Autore: Tommaso Grossi

Data: Milano: coi tipi Borroni e Scotti, 1840

Tecnica e supporto:

Dimensioni: in ottavo

Inventario: donato in occasione della mostra

In una lettera del 29 gennaio 1821, Alessandro Manzoni informava Claude Fauriel circa il proposito dell’amico Tommaso Grossi “de peindre une époque par le moyen d’une fable de son invention, à peu près comme dans Ivanhoe”, riconducendo l’idea originaria dei Lombardi alla prima Crociata a quel binomio storia-invenzione già sperimentato da Scott. In realtà, Grossi avrebbe poi percorso una strada diversa interrogandosi sui possibili modi per rivisitare il poema epico in chiave moderna. Ma l’influenza dello scrittore scozzese, insieme a quella di Manzoni (dedicatario dell’opera), sarebbe tornata a farsi sentire con più forza alcuni anni dopo – questa volta nella forma del romanzo – durante la stesura del Marco Visconti, pubblicato per la prima volta nel 1834, presso l’editore Ferrario e di nuovo nel 1840 per Borroni e Scotti.

Il romanzo racconta l’amore impossibile tra Bice del Balzo e Ottorino Visconti sullo sfondo della Lombardia del Trecento, tra Limonta, sul Lago di Como, Milano e il castello di Rosate: Grossi attinge all’Ivanhoe e alla Sposa promessa di Lammermoor per rievocare passioni amorose, prodezze cavalleresche, emozioni contrastanti, sempre insaporite di colore locale e rese ancora più credibili da un largo repertorio di arredi e costumi.

La prima edizione del romanzo vanta un’antiporta con la Morte di Arrigozzo, incisa da Gaetano Bonatti su disegno di Massimo d’Azeglio, allora protagonista della ribalta artistica milanese grazie ai suoi paesaggi ‘istoriati’ e al sensazionale matrimonio con Giulietta, prima figlia di Manzoni. Di certo l’idea del disegno nacque in quegli anni di comune frequentazione della casa del grande scrittore – dove Grossi visse fino al 1836 -, e soprattutto dall’interesse di d’Azeglio per il romanzo, uscito solo un anno dopo il suo Ettore Fieramosca (1833) e che egli ricorda come “il miglior libro italiano, frutto dell’erudizione e della fantasia”, ma “lasciando sempre in disparte i Promessi Sposi”. Anche i lettori non avevano tardato a collocarlo tra i migliori romanzi del tempo e, da spettatori impotenti davanti alla terribile tempesta, piansero insieme al vecchio barcaiolo Michele la morte del figlio Arrigozzo. Il suo corpo adagiato sulla pietra, con un braccio “che cadea penzoloni”, mimava un gesto codificato in arte fin dai tempi antichi per indicare un corpo senza vita (dal Sarcofago di Meleagro, alla Deposizione di Caravaggio, fino alla Morte di Marat di David), un gesto che Grossi non aveva esitato a tradurre in letteratura con un procedimento inverso a quello dell’illustrazione e del quale d’Azeglio aveva prontamente colto tutta la drammaticità del significato.

Solo pochi anni dopo, nel 1840, il libro si presentava in una nuova e ben più raffinata veste editoriale, a partire dal frontespizio occupato da una stupenda architettura gotica che riquadra un breve paesaggio di lago, cui seguono le tavole illustrate, tutte racchiuse in cornici variamente decorate a contorno con motivi floreali e architettonici, ispirate ai modelli francesi, come quelli che si potevano trovare numerosi nella biblioteca di Teresa Borri Stampa, seconda moglie di Manzoni.

Oltre al disegno di d’Azeglio, spostato dall’antiporta al capitolo corrispondente, e a quello da Francesco Gonin, il corredo illustrativo comprendeva diciotto tavole ricavate dalle litografie di Roberto Focosi (1838), già autore tra il 1828 e il 1830 di una fortunata serie tratta dai Promessi sposi, e inoltre la traduzione all’acquaforte di due dipinti, entrambi esposti nel 1838 all’Accademia di Brera, Bice del Balzo ritrovata da Marco Visconti di Francesco Hayez e Bice del Balzo rivede per l’ultima volta Ottorino di Giovanni Servi. Ma se Focosi disegna una serie di immagini piacevoli, di grande valore scenico, e Servi si fa apprezzare dalla critica per la puntuale adesione al testo, il quadro di Hayez suggerisce al lettore una ben più profonda riflessione sul rapporto tra parola e immagine, attraverso una superba interpretazione delle espressioni e dei sentimenti dei personaggi, dalla disperazione di Marco Visconti, allo sfinimento di Bice, fino alla pietà dello scudiero. Sulle pagine dell’Album dell’esposizione di Brera, recensendo il quadro, era stato Antonio Piazza a ribadire il valore esemplare in direzione idealmente politica delle arti sorelle della letteratura e della pittura, che “danno, con un romanzo storico, prove novelle, e non ultime certamente, di lor crescente progresso nella patria invidiata di Dante e di Raffaello”.

