P 89

Autore: Domenico Riccio detto il Brusasorzi o Brusasorci (Verona, 1516 – Verona, 1567)

Data: 1560

Tecnica e supporto: olio su tela

Dimensioni: 168x120,5 con cornice; 154x107 la tela

Inventario: P 89

La tela, insieme al suo pendant rappresentante San Francesco riceve le stimmate (olio su tela, 168×120 con cornice; 154×107 senza cornice, inv. P 85) è descritte dalle principali fonti veronesi nella sua collocazione originaria, il sacello delle Sante Teuteria e Tosca presso la chiesa dei Santi Apostoli a Verona. La committenza è nota e di altissimo livello, a conferma della rilevanza delle opere. La famiglia Bevilacqua, che deteneva il patronato della cappella, interviene dopo la metà del Cinquecento affiancando il rettore Giambattista Peretti nel rinnovamento dello spazio ecclesiastico, e affida il sepolcro di famiglia a Matteo Sammicheli e le due pale degli altari laterali a Domenico Brusasorzi.

La grandiosità dell’impianto – con la figura del santo solidamente accampata in primo piano contro un paesaggio liricamente delineato nelle sue lontananze – si sostanzia di una fine osservazione naturalistica nella resa fisionomica e nella registrazione attenta della sostanza delle cose – rovine, edifici, masse boscose che reagiscono sottilmente alla luce.

I dettagli così rigorosamente indagati, il colorito delicato, la fattura veloce segnano la marcata distanza tra la cultura pittorica veronese e la scuola veneziana e al tempo stesso denunciano la complessità culturale della pittura di Domenico, aggiornatosi sulle tendenze della maniera dell’Italia centrale attraverso la conoscenza di Giulio Romano a Verona e ancor più a Mantova, sensibile alla tradizione fiamminga, ma anche attento a quanto Paolo Veronese e Tiziano andavano facendo a Venezia.

La cronologia delle opere (il San Guglielmo è datato “MDLX” sulla facciata della chiesa in secondo piano, il San Francesco presenta la data frammentaria “156.” sul volume) consente di collocarle nella fase matura della produzione dell’artista, quando le diverse componenti della sua cultura artistica sono sottoposte a una rimeditazione attenta che conferisce alle figure una più intensa introspezione, evidente in particolare nel San Guglielmo, e una solida coerenza formale. Dal restauro si attende un recupero dei valori pittorici particolarmente evidenti nel paesaggio, nel quale Brusasorzi esprime quella specifica declinazione della scuola di paesaggio veronese ispirata a modelli fiamminghi che lo caratterizza fin dagli anni ‘40 del Cinquecento e che aveva trovato modo di esprimersi nei cantieri dei palazzi e delle ville di Verona.

Il conte Tadini acquista i dipinti nel 1811 attraverso la mediazione di un rigattiere, qualificato nei documenti come “l’indorador del corso” (probabilmente da identificare con Corso di Porta Borsari, non lontano dalla chiesa). Proprio a fronte della fama delle due opere, il conte chiedeva una perizia al collezionista veronese Cristoforo Laffranchini che ne attestasse l’antica e originaria collocazione nella chiesa veronese. Il documento, recentemente individuato nell’archivio della Fondazione, rappresenta una testimonianza concreta della formazione della raccolta.


Per saperne di più:

L. Franzoni, Per una storia del collezionismo. Verona: la Galleria Bevilacqua, Milano 1970, pp. 75-76

P. Carpeggiani, Domenico Brusasorci in Maestri della pittura veronese, Verona 1974, p. 224

E.M. Guzzo, Vicende artistiche tra XII e XX secolo, in La venerabile Pieve dei Santi Apostoli in Verona. Ricerche storiche nell’ottavo centenario della consacrazione, Verona 1994, pp. 194-197, 214 note 72-75

M. Albertario, “Darò notizie della mia Galleria”. Le raccolte del conte Luigi Tadini in Musei nell’Ottocento. Alle origini delle collezioni pubbliche lombarde, Torino 2012, p. 139

F. Marcorin, Un cantiere per due committenti: la rifabbrica cinquecentesca della cappella delle sante Teuteria e Tosca, in “Verona illustrata”, n. 30, 2017, pp. 39-56.

Monica Ibsen