Il bozzetto dell’opera di Timo Bortolotti è stato donato dall’Associazione d’Ada nell’ambito del progetto di valorizzazione “Timo Bortolotti uno scultore del Novecento da riscoprire”.

Restauro: Giorgio Mascherpa

Fotografia: Davide Bassanesi

Autore: Timo Bortolotti (Darfo, 1884 - Milano, 1954)

Data: 1890

Tecnica e supporto: gesso

Dimensioni: 31x13x10,5 cm

Inventario:

La  “stagione loverese” nella grande avventura nel mondo dell’arte di Timo Bortolotti s’innesta negli anni fra il 1943 e il 1948: sfollato da Milano sotto i bombardamenti e privato della casa-studio di Capo di Lago, resa inagibile dai nazisti, è costretto a riparare altrove. Sceglie Lovere, la cittadina che aveva accolto la sua formazione giovanile durante gli anni in collegio. Ricava il suo nuovo studio sul lungolago a Palazzo Gregorini, un tempo Hotel Lovere, dove trova gli spazi ideali per continuare a lavorare.

Nel 1946 Enrico Scalzi, direttore dell’Accademia Tadini lo invita a tenere una personale proprio all’interno dell’Accademia (fra le varie opere, espone la Via Crucis eseguita per la V Triennale di Milano).

Le opere loveresi di Timo Bortolotti si avvicendano fra committenze pubbliche, ritratti privati e arte sacra. Nel 1946 realizza il Sacrario dei Tredici Martiri nel cimitero del paese, per commemorare il tragico eccidio dei giovani partigiani, fucilati nel dicembre del 1943 a Lovere durante una rappresaglia nazifascista.

Nel 1948 per la Congregazione delle Suore di Carità modella il gruppo scultoreo con le beate Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa (beatiificate il 30 maggio 1926 e il 7 maggio 1933, saranno canonizzate il 18 maggio 1950). Del gruppo si conoscono il bozzetto, il modello in gesso (qui riporodtto in una fotografia del Museo Fondo Fotografico Documentario Timo Bortolotti presso l’archivio del Museo Il Cassero per la scultura italiana di Montevarchi, inv. FT1244), oggi conservato all’interno del “Conventino”, e la versione in bronzo posta nel cimitero Maggiore “Musocco” di Milano, nel campo riservato alle Suore della Congregazione.

Nel bozzetto, come si nota, la posizione delle due Beate appare invertita rispetto alla soluzione definitiva rappresentata dal modello, così come confermano i due restauri eseguiti dalla famiglia Gian Ferrari (il primo a cura di Alba, figlia di Timo e il secondo, più recente, eseguito dal nipote Martino Mascherpa).

Probabilmente l’artista ha modificato la versione finale su segnalazione della committenza, che ha inteso rimarcare il ruolo di Bartolomea come guida fondatrice dell’istituto e quello di Vincenza nelle vesti di fedele collaboratrice.

Tuttavia è proprio nel bozzetto in gesso del gruppo scultoreo che Timo Bortolotti riesce a restituire con maggior intensità la mitezza degli animi delle due Beate, ricreando un’atmosfera di intima dolcezza e al tempo stesso di pacata determinazione, che le unì nella comune missione religiosa.

Eletta Flocchini

Per saperne di più

Timo Bortolotti 1884-1954. Le sculture, i disegni e il Fondo Documentario dell’artista, a cura di F. Tiripelli, Firenze 2017.

 

Sitografia:

Il Cassero per la scultura – Autori: TImo Bortolotti