tonsurata di un giovane monaco, carica di energia nella vivezza dello sguardo chiaro, ancora potente nonostante i gravi danni del tempo sull’opera, impoverita e irrigidita da restauri e ridipinture, che hanno offuscato i sottili trapassi cromatici delle ombre azzurre sul saio bianco.

Proprio la forte attenzione alla resa dei volumi e l’essenzialità della composizione hanno suggerito di spostare l’attribuzione dell’opera su Giovanni Caroto su cui concordano gli studi più recenti (Rognini 2007, p. 17, fig. 59, Peretti 2010, Guzzo 2017, p. 121), dopo le prime proposte in direzione di Francesco Morone, avanzata dal conte Tadini e mantenuta da Avena 1907, p. 85, e di Paolo Morando, detto Cavazzola (Verona 1485/1488-1522), che viene registrata da Luciano Gallina (Gallina 1957, p. 21) e nelle successive guide (Scalzi 1969, n. 83 e 2000, p. 37). Gustavo Frizzoni aveva invece preferito lasciare l’opera nell’anonimato, seguito da Scalzi 1929.

Figlio di Pietro da Caravaggio e fratello minore di Giovanni Francesco, Giovanni Caroto – come del resto Morone, Cavazzola e il fratello Giovan Francesco, cui Vinco propone di attribuire il dipinto (Vinco 2017, p. 116)- peraltro aveva lavorato ripetutamente per gli Olivetani di Santa Maria in Organo e proprio ai ritratti degli esponenti illustri dell’ordine e degli abati: Giorgio Vasari ricorda il ritratto dell’abate e generale dell’Ordine Cipriano Cipriani, donatogli dal pittore e utilizzato come modello per la rappresentazione del religioso veronese nella Cena di san Gregorio Magno in San Michele in Bosco a Bologna (1540; Plebani 2012, p. 91).

Giovanni Caroto affianca all’attività pittorica (di cui resta un catalogo assai ridotto) quella di disegnatore: particolarmente rilevante la sua attività di illustratore degli antichi monumenti di Verona per il testo di Torello Saraina De origine et amplitudine civitatis Veronae, esaltata anche da Giorgio Vasari.  Dell’album il conte Tadini possedeva un’edizione settecentesca, tuttora conservata nella Biblioteca storica (Antichità di Verona disegnate da Giovanni Caroto pittor veronese. Nuovamente date in luce. In Verona: nella stamperia de’ Fratelli Merlo, 1764. ATL.G.V.30).

Monica Ibsen


Per saperne di più:

G.B. Biancolini, Notizie storiche delle chiese di Verona, I, Verona 1749, pp. 313-314.

L. Tadini, Descrizione generale dello stabilimento dedicato alle belle arti in Lovere dal conte Luigi Tadini cremasco, Milano 1828, p. 26 n. 118

A. Avena, L’istituzione del Museo Civico di Verona. Cronistoria artistica degli anni 1797-1865, “Madonna Verona”, 1907, pp. 84-85 n. 5.

E. Scalzi, Catalogo dei quadri della Galleria Tadini, Lovere 1929, p. 58 n. 83.

L. Gallina, L’Accademia Tadini in Lovere, Bergamo 1957, p. 21.

M.T. Franco Fiorio, Giovan Francesco Caroto, Verona 1971, pp. 95-96 cat. 38, figg. 61-66

E.A. Safarik, Caroto, Giovanni, in Dizionario Biografico degli Italiani, volume 20, Roma 1977, pp. 563-564.

G.A. Scalzi, Galleria Tadini. Guida, Lovere (BG) 1992, p. 17 n. 83.

G.A. Scalzi, Dieci anni di restauri, in I restauri del Tadini, Rovetta (BG) 2000, pp. 18-41, a p. 37.

L. Rognini, La sagrestia di Santa Maria in Organo. Le vicende storiche e artistiche della più bella sagrestia che fusse in tutta l’Italia, Caselle di Sommacampagna (Verona) 2007, p. 54 fig. 59.

G. Peretti, in Museo di Castelvecchio. Catalogo generale dei dipinti e delle miniature delle collezioni civiche veronesi. I. Dalla fine del X all’inizio del XVI secolo, Milano 2010, pp. 408-409 cat. 307.

M. Albertario, “Darò notizie della mia Galleria”. Le raccolte del conte Luigi Tadini, in Musei nell’Ottocento. Alle origini delle collezioni pubbliche lombarde, Torino 2012, p. 39.

P. Plebani, Verona e gli artisti veronesi nelle “Vite” di Giorgio Vasari, Milano 2012, pp. 91-92.

A. Zamperini, I Caroto e Fra Giovanni da Verona, in Le Vite dei Veronesi di Giorgio Vasari. Un’edizione critica, a cura di M. Molteni, P. Artoni, Treviso 2013, pp. 69-83.

E.M. Guzzo, Cipriano Cipriani e gli altri. Ritratti di Olivetani nel Rinascimento veronese, in Cipriano Cipriani: abate olivetano veronese del Rinascimento, a cura di M. Agostini, G. Baldissin Molli, Saonara (Padova) 2017, pp. 117-122.

M. Vinco, Gli abati Antonio Rolandi Polfranceschi e Cipriano Cipriani committenti di Francesco Morone e Girolamo Dai Libri, in Cipriano Cipriani: abate olivetano veronese del Rinascimento, a cura di M. Agostini, G. Baldissin Molli, Saonara (Padova) 2017, pp. 107-116.

A. Zamperini, in Giovan Francesco Caroto (1480 circa – 1555), a cura di F. Rossi, G. Peretti, E. Rossetti, Cinisello Balsamo 2020, pp. 174-175 scheda 38.

Il restauro, condotto da Roberta Grazioli, è stato offerto dal Circolo Amici del Tadini.

Il restauro del Ritratto del monaco olivetano Bartolomeo de Martini eseguito da Roberta Grazioli è stato offerto da:

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