Autore: Giovanni Trussardi Volpi

Data: 1905-1910

Tecnica e supporto: olio su tela incollato su tavola

Dimensioni: 39 x 54 cm

Inventario: P 447

L’Autoritratto di Giovanni Trussardi Volpi entra a far parte, insieme a un nucleo di altre quattro opere, della collezione dell’Accademia Tadini legato dell’artista (1921) come segno di gratitudine nei confronti dell’istituzione loverese che aveva permesso a Trussardi Volpi, come a Giorgio Oprandi o a Luigi Pellini, di acquisire i primi rudimenti in campo artistico sotto la guida del pittore Gianbattista Volpi.

Trussardi Volpi ricorre con una certa frequenza, nell’arco della sua breve carriera, all’autoritratto, a volte declinato in chiave più intimista – come nel caso dell’opera in esame –, mentre in altri casi quale riflessione del suo status di artista, come bene testimoniano Autoritratto impressionista o Autoritratto alla Rubens, entrambi in collezione privata, ma pubblicati nel catalogo della personale del pittore allestita presso l’Accademia Tadini nel 1998.

L’autoritratto costituisce un prezioso contraltare stilistico ai lacunosi dati biografici dell’artista clusonese, soprattutto riguardo al periodo trascorso a Roma, dove prende sicuramente parte alla mostra della “Probitas” del 1914 (Rodeschini Galati 1992, Rea 1998) e all’esposizione della Società Amatori e Cultori del 1913, in cui presenta il Ritratto dello scultore Emilio Gallori (Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti) nel quale «si dimostra non indegno seguace di Antonio Mancini» (Colasanti 1913).

Nella capitale l’artista frequenta infatti lo studio di Antonio Mancini, stringendo con lui un vero e proprio sodalizio artistico, che ancora andrebbe indagato in modo approfondito, al fine di coglierne correttamente le dinamiche. Arturo Lancellotti ricorda, per esempio, di un incontro avuto con Trussardi Volpi e Fernand du Chêne de Vère – celebre mecenate di Mancini – nella Roma degli anni che precedono lo scoppio della Prima Guerra Mondiale: «Eravamo nei lieti tempi prebellici – nel 1911 mi pare – e una sera alla Trattoria Fiorelli, dove convenivano quasi tutti gli artisti […] giunse il pittore bergamasco Trussardi Volpi accompagnato da un elegante signore e da una leggiadra signorina. Avvicinatisi alla tavola ove mi trovavo con il Maestro [Antonio Mancini], il Trussardi Volpi, simpatico tipo di settentrionale che discorreva ruminando le parole […], fece le presentazioni. Quel signore elegante e quella leggiadra signorina erano Du Chéne padre e figlia».

È proprio nel clima della prima metà degli anni Dieci a cui viene ascritto dalla critica (Rea 1998) l’Autoritratto dell’Accademia Tadini, delicato olio su tela giocato sulle sfumature del verde, in cui Trussardi Volpi si ritrae a mezzo busto e di tre quarti. L’assenza di un’ambientazione (contrariamente, per esempio, all’Autoritratto sorridente nello studio in collezione privata), così come gli abiti appena accennati, fanno ricadere l’attenzione dello spettatore sulla giovanile freschezza del volto dell’artista e in particolare sullo sguardo attento e penetrante, che è stato tratteggiato con straordinaria intensità.

Silvia Capponi


Per saperne di più:

A. Colasanti, Le Esposizioni di Belle Arti a Roma. La mostra della Società Amatori e Cultori – La Secessione, in “Emporium”, vol. XXXVII, n. 222, giugno 1913, p. 434.

Esposizioni romane: Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti, in “Vita d’Arte”, a. VI, vol. XI, n. 63, marzo 1913.

G. Marangoni, Esposizioni romane: dalla “Secessione” alla “Probitas”, in “La cultura moderna”, fasc. XII, 1914, pp. 797-805.

M.C. Rodeschini Galati, Giovanni Trussardi Volpi, in I pittori bergamaschi dell’Ottocento, vol. 3, Bergamo 1992, pp. 432-435.

Giovanni Trussardi Volpi. Un verista lombardo, catalogo della mostra (Clusone – Lovere, Città di Clusone – Accademia Tadini, 21 giugno – 30 agosto 1998), Lovere 1998, p. 96.

Crescit Eundo. Donazioni ed acquisizioni di opere dalla fine dell’800 ad oggi destinate al fondo per la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, catalogo della mostra (Lovere, Atelier del Tadini, 12 maggio – 31 agosto 2003), Bergamo 2003, p. 121.

Ritratto dello scultore Emilio Gallori, in Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, catalogo generale, tomo 2, n. 7106, p. 1903.