Autore: Jacopo Bellini

Data: 1450 circa

Tecnica e supporto: Tempera su tavola trasportata su tela

Dimensioni: 110,5 × 69,7 cm

Inventario: P 27

La prima possibile menzione a stampa colloca questo dipinto prima del 1808 nel parlatorio delle monache del convento di Santa Maria degli Angeli a Murano, e già il 10 aprile 1812 il conte Luigi Tadini ne era proprietario. Nel primo catalogo a stampa delle raccolte Tadini, quando erano oramai giunte a Lovere, è riportata una provenienza dell’opera dal convento veneziano del Corpus Domini che andrebbe in conflitto con quella muranese, anche se nel Corpus Domini erano confluite, intorno al 1808-1809, molte opere provenienti da altri conventi già soppressi.

Tra 1857 e 1866 la Madonna Tadini subisce un primo restauro per mano di Giuseppe Rillosi di Bergamo, che ha aggiunto lo sfondo color petrolio rimosso, come si vedrà, in occasione del recente restauro. Mentre nel 1900 l’opera è restaurata da Luigi Cavenaghi, che esegue anche il trasporto da tavola a tela. Nel 1901 viene eseguita una nuova cornice da Giovacchino Corsi copiandola da quella, con ogni probabilità originale, della Madonna di Jacopo Bellini delle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Nel corso del Novecento l’opera è esposta diverse volte in Europa come rappresentativa dell’artista, e la sua datazione è oscillata tra anni Quaranta del Quattrocento ai pieni anni Cinquanta.

Il restauro effettuato nel 2017 da Roberta Grazioli ha cambiato radicalmente la nostra percezione del dipinto: lo sfondo scuro è stato rimosso e ha rivelato tracce di un’originaria tonalità di azzurro chiaro, come quella di un cielo terso. Così, la mole della Madonna si staglia più netta e monumentale, creando un effetto ancora più potente e adatto per una visione da lontano.

La Madonna Tadini è da considerare un momento di svolta nell’attività pittorica di Jacopo Bellini, che pur restando fedele alla lezione di Gentile da Fabriano, si apre alle invenzioni che sul finire degli anni Quaranta del Quattrocento venivano sperimentate a Padova, soprattutto dal futuro genero, Andrea Mantegna. Alcuni elementi, come il libro in scorcio prospettico sporgente dal parapetto in marmo e un laccio che cade mollemente oltre lo spigolo rimandano alle sperimentazioni prospettiche di Mantegna, Una datazione intorno al 1450 per la Madonna Tadini sembrerebbe dunque plausibile.

Le notevoli dimensioni e l’atteggiamento delle figure iconico e ieratico fanno pensare a una funzione devozionale semi-pubblica, e ben si accorda in questo senso la sua probabile collocazione più antica a noi nota, ovvero in un parlatorio di monache.

Antonio Mazzotta


Per saperne di più:

A. Di Lorenzo, in Le muse e il principe. Arte di corte nel Rinascimento padano. Catalogo, catalogo della mostra, a cura di A. Di Lorenzo et al., Modena, Franco Cosimo Panini 1991, pp. 294-297, n. 75

A. Mazzotta, M. Albertario e R. Grazioli, in Restituzioni 2018. Tesori d’arte restaurati, catalogo della mostra, a cura di C. Bertelli, G. Bonsanti, Venezia, Marsilio, 2018, pp. 298-306, n. 30

Jacopo Bellini, La Madonna Tadini. Studi e ricerche intorno a un restauro, a cura di M. Albertario, A. Mazzotta, Milano 2018