Autore: Francesco Hayez

Data: 1867-1875

Tecnica e supporto: olio su tela

Dimensioni: 210x128 cm

Inventario:

Testimonianza del legame tra Francesco Hayez e i nipoti, testimoniato tra l’altro da una fitta corrispondenza, sono le opere donate a Carlotta Martinolli e al marito Enrico Banzolini. Pegno d’affetto doveva essere l’Autoritratto, promesso fin dal 1871, la cui data di consegna resta però ignota. Il dipinto risulta a parer mio compreso tra la tela datata 1872 e destinata ad Angiolina Rossi, l’Autoritratto per la famiglia Zucchi Calderara e la versione più ufficiale datata 1878 e donata all’Accademia di Venezia.
Nella minuta di una lettera riferibile al luglio 1875 indirizzata a Giuseppina Negroni Prati, dove Hayez ammette la difficoltà a concludere “L’Ecce Homo ed una Vergine” che “dopo aver mancato per otto anni ho dato la mia parola di spedire a Lovere”. Nelle successive versioni si fa riferimento genericamente ad “alcuni dipinti, come l’Ecce Homo ed un piccolo quadretto”, o semplicemente del “puntiglio di mantenere la promessa che ho dato a mia nipote di fare avere il dipinto l’Ecce Homo pei primi del venturo Agosto”.
Sulla base di questa testimonianza vanno riferiti al 1867 circa l’avvio dei lavori o almeno la promessa delle tele, che forse potrebbe essere maturata nell’ambito di quel soggiorno a Lovere rievocato con nostalgia nel 1871: “Lovere, quel bello e pittoresco paese, la vostra casa, la Carlotta e voi mi conviene assai più e sapete perché? Perché mi sembra di essere a casa mia”. In effetti, la tela con la Vergine è firmata e datata ”Franc.o Hayez / dipinse / 1869” anche se sarà conclusa nel 1870, come testimonia lo stesso pittore in una lettera al nipote.
L’Ecce Homo, estremo capolavoro della pittura sacra di Hayez, impegna a lungo il pittore. L’aggiunta in corso d’opera di circa trenta centimetri di tela in basso, ben evidente anche ad una superficiale osservazione, accentua l’effetto scenografico innalzando e nel contempo allontanando la figura del Cristo. Hayez vi lavora ancora nel settembre 1874, e nel giugno 1875 lo dà per quasi compiuto, compiacendosi della propria capacità di dipingere a malgrado l’età e le condizioni di salute non buone. La tela sarà spedita a Lovere nel luglio dello stesso anno.
Va sottolineato come l’opera sia prodotta e donata (non commissionata quindi) ma senza una precisa destinazione; si deve quindi alla lungimiranza della nipote Carlotta Martinolli la scelta di depositarla presso l’Accademia Tadini, una decisione che incontra l’approvazione del pittore che, nel corso del soggiorno loverese, aveva avuto modo di visitare lo Stabilimento.
Marco  Albertario

Per saperne di più:
– F. Mazzocca, Francesco Hayez. Catalogo ragionato, Milano 1994; Hayez dal mito al bacio, catalogo della mostra (Padova, Palazzo Zabarella, 20 settembre 1998, 10 gennaio 1999) a cura di F. Mazzocca, Venezia 1998.
– Hayez nella Milano di Manzoni e di Verdi, catalogo della mostra (Milano, Pinacoteca di Brera, 13 aprile – 25 settembre 2011) a cura di F. Mazzocca, S. Bandera, I. Marelli, Milano 2011.
– M. Albertario, Lettere dalla periferia dell’Impero. Enrico Banzolini e Francesco Hayez, in Musei lombardi a tre colori. Materiali tra arte e storia, Torino 2012, pp. 41-69.
– Francesco Hayez, catalogo della mostra (Milano, Gallerie d’Italia, 7 novembre 2015-21 febbraio 2016), a cura di F. Mazzocca, Milano 2015.
– La tavolozza di Francesco Hayez. Storia, conservazione e scienza, a cura di E. Lissoni, L. Rampazzi, introduzione di F. Mazzocca, Milano 2015.
– M. Albertario, “A 85 anni fui ancora pittore”. Francesco Hayez nelle collezioni dell’Accademia Tadini di Lovere, in La tavolozza di Francesco Hayez Milano 2015, pp, 103-107.