Ritratto del doge Marino Grimani; Ritratto della dogaressa Morosina Elisabetta Morosini

Autore: Pittore veneziano (copia da Domenico Tintoretto)

Data:

Tecnica e supporto: olio su tela

Dimensioni: 89,5 x 78 cm (con cornice)

Iscrizioni: iscrizione in italiano, eseguita a pennello in lettere capitale, sul recto in alto a sinistra “GIACOMO TINTORETO F. / N.N. H DOGE CORNARUS”.

Inventario: P 107

Autore: Bottega di Domenico Tintoretto

Data:

Tecnica e supporto: olio su tela

Dimensioni: 90 x 77,5 cm (con cornice)

Iscrizioni: “GIACOMO TINTORETO F. / N.N. H. CORNARUS”

Inventario: P 105

Acquistati in coppia a Venezia, 1813; Collezione Luigi Tadini, Crema, ante 1821; Legato Luigi Tadini, Lovere 1829.

“Ritratto a mezzo busto di un doge e d’una dogaressa vestiti in abito di costume, dipinti da Giacomo Tintoretto.”

Luigi Tadini, Descrizione generale dello Stabilimento dedicato alle Belle Arti in Lovere dal Conte Luigi Tadini cremasco, Milano 1828.

Il conte Tadini acquistò per lire 4 la coppia di ritratti dogali a Venezia nel 1813, registrandoli nella lista di acquisti come “Ritratto del doge Contarini sulla tela; ritratto della dogaressa sua moglie, di Giacomo Tintoretto col nome”. La scritta apocrifa e è tuttora visibile in alto a sinistra sia sul ritratto maschile (“Giacomo Tintoreto F.”, “N. N. H. Cornarus”) sia sul ritratto femminile (“Giacomo Tintoreto F.”, “N. N. H. Cornarus”).

Se l’attribuzione a Iacopo Tintoretto, già messa in dubbio da Gustavo Frizzoni (Catalogo 1903), fu accantonata dalla critica relativamente presto, prima in favore del figlio Domenico (come si legge nelle guide del museo a partire da Scalzi 1969), poi a un maestro veneziano anonimo; è acquisizione più recente la corretta identificazione del personaggio raffigurato con Marino Grimani (Venezia, 1532 – Venezia, 1605), che fu incoronato doge di Venezia il 26 aprile 1595, e rimase in carica sino alla morte, e con la moglie Morosina Morosini (Venezia? 1545 – Venezia, 1614),  incoronata nel 1597, che mantenne il titolo fino alla morte del marito.

Le fonti ricordano l’intensa attività di committente di Marino Grimani (Hochmann 1992; Adank 2025), che tra l’altro commissionò numerosi ritratti propri e della sposa Morosina Morosini; tra questi, due in abito dogale vennero realizzati da Leandro Bassano (la coppia è conservata a Dresda, Gemäldegalerie Alte Meister) e Domenico Tintoretto (il ritratto maschile a Cincinnati, Ohio, Cincinnati Art Museum; quello femminile a Lipsia, Museum der Bildenden Künste quest’ultimo ricordato anche da Ridolfi 1648, p. 266), e diedero vita a un numero significativo di derivazioni e varianti (Sclosa 2009; Sclosa 2010-2013; Cimolato 2022/2023).

Il Ritratto Grimani della collezione Tadini dipende dal modello realizzato da Domenico e conservato a Cincinnati: rispetto all’originale il pittore riduce il formato, trasformandolo in un ritratto a mezzo busto, eliminando le mani e lo sfondo. Il copista non si cura di replicare i motivi in argento del manto dorato a soprarriccio, ma punta piuttosto agli effetti luministici e materici del velluto e dell’orlo in pelliccia della veste.

La stesura pittorica – certo penalizzata dalle vicende conservative – è lontana da quella delle opere autografe di Domenico Tintoretto, ma suggerisce un’esecuzione cronologicamente prossima a quella dell’originale e forse nell’ambito della bottega. La moltiplicazione delle copie era funzionale alla diffusione dell’immagine del sovrano presso gli uffici della Repubblica e le famiglie aristocratiche (Sclosa 2010-2013, p. 136): è esemplare al riguardo un Ritratto di Marino Grimani, pure assegnato a Domenico Tintoretto, ora sul mercato antiquario, che è stato ipotizzato essere un dono del doge al nunzio apostolico a Venezia (Giglioli 1950).

Nel dettagliato resoconto della solenne incoronazione di Morosina Morosini, Giovanni Stringa descrive nel dettaglio l’abito della dogaressa: “Il manto era tutto di soprariccio d’oro con fioroni d’argento, sparsi per quello; e del medesimo era anco in corno ch’aveva sopra il capo con la solita fascia d’oro a torno, sotto di cui era un sottilissimo velo bianco di seta, che le andava su le spalle; haveva ella poi la sottana di panno d’oro ricchissima e le pendeva poi sul petto una bellissima croce, composta di finissimi diamanti” (Morosini, Stringa 1604, p. 283).

