Autore: Carlo Francesco Nuvolone (Milano, 1609-1661) e Giuseppe Nuvolone (Milano, 1619 – 1703)

Data: 1645-1650 circa

Tecnica e supporto: olio su tela

Dimensioni: 157x118 cm

Inventario: P 132, P 133

Le due tele, attribuite dal conte Tadini a Guido Reni, sono state restituite a Carlo Francesco Nuvolone da Gustavo Frizzoni (il riferimento è registrato nel Catalogo del museo pubblicato, dietro sua ispirazione, nel 1903). Il riferimento è accolto nel 1913 negli appunti manoscritti di Roberto Longhi (valorizzati da B.M. Savy 2021, pp. 214-215).

E’ frequente, nelle quadrerie private formatesi a Milano e in Lombardia nel secolo XVIII , l’accostamento tra le i due episodi biblici di seduzione e di virtù premiata: il tentativo della moglie di Potifar di sedurre di Giuseppe (Genesi 39, 6-20) e il ricatto messo in atto da due anziani nei confronti della bella Susanna, sorpresa al bagno (Daniele 13, 15-24). La bottega dei fratelli Carlo Francesco (detto Panfilo) e Giuseppe Nuvolone sembra esserci specializzata in questi soggetti, dal momento che gli inventari registrano numerose versioni del secondo soggetto (Susanna e i vecchioni) attribuite a Carlo Francesco Nuvolone, accanto a tre sole interpretazioni del “casto Giuseppe” e a un frequente numero di eroine bibliche, mitologiche o ispirate alla storia antica (Cleopatra, Lucrezia, Betsabea) o sante. Le caratteristiche peculiari di questa produzione, dal tono più profano che biblico e dal carattere smaccatamente teatrale, ricorrono anche nei due dipinti in esame.

L’alta qualità dell’invenzione e della tenuta esecutiva della tela con Giuseppe e la moglie di Potifar fanno pensare ad una composizione autografa da riferire senz’altro a Carlo Francesco, mentre la stesura pittorica più corsiva della Susanna (un modello che si inserisce in una estesa serie di repliche e varianti, analizzata da Ferro 2003, p. 207, nn. 136-138, tra le quali la tela dell’Accademia Carrara, recentemente riproposta come opera di bottega) – anche se penalizzata da uno stato di conservazione meno felice – suggerisce un intervento del fratello Giuseppe.

Nella tela principale i riferimenti alla coeva pittura barocca genovese convivono con una colta lettura della tradizione leonardesca: il modello della moglie di Potifar va infatti cercato nei disegni della Leda stante di Leonardo, mentre il tema della figura serpentinata deriva da un modello che ricorre frequentemente nella produzione artistica milanese, in pittura e in scultura. Dal punto di vista pittorico vanno considerati però anche i riferimenti agli artisti contemporanei, da Rubens a Van Dick ai milanesi Giulio Cesare Procaccini e Francesco Cairo.

Marco Albertario


Per saperne di più:

C. Baroni, Di alcuni sviluppi della pittura cremonese dal manierismo al barocco. III. Precisazioni su Carlo Francesco Nuvolone, in «Emporium», CIII, 1946, 6, pp. 271-289.

R. Longhi, Due nuovi esempi di Carlo Francesco Nuvolone, in “Paragone”, 185, 1965, pp. 44-46

F.M. Ferro, Carlo Francesco Nuvolone e le “seduzioni” della pittura, in Nuvolone tra sacro e profano al Sacro Monte sopra Varese (Varese, Sala Veratti, 10 novembre 2012-20 gennaio 2013), a cura dei Musei Civici di Varese, Varese 2013, pp. 24-35.

P. Vanoli, in Nuvolone tra sacro e profano al Sacro Monte sopra Varese (Varese, Sala Veratti, 10 novembre 2012-20 gennaio 2013), a cura dei Musei Civici di Varese, Varese 2013, pp. 42-51.

A. Morandotti, Note minime sui margini, in La pittura italiana del seicento all’Ermitage. Ricerche e riflessioni, a cura di F. Cappelletti e I. Artemieva, Firenze 2012, pp. 85-101.

A. Morandotti, in La peinture en Lombardie au XVIIe siècle. La violence des passions et l’ideal de beauté, catalogue de l’exposition (Palais Fesh – Musée des Beaux Arts, 27 juin – 29 septembre 2014), Cinisello Balsamo 2014, pp. 144-145 cat. 32.