Autore: Antonio Guadagnini (Esine, 1817 - Arzago d'Adda, 1900)

Data: 1861-1865

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Inventario:

L’antica dimora dei marchesi Crescenzi a Sovere, sorta a margine dell’antico abitato e acquistata sul principio degli anni Sessanta dalla famiglia Silvestri, è completamente rinnovata e trasformata per volontà di Gerolamo Silvestri, imprenditore e patriota, in un edificio di gusto tardo-neoclassico. La decorazione è affidata ad Antonio Guadagnini (Esine, 1817 – Arzago d’Adda, 1900; Antonio Guadagnini 1991), allievo di Diotti presso l’Accademia Carrara, e poi allievo e collaboratore del bergamasco Enrico Scuri all’Accademia Carrara. Ammiratore di Francesco Hayez come risulta dalle sue lettere, Antonio Guadagnini interpreta con un linguaggio purista di matrice classicheggiante le esigenze della committenza.

La dedicazione del palazzo alle sorti d’Italia, suggerita dalla data 1861 riportata a mosaico in corrispondenza dello scalone, è ribadita dall’iscrizione «Fausto al destino d’Italia i fratelli Silvestri qual frutto di loro fatiche tributarono». Il 18 febbraio 1861 si era riunito il primo Parlamento e il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II era acclamato re d’Italia: l’evento è richiamato dalla decorazione della volta dello scalone (nella fotografia), dove l’Italia con la corona turrita trionfa tra la Fortezza (che indica l’orizzonte) e la Prudenza, che mostra una carta geografica dalla quale risultano ben evidenti l’assenza di Roma e Venezia. Ai suoi piedi, due putti mostrano un ovale con il ritratto del sovrano. E’ questo il riferimento politico più denso e pregnante, ma nella galleria al secondo piano l’immagine di Cesare che passa il Rubicone, allegoria della necessità di una conquista di Roma, messo in rapporto con una immagine di Garibaldi che viene di solito interpretata come lo sbarco a Marsala, ma che per ragioni iconografiche potrebbe forse essere Garibaldi che sbarca in Calabria il 19 agosto 1860.

Nell’attiguo salone la gloria d’Italia è raccontata attraverso un ciclo che vede trionfare, sulla volta, le arti mentre un genio innalza il tricolore; nelle lunette pittura, scultura, architettura e letteratura sono celebrate attraverso le figure di Raffaello, Canova, Michelangelo e Tasso; a Leonardo – “santo patrono” degli ingegneri – era invece dedicata una scultura in marmo, il cui autore va probabilmente cercato in ambito milanese. A questo clima, ma con più precise declinazioni politiche, si allinea anche la figura di Dante, protagonista dell’affresco sulla volta del salottino (sull’importanza del poeta e, in generale, sulle celebrazioni dei centenari cfr. Dionisotti 1966; Corsi 1994; Irace 2003).

Il tema del progresso e delle nuove possibilità offerte dall’Unità è espresso dagli altri affreschi: L’aurora sveglia puttini immediatamente impegnati nello studio e nel lavoro, fugando le tenebre dell’oscurantismo, o Minerva che favorisce l’Unione e l’abbondanza; particolare importanza assume però l’immagine del Commercio (strappato e trasportato presso il Municipio) con Mercurio in volo in un paesaggio roccioso solcato da un ponte che richiama quello costruito sulla laguna veneta (inaugurato l’11 gennaio 1846), lungo 3600 metri e sostenuto da 222 archi sul quale passa un treno: chiaro riferimento all’attività di Gerolamo Silvestri.

Marco Albertario