Il dipinto della collezione Tadini dipende dal ritratto realizzato da Domenico e conservato a Lipsia, Museum der Bildenden Künste: rispetto all’originale il pittore riduce il formato, trasformandolo in un ritratto a mezzo busto, modificando di conseguenza la posizione delle mani e sostituendo con uno sfondo scuro la finestra paesaggistica che richiamava la cerimonia dell’incoronazione. Dove Domenico Tintoretto aveva restituito con pennellate nervose i bagliori del manto dorato, qui lo sguardo indugia sui ricami, accuratamente riprodotti, come in un’altra versione pure attribuita a Domenico e conservata in collezione privata (Adank 2025, p. 204).

La qualità pittorica è sostenuta, anche se non comparabile a quella delle tele autografe di Domenico, ed è plausibile che si tratti di una copia nell’ambito della bottega e in una data non lontana dall’esecuzione degli originali, per rispondere alle esigenze di diffusione dell’immagine dogale (sul pagamento di “un retratto nostro in habito ducal e un piccolo per metter a Uriagho” da parte di Marino Grimani: Sclosa 2010-2013, p. 136).

Marco Albertario

1940, Mauro Pelliccioli.

Bibliografia

L. Tadini, Descrizione generale dello stabilimento dedicato alle belle arti in Lovere dal Conte Luigi Tadini cremasco, Milano 1828, pp.18-19, nn. 76, 75.

L. Tadini, Descrizione generale dello stabilimento dedicato alle belle arti in Lovere dal Conte Luigi Tadini cremasco, Bergamo 1837, p.23, nn. 76, 75.

Catalogo della Galleria Tadini Lovere 1903, p.17, nn.107-105.

E. Scalzi, Catalogo dei quadri della Galleria Tadini, Lovere 1929, p.66, nn.107, 105

G. A. Scalzi, Galleria Tadini. Guida, II, Lovere 1992, p.18, nn.107, 105.

M. Sclosa, Le finestre di paesaggio nei ritratti di Domenico Tintoretto e Leandro Bassano, tesi di dottorato, XXII ciclo, «Università Ca’ Foscari di Venezia», a.a. 2009, pp. 109, 124.

E. Cimolato, Le copie dei ritratti dei serenissimi. I ritratti del doge Marino Grimani e della dogaressa Morosina Morosini della Galleria dell’Accademia Tadini, tesi di laurea, Scuola di restauro di Botticino, a.a. 2022/2023.

 

Per saperne di più:

G. Rota, Lettera nella quale si descrive l’ingresso nel Palazzo Ducale della serenissima Morosina Morosini Grimani prencipessa di Venetia. Venezia, Gio Anto Rampazetto, 1597.

F. Morosini, G. Stringa, Venetia città nobilissima et singolare; descritta già in 14. libri da M. Francesco Sansouino: et hora con molta diligenza corretta, emendata, e più d’vn terzo di cose nuoue ampliata dal M.R.D. Giouanni Stringa, Venezia 1604.

O. H. Giglioli, Four Unknown Portraits, “The Burlington Magazine”, Vol. 92, No. 570 (Sep., 1950), pp. 268-270.

A. Boholm, The Coronation of Female Death: The Dogaressa of Venice, «Man» No 1, vol 27, 1992 pp. 91-104.

M. Hochmann, Le mécénat de Marino Grimani. Tintoret, Palma le Jeune, Jacopo Bassano, Giulio del Moro et le décor du palais Grimani; Véronèse et Vittoria à San Giuseppe, «Revue del’Art», 1992, 95, pp. 41-51.

B. Wilson,  “Il Bel Sesso, e l’austero Senato’: The Coronation of Dogaressa Morosina Morosini Grimani, Renaissance Quarterly”, vol. 52, no. 1, 1999, pp. 73–139

M. Sclosa, Per la ritrattistica di Leandro Bassano e Domenico Tintoretto, in Jacopo Bassano, i figli, la scuola, l’eredità, I, atti del convegno internazionale (Bassano del Grappa – Padova, 30 marzo . 2 aprile 2011), a cura di G. Ericani, “Bollettino del Museo Civico di Bassano del Grappa”, 2014, pp. 131-140, 287-295.

P. Benussi, Morosina Morosini Grimani (1545 – 1614). L’immagine di un dogado, in I meriti delle donne. Profili di arte e storia al femminile dai documenti dell’Archivio di Stato di Venezia (secoli XV XVIII), catalogo della mostra, (Venezia, Palazzo Mocenigo, 7 marzo – 6 giugno 2014), a cura di P. Benussi, A. Schiavon, Trieste 2014, pp. .

T. Bergamo Rossi, I monumenti dei Dogi. Sei secoli di scultura a Venezia, Venezia 2020.

G. Gullino, GRIMANI, Marino. in Dizionario Biografico degli Italiani, volume 59, Roma 2002.

M. Grosso,  ROBUSTI, Domenico, detto Tintoretto. in Dizionario Biografico degli Italiani, volume 88, Roma 2017.

M. Adank, I Grimani di San Luca. Cultura materiale, genere e potere a Venezia tra Cinque e Seicento, Roma 2025.

 

Domenico Tintoretto, Ritratto del doge Marino Grimani, olio su tela, 119.4 × 108.6 cm; Cincinnati Art Museum, Cincinnati (Ohio, Stati Uniti d’America)

Domenico Tintoretto, Ritratto di una dogaressa (Morosina Morosini); olio su tela, 111 x 93,5 cm, Museum der bildenden Kunste, Lipsia (Germania)

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