Autore: Scultore italiano

Data: 1808-1814

Tecnica e supporto: marmo

Dimensioni: 85x45x42 cm

Inventario: MR S 44

L’opera è stata donata all’Accademia Tadini da don Gino Angelico Scalzi con notizia di una provenienza dalla famiglia Conti (dalla quale proviene anche la raccolta di poesie nota come Raccolta di Liberi Sensi), e un generico riferimento a Gaetano Monti. Il busto va riferito ad uno scultore italiano, in attesa che un auspicabile intervento di restauro ne migliori la leggibilità e consenta di acquisire indicazioni tecniche utili per una miglior definizione della paternità.

Il Busto colossale si inserisce nella circolazione delle repliche derivate dal celebre modello canoviano a figura intera del Napoleone in veste di Marte pacificatore (London, Apsley House), concluso nel 1806 e inviato a Parigi nel 1811 per essere collocato al centro della “Salle des Hommes Illustres” del Louvre. Destinato a un’accoglienza polemica negli ambienti artistici parigini, al centro di un vivace dibattito sulla questione dell’uso del costume moderno o piuttosto del nudo eroico, quell’indiscusso capolavoro aveva invece goduto di una straordinaria fortuna, soprattutto nella Milano napoleonica, collocandosi all’interno di un percorso sull’iconografia del Bonaparte ispirata all’antico e alla tradizione italiana del bello ideale, di cui furono protagonisti i pittori Andrea Appiani, Giuseppe Errante, Giuseppe Bossi, come pure gli scultori Camillo Pacetti, Giuseppe Ceracchi e Francesco Massimiliano Laboureur. Oltre alla celeberrima statua colossale in bronzo, commissionata nel 1807 da Eugène de Beauharnais per la capitale del Regno d’Italia (oggi nel cortile d’onore dell’Accademia di Brera), nel 1809 Canova inviò a Milano anche la versione in marmo del busto di Napoleone, eseguita su incarico della municipalità milanese (Milano, Soprintendenza per i Beni Architettonici e del Paesaggio), cui sarebbe seguita la spedizione di “un gesso della Testa Napoleonia”, probabilmente poi impiegato come modello per la fusione in bronzo destinata al Reale Gabinetto di Medaglie e Monete (Milano, Galleria Civica d’Arte Moderna).

Oltre al marmo della Devonshire Collection di Chatsworth, che le fonti ricordano nella camera da letto dello scultore fino al 1822, sono forse riconducibili a Canova e al suo entourage anche le versioni dell’Hermitage di San Pietroburgo, della Galleria d’Arte Moderna di Firenze, del Museo Glauco Lombardi (già nella collezione di Paolo Toschi). Un’importante serie di busti di Napoleone fu realizzata anche nelle botteghe di Carrara, nell’ambito di un vasto piano di rilancio del comparto industriale marmifero, avviato dal 1807 dalla sorella minore di Napoleone Elisa Baciocchi Bonaparte, granduchessa di Toscana. Si trattava di una produzione industriale di grande pregio e di altissima qualità esecutiva, che evidentemente rispondeva alla richiesta del raffinato pubblico internazionale, il quale nel ritratto idealizzato concepito da Canova riconosceva l’immagine iconica dell’imperatore, proiettata nella dimensione universale della storia. Oltre quarantadue esemplari del busto giunsero a Parigi per il tramite dei fratelli Henraux, importatori ufficiali, che ne vendettero trentatré tra il 1808 e il 1814, tra i quali probabilmente anche quello per il principe Murat (Christie’s, Sculpture & Objets d’Art Européens, Parigi 15 giugno 2016, lotto 152) e la versione oggi al Metropolitan Museum di New York.

Nel 1815 il governo britannico acquistava il marmo colossale del Napoleone in veste di Marte pacificatore per farne dono come trofeo di guerra a Lord Wellington, che lo collocò infine nella tromba delle scale della sua abitazione londinese. Contemporaneamente la versione in bronzo della scultura e i calchi in gessi destinati alle istituzioni accademiche furono dismessi, con l’unica importante eccezione di quello donato negli anni trenta da Giambattista Sartori alla Gipsoteca che lui stesso aveva fatto edificare a Possagno, paese natale dell’artista. Nel 1830, quando ormai le immagini dell’imperatore erano state opportunamente occultate, pur nella cautela dettata dal clima politico della Restaurazione, giungerà a Brescia “la testa terribile in cui risiede il genio del bene e del male”, commissionata l’anno precedente dal conte Paolo Tosio allo scultore Democrito Gandolfi. Adottando un modello carrarese l’artista la realizzò “eguale a quella della statua colossale” eseguita dallo stesso Canova “e precisamente nelle stesse dimensioni e nello stesso metodo di lavoro”.

Elena Lissoni


Per saperne di più:

Canova all’Hermitage. Le sculture del museo di San Pietroburgo, catalogo della mostra, a cura di S. Androsov (Roma, Palazzo Ruspoli, 12 dicembre 1991 – 29 febbraio 1992), Venezia 1991.

Antonio Canova, catalogo della mostra a cura di G. Pavanello, G. Romanelli (Venezia, Museo Correr e Possagno, Gipsoteca, 22 marzo – 30 settembre 1992), Marsilio 1992.

Edizione nazionale delle opere di Antonio Canova, a cura di H. Honour, P. Mariuz, Roma 1994

G. Pavanello, L’opera completa del Canova, Milano 1999.

S. Bosi, in Napoleone e la Repubblica Italiana, 1802-1805, catalogo della mostra a cura di C. Capra, F. Della Peruta, F. Mazzocca (Milano, Rotonda di via Besana, 11 novembre 2002 – 28 febbraio 2003), Milano 2002, p. 169 cat. 38.

Dopo Canova. Percorsi della scultura a Firenze e Roma, catalogo della mostra a cura di S. Androsov, M. Bertozzi, E. Spalletti (Carrara, Palazzo Cucchiari, 8 luglio – 22 ottobre 2017), Carrara 2017.

M. Pavan, Scritti su Canova e il neoclassicismo, Treviso 2004.

Il ritorno di Napoleone. Il gesso di Canova a Brera restaurato, a cura di M. Ceriana, pubblicato in occasione della mostra (Milano, Pinacoteca di Brera, 5 maggio – 31 dicembre 2009) Milano 2009.

Variazioni sul classico. Sculture dell’Otto e Novecento nei Musei Civici di Brescia, catalogo della mostra a cura di M. Mondini e E. Lucchesi Ragni (Brescia, Museo di Santa Giulia, 13 ottobre 2012 al 13 gennaio 2013), San Zeno Naviglio 2013.

A. Costarelli, Democrito Gandolfi, Trento 2020

Dante e Napoleone. Miti fondativi nella cultura bresciana di primo Ottocento, catalogo della mostra a cura di Roberta D’Adda e Sergio Onger (Brescia, Palazzo Tosio, Palazzo Tosio – Ateneo di Brescia Accademia di Scienze, Lettere e Arti, 5 maggio – 15 dicembre 2021), Milano 2021.