Autore: Pittore veronese
Data: 1530/1540
Tecnica e supporto: olio su tavola
Dimensioni: 38x28 cm
Inventario: P 363
Autore: Pittore veronese
Data: 1530/1540
Tecnica e supporto: olio su tavola
Dimensioni: 38x28 cm
Inventario: P 363
“23. Ritratto d’incerto. “
Luigi Tadini, Descrizione generale dello Stabilimento dedicato alle Belle Arti in Lovere dal Conte Luigi Tadini cremasco, Milano 1828.
La tavola rappresenta Gian Matteo Giberti (Palermo, 1495 – Verona, 30 dicembre 1543), ecclesiastico che fece carriera durante i pontificati di Leone X e successivamente di Clemente VII, di cui divenne segretario personale e consigliere politico. In questa veste partecipò a delicate missioni diplomatiche in Italia e in Europa, maturando grande esperienza nella gestione delle relazioni tra Chiesa e poteri secolari. Nel 1524 fu nominato vescovo di Verona, dove si sarebbe trasferito nel 1529, mantenendo la carica fino alla morte. Qui si dedicò con energia a una riforma profonda della diocesi, anticipando molti temi che sarebbero stati ripresi dal Concilio di Trento attraverso visite pastorali regolari, insistendo sulla formazione del clero e istituzione di un seminario per i giovani chierici, promuovendo la cura della disciplina ecclesiastica e l’attenzione alla predicazione (per un profilo si vedano Prosperi 1969 e Turchini 2000).
La tavola non è mai stata presa in considerazione nell’esame dell’iconografia del vescovo (discussa da Marinelli, in Palladio e Verona 1980; Serafini 2003; Guzzo 2012) se non – dietro segnalazione di chi scrive – da B.M. Savy (in Museo di Castelvecchio 2018). In questo contesto, il poco noto ritratto loverese insieme alla medaglia attribuita a Girolamo Cicogna rappresenta certamente uno dei primi numeri, dal momento che lo ritrae ancora in giovane età ma certamente dopo la nomina, il che consente di orientare la cronologia del dipinto agli anni Trenta del Cinquecento. Il carattere di ritratto giovanile suggerisce di mettere in dubbio il riferimento all’ambito di Orlando Flacco (Verona? 1527-Verona 1593) cautamente proposto da Mattia Vinco, a meno che non si voglia pensare alla copia da un originale più antico, una scelta che si spiega con la tradizione dei ritratti degli uomini illustri e con il carattere delle quadrerie veronesi.
La scelta di farsi rappresentare di profilo, che si rifà al modello numismatico, doveva rispondere alla volontà del Giberti, che aveva commissionato almeno due medaglie in bronzo con il proprio ritratto, e ad essa si adeguarono sia Domenico Brusasorci per il ritratto (postumo) inserito nella pala con il Cristo portacroce per Santo Stefano a Verona (1547) e in quello inserito nel ciclo per il salone del palazzo vescovile, sia Bernardino India, in opere tutte successive alla morte del vescovo (Verona, Museo di Castelvecchio; Verona, Museo Canonicale; Madrid, Prado).
Nonostante la scelta di un modello che esclude la possibilità di un dialogo ideale tra il ritrattato e lo spettatore, attraverso la resa dello sguardo chiarissimo e il cenno di sorriso il pittore ci consegna un’immagine energica ma anche accostante del vescovo, lontana dall’austera durezza di carattere tramandata dalle fonti.
Sul rovescio della tavola è dipinto l’abbozzo di una Madonna con Bambino e san Giovannino, identificato da chi scrive come copia dalla Madonna con il Bambino e San Giovannino (Parigi, Louvre) riferibile agli anni 1515-1516. Se le condizioni di quest’ultimo dipinto non aggiungono elementi utili all’attribuzione, occorre ricordare lo strettissimo rapporto di Giulio Romano con Giberti fin dagli anni della presenza romana e almeno dal 1517, oltre alla sua successiva fortuna veronese (Frommel 2012). Non si conosce l’origine del dipinto di Giulio, ma chi lo ha copiato aveva certamente presente il suo rapporto con il vescovo di Verona: un percorso da indagare, ma che depone a favore della datazione della tavola ai primi anni del governo gibertiano della diocesi.
Marco Albertario
2024-2025, Roberta Grazioli, Bergamo.
Bibliografia
L. Tadini, Descrizione generale dello stabilimento dedicato alle belle arti in Lovere dal conte Luigi Tadini cremasco, Milano 1828, p. 12, n. 23 (?).
L. Tadini, Descrizione generale dello stabilimento dedicato alle belle arti in Lovere dal conte Luigi Tadini cremasco, Bergamo 1837, p. 12, n. 23 (?).
Catalogo della Galleria Tadini, Lovere 1903, p. 39, n. 363.
E. Scalzi, Catalogo dei quadri della Galleria Tadini, Lovere 1929, p. 92, n. 363.
B. M. Savy, in Museo di Castelvecchio. Catalogo generale dei dipinti e delle miniature delle collezioni civiche veronesi. II Dalla metà del XVI alla metà del XVII secolo, Cinisello Balsamo 2018, pp. 70–71, n. 71.
Per saperne di più:
A. Prosperi, Tra Evangelismo e Controriforma: Gian Matteo Giberti (1495-1543), Roma 1969.
S. Marinelli, in Palladio e Verona. Cultura e società veronese ai tempi di Palladio, catalogo della mostra (Verona, Palazzo della Gran Guardia, 3 agosto – 5 novembre 1980) a cura di P. Marini, Vicenza 1980, pp. 210-211 n. VIII, 10.
S. Marinelli, in Veronese e Verona, catalogo della mostra (Verona, Museo di Castelvecchio, luglio-ottobre 1988), Verona 1988, p. 340.
Gian Matteo Giberti vescovo di Verona, catalogo della mostra (Verona, Museo Capitolare), a cura di P. Brugnoli, Verona 1989.
A. Serafini, Modelli di santità e strategie politiche nei ritratti di Gian Matteo Giberti, in “Schifanoia”, 24-25, 2003, pp. 235-248.
A. Turchini, Giberti, Gian Matteo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 54, Roma 2000.
C.L. Frommel, Gian Matteo Giberti e Giulio Romano, in Gian Matteo Giberti ( 1495-1543), atti del convegno di studi (Verona, Vescovado, 2-3 dicembre 2009), a cura di M. Agostini e G. Baldissin Molli, Cittadella 2012, pp. 131-140.
E.M. Guzzo, Iconografia gibertiana, in Gian Matteo Giberti ( 1495-1543), atti del convegno di studi (Verona, Vescovado, 2-3 dicembre 2009), a cura di M. Agostini e G. Baldissin Molli, Cittadella 2012, pp. 121-125.
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