Natura morte con fiori e frutta

Sopra, il cat. P 327; sotto, dall’alto, P 328 e P 329

Autore: Antonio Gianlisi junior (Rizzolo 1677 - Cremona 1727) e Antonio Gianlisi senior (Ponte dell'Olio 1655 - Crema 1713)

Data: 1695-1710 circa

Tecnica e supporto: olio su tela

Dimensioni: 178 x 230 cm

Inventario: P 327

“95. 96. 97. Tre quadri rappresentanti fiori e frutti del prete Evarisco Barcellis di Bergamo.”

Luigi Tadini, Descrizione generale dello Stabilimento dedicato alle Belle Arti in Lovere dal Conte Luigi Tadini cremasco, Milano 1828.

Il dipinto, insieme ad altre due tele di formato minore dipinti (P 328, 147 x 160 cm; P 329, 147 x 169 cm) raffigura elaborate composizioni di fiori, frutta e oggetti vari disposte su tappeti dai preziosi ricami e dalle frange dorate industriosamente posizionati. Pesanti tendaggi di broccato, come un sipario teatrale, svelano l’artificioso primo piano, il cui spazio, quasi saturo di cose, si apre in una fuga prospettica che conduce verso brani paesaggistici. L’opulenza della rappresentazione è accentuata dalla scelta dei tessuti sfarzosi e dall’oggettistica ricercata: nei quadri sono presenti scrigni, cofanetti, un orologio, una cassettiera, e non mancano anche alcuni uccellini e un pappagallo.

Le tele sono probabilmente da ricondurre al nucleo originario della collezione del conte Tadini, evocato nel generico accenno a «qualche bel quadro di famiglia» e da ritenersi provenienti dal palazzo cremasco, considerata la presenza dello stemma in una delle tre (P 329).

La vicenda critica delle opere è complessa. Nelle prime Guide dell’Accademia (Tadini 1828, p. 22; Id 1837, p. 27) i dipinti sono riferiti ad un enigmatico «prete Evarisco Barcellis di Bergamo», indicazione perpetratasi nel tempo (Catalogo 1903, p. 36) sino al chiarimento dell’errore di scrittura, intendendosi Evaristo Baschenis, da parte di Enrico Scalzi (1929, p. 121). In quell’occasione Scalzi spostava anche l’attribuzione dei dipinti a Giacomo Desti, assegnandogli erroneamente il curioso epiteto di “Cardellino”, coniato per la presenza del piccolo volatile nelle opere ed interpretato come una firma; notizie poi riprese anche da Bombelli (1957, pp. 147-149). In un momento in cui non erano ancora chiari gli estremi cronologici della vita del pittore, tale ascrizione condizionoÃÄ per lungo tempo gli studi, sia sul fronte di una corretta lettura delle tele che per la distinzione tra i diversi artisti cremaschi. Luigi Salerno (1984, pp. 370, 403) è il primo ad assegnare i quadri ad Antonio Gianlisi junior, un parere condiviso da Morandotti (1989, p. 284) e successivamente da Zanardi (1991, p. 247) nell’occasione della cornice espositiva della mostra “Settecento lombardo” in cui figurava uno dei dipinti (P 328). Nonostante le ripetute conferme don Gino Scalzi accettò con riserva l’attribuzione, proponendola in alternativa alla più classica ascrizione a Giacomo Desti (1992, p. 71). √à infatti con quest’ultimo nome che i dipinti vengono presentati a Federico Zeri (lettera del 25 marzo 1997), in risposta all’interesse avanzato dal critico verso il genere della natura morta. Proprio l’acerbo stato degli studi sui pittori cremaschi in questione deve aver contribuito a trarre in inganno Zeri, che confermò il nome di Giacomo Desti (lettera del 12 aprile 1997) sebbene egli stesso – indirettamente – si sarebbe ricreduto, collocando il materiale fotografico in una cartella di immagini da ricondurre oggi in larga parte a Gianlisi (Fototeca Zeri, inv. 162747, inv. 162746, inv. 162745).

