Cupido che intaglia l’arco (copia da Parmigianino)

Autore: Pittore emiliano

Data: 1550 - 1600 circa

Tecnica e supporto: olio su tela

Dimensioni: 128 x 63 cm (senza cornice)

Inventario: P 208

“175. Quadro bislungo in piedi, rappresentante Amore che nudo e col piede sinistro calpestando alcuni libri, si fabbrica l’arco, più indietro si veggono due amorini, uno che ride ed un’altro che piange. Questo quadro fu replicato cinque volte dal Parmigianino che ne fu l’ autore.”

Luigi Tadini, Descrizione generale dello Stabilimento dedicato alle Belle Arti in Lovere dal Conte Luigi Tadini cremasco, Milano 1828.

Nella prima edizione delle Vite (1550) Vasari ricorda che Parmigianino dipinse per “un gentihuomo parmigiano a punti di luna un Cupido, che fabbricava uno arco di legno, la qual pittura fu tenuta bellissima”. Qualche dettaglio in più si ricava da una delle lettere di Anton Francesco Doni (pubblicate nel 1552) che consiglia a Simone Carnesecchi una serie di opere da vedere in tutta Italia e conclude: “Andando à Parma fate di vedere il Cupido del Parmegianino in ogni modo il quale è in mano del cavallier Baiardo, & le cofe di Anton da Correggio, & in Mantova di Giulio Romano.” Infine Vasari (1568) riassume la vicenda riportando il nome del committente, Francesco Baiardo, che nel frattempo era scomparso (1486-1561; sulla sua collezione, Popham 1967): “In questo medesimo tempo fece al cavalier Baiardo, gentiluomo parmigiano e suo molto familiare amico, in un quadro un Cupido che fabrica di sua mano un arco: a’ piè del quale fece due putti, che sedendo uno piglia l’altro per un braccio e ridendo vuol che tocchi Cupido con un dito, e quegli, che non vuol toccarlo, piange mostrando aver paura di non cuocersi al fuoco d’amore. Questa pittura, che è vaga per colorito, ingegnosa per invenzione e graziosa per quella sua maniera che è stata et è dagl’artefici e da chi si diletta dell’arte imitata et osservata molto, è oggi nello studio del signor Marcantonio Cavalca, erede del cavalier Baiardo ….”.

Il celebre  Cupido che intaglia l’arco  sarebbe successivamente passato nella collezione di Antonio Pérez del Hierro, segretario particolare e del Consiglio di Stato di Filippo II, re di Spagna, nel 1585 (“Un quadro de Un cupido en tabla q esta haciendo Un arcoy tiene dos ninos a los pies con su cortina de tafetan bareteado”: Delaforce 1982, pp. 748-749); la sua collezione d’arte fu confiscata dalla casa reale spagnola. Il conte Khevenhüller, ambasciatore di Rodolfo II d’Asburgo, cercò di assicurarsi l’opera per le collezioni imperiali, ma l’acquisto fu perfezionato solo nel 1603, con il consenso di Filippo III.

Cecil Gould (1994, pp. 120-122) e successivamente Robert Wald (2002) hanno individuato il modello nell’Eros che incorda l’arco di Lisippo, destinato al tempio di Eros a Tespie, noto attraverso numerose copie di età romana. In particolare, Wald ha segnalato l’esistenza di una versione della statua a Venezia presso lo Statuario Grimani, ricostruendo le circostanze di un soggiorno del pittore a Venezia. Il modello è stato adattato da Parmigianino che rappresenta Cupido di spalle e con una inversione dx/sx, nell’atto d’intagliare l’arco nella clava di Eracle, anziché fornirlo di corda.

Prima e dopo la partenza da Parma, il dipinto fu copiato in più occasioni (un primo elenco delle copie, che non comprende quella loverese, è suggerito da Wald 2002) e inciso da Franciscus van der Steen (Frans van der Steen) che lo attribuisce però a Correggio.

La copia loverese non è registrata tra quelle censite da Wald. Il conte Tadini riteneva di essere in possesso di una sesta versione, autografa. Se il travisamento di una copia per originale rientra nelle abitudini del collezionista, resta da capire a quale fonte attingesse per individuare le cinque versioni esistenti in altre collezioni, dal momento che la biografia di Ireneo Affò (1784, pp. 83-84) che gli era certamente nota segnala soltanto l’originale nelle collezioni imperiali a Vienna.

Roberta Grazioli, Bergamo 2024-2025.

Bibliografia

L. Tadini, Descrizione generale dello stabilimento dedicato alle belle arti in Lovere dal conte Luigi Tadini cremasco, Milano 1828, p. 37, n. 175.

L. Tadini, Descrizione generale dello stabilimento dedicato alle belle arti in Lovere dal conte Luigi Tadini cremasco, Bergamo 1837, pp. 47-48, n. 175.

Catalogo della Galleria Tadini, Lovere 1903, p. 23 n. 208.

E. Scalzi, Catalogo dei quadri della Galleria Tadini, Lovere 1929, p. 42, n. 208.

 

Per saperne di più

G. Vasari, Le vite de piu eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri, descritte in lingua toscana, In Firenze, [Lorenzo Torrentino], 1550.

A.F. Doni, Tre libri di lettere del Doni. E i termini della lingua toscana, Venezia, presso Francesco Marcolini, 1552.

G. Vasari, Le vite de’ piu eccellenti pittori, scultori et architettori, scritte, & di nuovo ampliate. Co’ ritratti loro et con le nuove vite dal 1550 insino al 1567, In Fiorenza, appresso i Giunti, 1568.

I. Affò, Vita del graziosissimo pittore Francesco Mazzola detto il Parmigianino, Parma 1784.

A.E. Popham, The Baiardo inventory in Studies in Renaissance & Baroque Art presented to Anthony Blunt on his 60th birthday, London – New York [1967] 1967, pp.26-30.

A. Delaforce, The Collection of Antonio Pérez, Secretary of State to Philip II, ”The Burlington Magazine”, vol. 124, no. 957, 1982, pp. 742–53.

M. Vaccaro, Parmigianino: I dipinti, Torino 2002, pp. 180-181, n. 34.

R. Wald, Parmigianino’s Cupid Carving His Bow: History, Investigation, Restoration, in Parmigianino e il manierismo europeo, atti del Convegno internazionale di studi (Parma, 13-15 giugno 2002), a cura di L. Fornari Schianchi, Cinisello Balsamo 2002, pp. 165-181.

Parmigianino e il manierismo europeo, catalogo della mostra (Parma, Galleria Nazionale, 8 febbraio – 15 maggio 2003) a cura di S. Ferino-Pagden, L. Fornari Schianchi, Cinisello Balsamo 2003, pp. 276-277, cat. no. II.2.31.

D. Ekserdjian, Parmigianino, New Haven 2006, pp. 98-99.

L. Konečný, Cupid Carving His Bow from Parmigianino to Rubens, “Notes in the History of Art”, vol. 34, no. 1, 2014, pp. 24–31.

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