Canova interpretato. Quindici fotografi per Canova

Di nuovo, come in sogno, Libera

Davide Bassanesi

con la partecipazione di Laura Bellini, Giovanni Cottinelli

2022

stampa su carta fotografica

Unico esemplare

Dono dell’artista, 2022

 

La Stele Tadini come monumento a quella “corrispondenza di amorosi sensi” che permea la riflessione sulla morte, tra Sette e Ottocento come oggi.

«Libera Moronati stringe ancora una volta il figlio perduto. Forse la scomparsa di Faustino è stata solo un brutto sogno.»

La Stele Tadini

Gianni Berengo Gardin

Giovedì 9 maggio 2019

Stampa ai sali d’argento,

da negativo

Dono Forni Industriali Bendotti Spa, 2020

 

«Vera fotografia, / non corretta, modificata o inventata al computer.»

Gianni Berengo Gardin

 

La definizione della fotografia come “atto di testimonianza” che richiede la presenza del fotografo nel tempo e nel luogo, le scelte tecniche compiute nel momento della ripresa, la sua fedeltà a quanto è stato ripreso e la manualità nel momento della stampa.

La Rélation

Vincent Bousserez

2015

Stampa su carta fotografica

Dono dell’artista e di Forni Industriali Bendotti Spa, 2015

 

«… nel 2015, in occasione della campagna fotografica per Forni Industriali Bendotti con le miniature protagoniste della ricerca Plastic Life, e poi in occasione della mostra allestita a Lovere che presentava diverse serie fotografiche ho avuto l’occasione di conoscere Margherita e Gigi.

Nel corso del tempo, ho avuto molti dialoghi con Michele; questa fotografia illustra la relazione che si è stabilita tra lui e me, intorno ai temi dell’arte e dell’amicizia.»

Ascoltami. Elaborazione fotografica e musicale

Edgar Caracristi

2022

Stampa digitale su carta acquerello 250g

Dono dell’artista, 2022

 

«Il fascino della Stele Tadini non risiede soltanto in ciò che ci mostra ma anche in quello che “nasconde”.

La donna ripiegata sembra trattenere nel marmo il misterioso canto di un dolore composto che chiede di essere ascoltato.

Non è canto disperato ma è reso più simile alla nostalgia per un’assenza prolungata nel tempo.

La composizione musicale che ne è nata è scaturita in maniera molto spontanea, come se queste note mi si fossero svelate osservando l’opera.

Stele Tadini EXPOSED

Fabio Cattabiani

2022

stampa fine art su pannello

Dono dell’artista, 2022

 

«Senza dubbio l’immagine non è il reale, ma ne è quantomeno l’analogon perfetto, ed è precisamente questa perfezione analogica che, per il senso comune, definisce la fotografia. Appare così lo statuto particolare dell’immagine fotografica: è un messaggio senza codice. Da questa proposizione bisogna subito trarre un corollario importante: il messaggio fotografico è un messaggio continuo

Roland Barthes, Il messaggio fotografico

Stele Tadini EXPOSED – particolare

 

«EXPOSED è un algoritmo da me sviluppato, scritto in un linguaggio di programmazione (esattamente uno script Wolfram), concepito nel periodo storico del passaggio dalla fotografia analogica a quella digitale, con l’intento di esprimere una riflessione sulla fotografia contemporanea e sulle conseguenze semiologiche di questa transizione.

Quello che voglio sottolineare è come il processo di digitalizzazione comporti la perdita dell’unità e dell’integrità caratteristiche dell’immagine analogica.

L’algoritmo si chiama EXPOSED, perché tale elaborazione fa sì che il risultato finale sia contemporaneamente l’immagine iniziale e la sua codifica digitale, con una sovrapposizione punto per punto del soggetto visualmente rappresentato con la sua rappresentazione simbolica astratta e parcellizzata, caratteristica della fotografia digitale.»

Stele Tadini

Giuseppe Cella

(dalla serie Il mio Canova, Lovere 2009)

Stampa su carta fotografica

Dono dell’artista, 2016

 

Il lavoro fotografico di Giuseppe Cella sulla Stele Tadini appena restaurata, nel 2009, si era concentrato sulla qualità del marmo, restituita dall’intervento di Cinzia Parnigoni, e sullo scivolare della luce che entrava dalla finestra, da poco riaperta.