Gianluca e Ulisse Bocchi (Naturaliter 1998) e Licia Carubelli (2000, pp. 227-235) hanno svolto di recente una sistematica operazione di riordino delle fisionomie dei pittori lombardi di uve, riconducendo l’attivitaÃÄ del Desti (1723-1792) ad un arco cronologico successivo ai Gianlisi, ma evidenziandone peraltro il forte carattere imitativo dello stile gianlisiano. In seguito al reperimento di nuova documentazione riguardante Antonio junior è stato ipotizzato (Bocchi, Bocchi 2009a, p. 219) un possibile arco temporale di realizzazione delle tele Tadini essendo queste eseguite con tutta probabilità a Crema quando il pittore venne convocato dal padre nel 1695 per ottemperare alle richieste del patriziato locale e prima del trasferimento definitivo a Cremona avvenuto dopo quindici anni, un periodo questo comunque intervallato da diversi viaggi. Raccogliendo un’intuizione di Licia Carubelli ed in seguito ad un esame della tecnica pittorica di padre e figlio i Bocchi (2009b, p. 237, 2014, pp. 26, 30) hanno anche precisato che le tre nature morte, unitamente ad altri esempi, sono il frutto della collaborazione tra i due discendenti. Ad Antonio junior spetterebbe la concezione generale della scena con i caratteristici tappeti, mentre Antonio senior sarebbe intervenuto con l’inserimento delle composizioni d’uva connotate da una tavolozza cromatica più scura, corposa e meno trasparente rispetto a quelle realizzate dal figlio. Al padre è anche da imputare l’aggiunta del cardellino nei dipinti, a lui è infatti da ricondurre l’epiteto erroneamente assegnato al Desti.

Al gruppo di tele Tadini, come già ravvisato dalla critica, sono da accostare i dipinti del Museo di Cremona e quelli della Fondazione Miniscalchi Erizzo di Verona.

Giulia Donina


Per saperne di più:

L. Tadini, Descrizione generale dello Stabilimento dedicato alle Belle Arti in Lovere dal Conte Luigi Tadini cremasco, Milano 1828, p. 22 n. 95, 96, 97.

L, Tadini, Descrizione generale dello stabilimento dedicato alle belle arti in Lovere dal conte Luigi Tadini cremasco, Bergamo 1837, p. 27 n. 95, 96, 97.

Catalogo della Galleria Tadini, Lovere 1903, p. 36.

E. Scalzi, Accademia di Belle Arti Tadini. Catalogo dei quadri esistenti nella Pinacoteca con note illustrative, Lovere 1929, p. 121.

A. Bombelli, I pittori cremaschi. Dal 1400 ad oggi, Milano 1957, pp. 147-149.

A. Morandotti, in La natura morta in Italia, Milano 1989, p. 284.

A. Zanardi, in Settecento lombardo, catalogo della mostra (Milano, Palazzo Reale, Museo della Fabbrica del Duomo, 1° febbraio – 28 aprile 1991), a cura di Rossana Bossaglia e Valerio Terraroli, Milano 1991, p. 247.

E. Scalzi, Guida alla Galleria Tadini, vol. 2, Guida, Lovere 1992, II, p. 71.

Naturaliter. Nuovi contributi alla natura morta in Italia settentrionale e Toscana tra XVII e XVIII secolo, a cura di Gianluca e Ulisse Bocchi, Casalmaggiore 1998, pp. 157, 174.

L. Carubelli, La natura morta del Settecento nel territorio cremasco: Giacomo Desti o Antonio Gianlisi?, in Arte Lombarda del secondo millennio. Saggi in onore di Gian Alberto Dell’Acqua, a cura di Francesca Flores D’Arcais, Mariolina Olivari, Luisa Tognoli Bardin, Milano 2000, pp. 227-235.

G. Bocchi, U. Bocchi, La cronistoria del vero Cardellino, in Id, Giacomo Desti. Un pittore eclettico nelle Crema del Settecento. Con contributi di Gianluca e Ulisse Bocchi sulla natura morta dei Gianlisi, Crema 2009, p. 219, (cit. 2009a)

G. Bocchi, U. Bocchi, Una nuova e definitiva prova per il riconoscimento di Antonio Gianlisi senior detto il Cardellino (Ponte dell’Olio 1655 – Crema 1713), in Licia Carubelli, Giacomo Desti. Un pittore eclettico nelle Crema del Settecento. Con contributi di Gianluca e Ulisse Bocchi sulla natura morta dei Gianlisi, Crema 2009, pp. 225-256, (2009b).

G. Bocchi, U. Bocchi, L’arte pittorica di Antonio Gianlisi Senior detto il Cardellino, in «Strenna piacentina», 2014, pp. 26, 30.

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