Autore: Pietro Damini (Castelfranco Veneto, 1592 – Padova (?) 1631)
Data: 1628-1629
Tecnica e supporto: olio su tela
Dimensioni: 337 x 283 cm
Inventario: P 8
Autore: Pietro Damini (Castelfranco Veneto, 1592 – Padova (?) 1631)
Data: 1628-1629
Tecnica e supporto: olio su tela
Dimensioni: 337 x 283 cm
Inventario: P 8
“8. Il battesimo di S. Agostino. Nel mezzo del quadro è il santo seminudo, che in ginocchio, e colle braccia
incrocicchiate al petto riceve l'acqua battesimale versatagli sul capo da Sant'Ambrogio vestito in abito
pontificale. Santa Monaca madre di S. Agostino se ne sta dietro al figlio piena di pietà e di gioia. S.
Ambrogio è circondato ed assistito da altri sacerdoti e chierici. Nel davanti e per tutto il quadro si veggono
bellissimi gruppi di persone intervenute alla sacra funzione. Opera di Pietro Damini da Castelfranco, che vi
appose il suo nome.”
Luigi Tadini, Descrizione generale dello Stabilimento dedicato alle Belle Arti in Lovere dal Conte Luigi Tadini cremasco, Milano 1828.
La grande pala rappresenta Ambrogio, vescovo di Milano, che battezza il giovane Agostino alla presenza della madre Monica, in vesti vedovili alle spalle del figlio; intorno si accalcano religiosi, dignitari e mendicanti, raffigurati con un forte scorcio dal basso, che conferisce alla scena un respiro monumentale.
L’evento è ambientato in una basilica definita da pochi essenziali elementi architettonici, sotto un baldacchino rosso che contribuisce a definire la spazialità della scena, unitamente a una serie di personaggi e oggetti. L’impostazione prospettica è tuttavia contraddetta dalla marcata compressione delle figure e dello spazio, derivata al pittore dai modelli compositivi di Palma il Giovane, il pittore che tra la fine del XVI e il primo quarto del XVII secolo dominava la scena artistica veneziana.
Il modello palmesco è solo una delle componenti stilistiche del dipinto: dominano infatti da un lato il riferimento a Paolo Veronese, evidente nel cromatismo schiarito e in numerosi elementi compositivi, a partire dalla monumentale cornice architettonica, dall’altro quello a Carlo Saraceni che, era rientrato a Venezia nel 1619 imponendosi sulla scena artistica per il connubio tra il luminismo caravaggesco e il cromatismo proprio della tradizione veneziana; emerge infine, nell’attenzione alla realtà e nel classicismo così singolarmente coesistenti nel Battesimo, l’influenza della pittura emiliana, a partire da Ludovico Carracci a Guido Reni.
Se non vi è traccia della firma (probabilmente apocrifa e rimossa in occasione di un antico restauro) trascritta dal conte Tadini in una carta d’archivio, questo complesso intreccio di influssi costituisce la caratteristica fondamentale del linguaggio artistico di Pietro Damini, nato a Castelfranco e formatosi dapprima presso botteghe della Terraferma (a Treviso e Padova), poi a Venezia. Il suo percorso si svolse in parallelo con quello di Alessandro Varotari, detto il Padovanino (1588-1649), ma, a differenza di questi, Damini individuò il suo punto di riferimento principalmente in Paolo Veronese e nel giovane Tiziano, adeguando il proprio linguaggio alle istanze della Controriforma. Il rispetto delle nuove esigenze devozionali emerge nella semplificazione della composizione e nell’ambientazione contemporanea delle scene sacre: i due aspetti sono evidenti anche nella pala dell’Accademia Tadini, dove l’azione liturgica è al vertice di un triangolo definito da due ali di folla, dominate rispettivamente da figure maschili a destra e femminili a sinistra che sfoggiano vesti aggiornate alla moda spagnola. A un’osservazione attenta, le figure intorno alla scena replicano con sottili variazioni un numero ridotto di modelli ricorrenti e si colgono alcuni elementi seriali, ricorrenti nelle composizioni di Damini.
Nel Battesimo di sant’Agostino Damini coniuga nella resa delle figure e nell’ambientazione il ritorno ai modelli veneziani del Cinquecento e il naturalismo di matrice saraceniana, giungendo a un esito felicissimo – “opera di discreta importanza” la dichiarava Roberto Longhi nel 1913 (Savy 2021, p. 178) – dove la complessa cultura figurativa e il ricorso a modelli si sciolgono in una “vaga e facile maniera di dipingere” (Ridolfi 1648, p. 251).
Lo stemma e l’iscrizione sul gradino ricordano la committenza della nobile cremasca “Sr Ortensia Vimercata Sanseverina” e consentono di collegare il dipinto alla notizia di Claudio Ridolfi: “Condottosi a Crema, operò una tavola ad alcune monache” (Ridolfi 1648, pp. 249-250). Il dipinto non compare nelle fonti cremasche e negli inventari delle soppressioni (Belvedere 2009, pp. 182-183), ma il soggetto consente di ricondurlo al monastero agostiniano femminile di Santa Monica nel sobborgo di Ombriano.