Da qui la scelta di una serie di studi, raccolti nella serie Il mio Canova, pubblicata nel 2009, nelle quali la luce, in diverse ore del giorno, scivola sulle superfici levigate con effetti sempre diversi.

A piedi nudi nel parco (I ragazzi del Tadini Park)

Gianluca Chiodi

2022

Fotografia, stampa Fine-Art carta Hahnemuhle Photo Rag 308

Dono dell’artista, 2022

 

«La Stele Tadini non è solo la memoria di un fatto tragico ma è soprattutto la storia di un’amicizia, quella tra Faustino, il giovane figlio del Conte Luigi Tadini di Lovere, ed Antonio Canova, il più grande scultore del Neoclassicismo.

Ho trasformato la Stele in una scultura tridimensionale collocandola all’interno di un giardino pubblico dove i bambini possono giocare a piedi nudi nel parco stringendo i primi rapporti amicali in un luogo designato e sicuro che vedrà crescere la loro amicizia.

La silente scultura del Canova diverrà una di loro; sempre presente ad attendere il primo che arriva e a congedare l’ultimo tiratardi della compagnia. Però questa è la vita … anche per i ragazzi del Tadini Park!»

La Stele di Canova

Giovanna Magri

2011

Manipolazione da Polaroid

Dono dell’artista, 2011

 

«√à stato molto coinvolgente l’incontro con una delle preziose e affascinanti opere di Antonio Canova, la Stele Tadini.

È stata realizzata per rendere omaggio a Faustino morto in circostanze drammatiche per il quale lo stesso autore nutriva una profonda amicizia.

La figura femminile sofferente di fronte all’urna cineraria sembra volta ad asciugare le lacrime provocate dal profondo dolore. L’opera diventa un dolente viaggio nella memoria e, nello sconforto del lutto, lo spirito del defunto è onnipresente nell’aria, la luce rappresenta la speranza di un’altra vita.

La bellezza sublime del monumento funerario è l’emanazione della bellezza eterna della memoria radicata nell’essere umano che da sempre desidera diventare immortale attraverso il ricordo. Antonio Canova dimostra come questo possa essere possibile.»

Libera

Luca Marianaccio

2022

Stampa cromogenica su carta Fujifilm

Dono dell’artista, 2022

 

«Come ben sapete, la scultura di Canova non è facilmente intelligibile: lo spazio circoscritto, il non poter girare intorno all’opera, la sua grandezza, sono solo alcuni dei fattori che non giocano a favore della ripresa.

Per affrontare il problema ho perseguito la mia chiave interpretativa, avvicinandomi e muovendomi dolcemente tra le sinuosità di un corpo che mi ha fin da subito rapito. Spero che la mia visione vi possa portare con me nel tempo trascorso insieme alla Stele

Dittico

Stele Tadini, Accademia Tadini, Lovere
Esemplare femmina di Gallo Forcello, Museo civico di scienze naturali, Lovere

Allegra Martin

2022

stampa digitale inkjet su carta Fineart

Dono dell’artista, 2022

 

«Il dittico si compone di un dettaglio (la mano, così delicata e “composta”) e un uccello tipico della zona (proveniente dal Museo di scienze naturali di Lovere) che suggerisce delicatezza e fragilità: insieme queste due immagini evocano l’idea della caducità della vita.»

Tutti iniziano da una pietra (Vittorio)

Omar Meijer

2022

Lambda print su carta Fuji Crystal Archive

Dono dell’artista, 2022

 

«La fotografia raffigura le mani di un caro amico, Vittorio, anch’egli artista, il cui sogno di divenire scultore marmista è stato stroncato dalle difficoltà economiche che questo lavoro comporta. Ha comunque continuato il suo percorso come artista attraverso altre tecniche meno nobili nella materia ma altrettanto elevate nei suoi messaggi.