Elena Lissoni
SImone SIgnaroli


Per saperne di più:

A. Piazza, Bice ritrovata da Marco Visconti, dipinto del professore Francesco Hayez, in “Album Esposizione di Belle Arti in Milano nell’anno MDCCCXXXVIII”, II (1838), pp. 55-66.

M. d’Azeglio, I miei ricordi, Firenze 1867.

M. Barenghi, Marco Visconti fra Manzoni e Scott, «Acme», XL (1987), pp. 17-32.

G. Bardazzi, Tommaso Grossi tra storiografia e modelli scottiani, in Romanzo storico e romanticismo (Quaderni del seminario di Filologia francese, 4), Pisa 1996, pp. 123 – 144.

Tommaso Grossi. Carteggio 1816-1853, a cura di A. Sargenti, Milano 2005.

A sinistra, dall’alto:

Frontespizio di: Marco Visconti/ Storia del Trecento/ cavata dalle cronache di quel secolo/ e raccontata/ da/ Tommaso Grossi/seconda edizione/ Milano/ coi tipi Borroni e Scotti/ a spese degli editori/MDCCCXXXX

Gaetano Bonatti (Bassano del Grappa, 1802 – attivo a Milano nella prima metà del sec XIX) su disegno di Roberto Focosi (Milano, 1806 – 1862)

Frontespizio,  [1838] 1840

incisione a bulino su rame

In alto, sotto le figure: “BICE”; “M. VISCONTI”; “OTTORINO V. TI”; MARCO VISCONTI/ STORIA DEL TRECENTO/ CAVATA DALLE CRONACHE DI QUEL SECOLO/ E RACCONTATA/ DA/ TOMMASO GROSSI/SECONDA EDIZIONE”; sotto il paesaggio: “LIMONTA”; più sotto: “MILANO/ COI TIPI BORRONI E SCOTTI/ A SPESE DEGLI EDITORI/MDCCCXXXX”; nel margine a sinistra “R. Focosi dis”; al centro “Zanaboni impresse”; a destra “Gaet. Bonatti. inc.”; a inchiostro: “Avv.to Olivieri Lorenzo”

Tavola IV di: Marco Visconti/ Storia del Trecento/ cavata dalle cronache di quel secolo/ e raccontata/ da/ Tommaso Grossi/seconda edizione/ Milano/ coi tipi Borroni e Scotti/ a spese degli editori/MDCCCXXXX

Gaetano Bonatti (Bassano del Grappa, 1802 – attivo a Milano nella prima metà del sec XIX) da Massimo D’Azeglio (Torino, 1798 – 1866)

Naufragio e morte di Arrigozzo, [1834] 1840

incisione a bulino su rame

In alto, a sinistra “Tav. IV”; nel margine al centro “Adagiò sulla pietra il corpo del figlio…”; più sotto a destra “Cap. V”; fuori dalla cornice: “Massimo D’Azeglio inv.”; a destra “G. no Bonatti inc

 

Tavola XIX di: Marco Visconti/ Storia del Trecento/ cavata dalle cronache di quel secolo/ e raccontata/ da/ Tommaso Grossi/seconda edizione/ Milano/ coi tipi Borroni e Scotti/ a spese degli editori/MDCCCXXXX

Gaetano Bonatti (Bassano del Grappa, 1802 – attivo a Milano nella prima metà del sec XIX) su disegno di Roberto Focosi (Milano, 1806 – 1862)

incisione a bulino su rame

In alto, a sinistra “Tav. XIX”; nel margine al centro “Al suono di quelle parole, la sposa d’Ottorino/cadde come morta, in braccio all’ancella, ….”; più sotto a sinistra “Marco Visconti” a destra “Cap. XXVII”; fuori dalla cornice: “R. Focosi dis.”; a destra “Gaet. o Bonatti. inc.”

 

Tavola XXII di: Marco Visconti/ Storia del Trecento/ cavata dalle cronache di quel secolo/ e raccontata/ da/ Tommaso Grossi/seconda edizione/ Milano/ coi tipi Borroni e Scotti/ a spese degli editori/MDCCCXXXX

Gaetano Bonatti (Bassano del Grappa, 1802 – attivo a Milano nella prima metà del sec XIX) da Francesco Hayez (Venezia, 1791 – Milano, 1882)

Bice ritrovata da Marco Visconti nel castello di Rosate, [1838]1840

incisione a bulino su rame

In alto, a sinistra “Tav. XXII”; nel margine al centro “Così seguitando a lato a lato la fanciulla, perven/ ne fino in capo alla scala…”; più sotto a sinistra “marco Visconti” a destra “Cap. XXI”; fuori dalla cornice: “Hayez dipin.”; a destra “G. no Bonatti. dis. e inc.”