Per il Battesimo la critica ha generalmente accolto la cronologia intorno al 1625 implicitamente suggerita da Ridolfi (da ultimo De Vierno 1983, pp. 178-179, con bibliografia precedente; Banzato 1984, p. 24; Banzato 2013, p. 7), ma nuove acquisizioni e riflessioni sulla produzione di Damini (Benucci 2009, Miscioscia 2019) e la presenza di riferimenti emiliani che nella pittura di Damini si accentuano a partire dagli anni intorno al 1627 avallano per il Battesimo una realizzazione avanzata, intorno al 1628-1629 (Sgarbi 1984, pp. 166-167; per una datazione “molto più tarda” è anche Bliznukov 2001, p. 37).
Monica Ibsen
2024-2025, Roberta Grazioli, Bergamo.
Bibliografia
C. Ridolfi, Le maraviglie dell’arte, overo le vite degl’illustri pittori veneti e dello Stato, Venezia 1648, pp. 249-250.
L. Tadini, Descrizione generale dello stabilimento dedicato alle belle arti in Lovere dal conte Luigi Tadini cremasco, Milano 1828, p. 9 n. 8.
L. Tadini, Descrizione generale dello stabilimento dedicato alle belle arti in Lovere dal conte Luigi Tadini cremasco, Bergamo 1837, pp. 9-10 n. 8.
Catalogo della Galleria Tadini, Lovere (BG) 1903, p. 7 n. 8.
E. Scalzi, Catalogo dei quadri esistenti nella pinacoteca con note illustrative, Lovere 1929, p. 34 n. 8.
C. Donzelli, G.M. Pilo, I pittori del Seicento veneto, Firenze 1967, p. 148.
G.A. Scalzi, La Galleria Tadini, Lovere 1969, p. 4.
A.M. Pedrocchi, Un dipinto di Pietro Damini a Telgate, “Arte Lombarda”, XLI (1978), pp. 24-27, a p. 27.
R. Pallucchini, La pittura veneziana del Seicento, Milano 1981, p. 88.
P.L. Fantelli, Pietro Damini, in La pittura in Italia. Il Seicento, vol. II, Milano 1989, pp. 709-710.
G.A. Scalzi, La Galleria Tadini, Lovere 1992, p. 7.
D. Banzato, Pietro Damini e i suoi modelli formali, in Pietro Damini 1592-1631. Pittura e controriforma, catalogo della mostra (Padova, Palazzo della Ragione, 15 maggio – 30 settembre 1993), a cura di D. Banzato e P.L. Fantelli, Milano 1993, pp. 27-38, p. 36.
G.A. Scalzi, Galleria Tadini. Guida, Lovere 1992, p. 7 n. 8.
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M.A. De Vierno, scheda in Pietro Damini 1592-1631. Pittura e controriforma, catalogo della mostra (Padova, Palazzo della Ragione, 15 maggio – 30 settembre 1993), a cura di D. Banzato e P.L. Fantelli, Milano 1993, pp. 178-179.
D. Banzato, In margine alla mostra di Pietro Damini. Qualche ripensamento e una novità, “Bollettino del museo civico di Padova”, LXVI, 1977 [1994], pp. 13-26 alle pp. 19, 24.
G. Fossaluzza, Schede su Pietro Damini, “Bollettino del Museo Civico di Padova”, LXVI, 1977 [1994], pp. 123-154, a pp. 137, 148.
M. Lucco, Un nuovo dipinto di Pietro Damini, “Bollettino del Museo civico di Padova”, LXVI, 1977 [1994], pp. 53-80, a pp. 71-72.
V. Sgarbi, Damini e la cultura barocca, “Bollettino del Museo civico di Padova”, LXVI, 1977 [1994], pp. 163-167, a pp. 166-167.
G.A. Scalzi, I restauri del Tadini, Lovere (BG) 2000, pp. 66-69.
D. Banzato, Padova 1600-1650, in La pittura nel Veneto. Il Seicento, I, a cura di M. Lucco, Milano 2000, pp. 120-154, p. 138.
A. Bliznukov, Per Pietro Damini, “Bollettino del Museo civico di Padova”, 2001, pp. 35-37, a p. 37.
B.W. Meijer, Per Pietro Damini disegnatore, “Artibus et historiae”, 2007, pp. 131-147, a p. 139.
M. Belvedere, Crema 1774. Il Libro delli Quadri di Giacomo Crespi, supplemento a “Insula Fulcheria”, n. 39 (2009).
F. Benucci, Storia, comunicazione politica e immagine artistica: una rilettura del telero di Pietro Damini nel Municipio di Padova, “Terra d’Este: rivista di storia e cultura”, XX, 2009, pp. 157- 203, a p. 182.
D. Banzato, Pietro Damini. Maddalena. Dipinti inediti del barocco italiano da collezioni private, “Quaderni del Barocco”, 17 (2013), p. 7.
A. Miscioscia, La chiesa di Santa Maria Assunta in Ombriano, Cremona 2019, pp. 70-73.