Da un viaggio presso le Alpi Apuane, dove nasce il marmo bianco scultoreo, ha portato a casa una pietra che avrebbe voluto fosse la sua prima scultura in marmo, ma a causa del poco tempo e degli attrezzi poveri non l’ha mai conclusa.

Così ho scelto di immortalare le sue mani che tentano di plasmare questa dura pietra bianca, come se fosse argilla, un materiale scultoreo più povero rispetto al marmo statuario.

Il movimento è stato immortalato attraverso lo scanner digitale, tecnica fotografica inusuale, che permette di catturare la luce in modo meno istantaneo e quindi di riuscire a plasmare e scolpire una fotografia.

Ho catturato le sue mani che modellano il marmo come se fosse un materiale morbido, da cui emerge parte della Stele Tadini, che anch’essa nata dallo stesso marmo, e che senza la vita intensa del suo creatore, Antonio Canova, non sarebbe mai stata la stessa opera.»

 

Mater Dolorosa n. 1

Luigi Spina

2022

Stampa ai pigmenti

Dono dell’artista e di Marco Albertario, 2022

 

«Ho voluto interpretare la scultura di Canova, ma anche lo spazio nel quale è collocata: una scenografia creata con oggetti semplici, quotidiani, che suggeriscono una relazione affettuosa con la scultura.

La fotografia è stata scattata con la luce naturale, che offre le migliori condizioni di lettura del marmo, ma anche per trasmettere l’emozione di chi, come me, si è trovato a visitare questo ambiente, che costituisce parte integrante della scultura.

Dal contrasto tra la bellezza del marmo canoviano e il contesto nel quale si inserisce scaturisce il dramma espresso nel titolo, Mater Dolorosa, che riconduce la storia familiare dei Tadini al più generale tema della pietas

Lovere/Roma, Sull’analogia. Dittico

Stele Tadini, Lovere, Accademia Tadini

Stele Volpato, Roma, Basilica dei Santi XII Apostoli

Flavia Rossi

2022

Dono dell’artista, 2022

 

«Un gruppo dei nostri neuroni è deputato a memorizzare le caratteristiche di ciò che vediamo per renderlo noto, familiare e soprattutto riconoscibile, realizzando delle mappe neurali. Può succedere quindi, nel caso di luoghi o oggetti con caratteristiche simili, che avvenga una sovrapposizione di queste mappe e che si raggiunga un momentaneo stato di confusione.

Quando sono stata contattata dai curatori, mi sono chiesta quale potesse essere il mio apporto, in quanto romana, alla mostra. La famiglia Tadini, come sicuramente molte altre, conobbe Canova nella sua bottega a Roma. Guardando l’immagine della Stele prima di recarmi a Lovere per fotografarla, ho percepito subito questa sensazione di straniamento, dovuta alla stretta somiglianza con la Stele Volpato, che si trova nella Basilica dei Santi XII Apostoli, vicino a Piazza Venezia. Ho quindi deciso di realizzare queste due fotografie, che definirei identiche, pensando alla fotografia come gesto: il medesimo orario, la stessa lunghezza focale utilizzata, quindi la stessa distanza dalla mia persona.»

Extension of a Stele
Extension of a Stele (Faustino Tadini)

Jacopo Valentini

2022

stampa a getto d’inchiostro

 

«Extension of a Stele è un titolo già esemplificativo del lavoro; istintivamente si percepisce su cosa verta la mia indagine, si tratta infatti di una estensione in termini di concetto oltre che di forma.

La mia volontà è stata quella di creare un ponte visivo attraverso l’accostamento di una natura morta, in cui è rappresentata la pubblicazione realizzata da Fausto Tadini intitolata Le scritture e le pitture di Antonio Canova pubblicate fino a quest’anno 1795, edita da Palese, Venezia e lo spazio laterale dove è visibile fisicamente la Stele Tadini, magnifica opera di Canova, all’interno della cappella.

√à un’estensione anche a livello fisico, poiché la scelta è quella di posizionare al di sotto dell’ambiente questo still life, creando un dittico che misura 50X115cm ed una ricerca sul paesaggio, non in senso stretto, tutt’altro.»

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