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La Storia
L'Accademia Tadini
Nel 1829 il conte Luigi Tadini, di origine cremasca, fonda l’Istituto di belle arti Tadini, oggi noto come Accademia Tadini, composto di una galleria aperta al pubblico, dove esporre la propria raccolta d’arte, da una scuola di musica e da una scuola di disegno.
Il progetto s’inquadra nel vivace dibattito culturale sulla funzione educativa del museo, che interessa, tra Sette e Ottocento, i principali centri lombardi. In quel periodo alcuni aristocratici aprono al pubblico le proprie collezioni (lo Stabilimento di Belle Arti di Luigi Malaspina a Pavia, la Pinacoteca di Paolo Tosio a Brescia, l’Istituto Ala Ponzone a Cremona), dove raccolgono capolavori che devono servire da modello alle nuove generazioni di artisti, la cui formazione avviene nelle annesse scuole di pittura, scultura, disegno. Questa rete di collezioni aperte al pubblico è all’origine del sistema museale lombardo.
L’Accademia è oggi composta da una Galleria - una tra le principali collezioni della Regione - e da una attiva Scuola di musica. Dal 1927 ospita una importante stagione concertistica, affidata a interpreti di altissimo livello.
Luigi Tadini
Il figlio del Conte
Luigi Tadini (Verona, 1745 - Lovere, 1829) incarna la figura del “nobile dilettante”, amante del progresso, dell’arte e delle scienze e impegnato in prima persona per il benessere della comunità in campo politico, sociale, culturale.
All’arrivo dei francesi nel 1797 Tadini si adopera per la costituzione del governo della “Libera Repubblica di Crema” e poi per la sua aggregazione alla Repubblica Cisalpina. Lo troviamo ancora nella commissione di cinque rappresentanti di Crema inviati a Milano per porgere l’omaggio della città all’Imperatore d’Austria Francesco I nell’occasione del passaggio della Lombardia al Regno Lombardo-Veneto. In quella circostanza Tadini chiese ed ottenne una visita dell’Imperatore alla “fedelissima città di Crema” ed in particolare al museo che egli andava da qualche tempo costituendo nel proprio palazzo, con l’intenzione di donarlo alla città.
L’aristocrazia cremasca di allora giudica negativamente gli atteggiamenti del Tadini nell’avvicendamento dei vari governi, scambiando per opportunismo la sua disponibilità ed i suoi interventi nelle trattative con l’autorità al potere.
Dal matrimonio con la contessa Libera Moronati era nato un figlio, Faustino Gherardo (26 Settembre 1774). Dopo gli studi compiuti a Bergamo presso il Collegio Mariano, aveva scritto e pubblicato saggi scientifici e filosofici nonché una raccolta di commenti poetici alle sculture del Canova, omaggio che l’artista avrebbe ricambiato più tardi dedicando un marmo alla memoria dei suo giovane ammiratore. Faustino partecipa attivamente agli eventi politici dei cosiddetto triennio giacobino, collaborando all’organizzazione amministrativa e politica di Cremona non appena la città, come tante altre in quel momento, si era auto dichiarata “repubblica indipendente”, per poi unirsi alla Cisalpina. Purtroppo, scompare prematuramente il 7 dicembre 1799, travolto nel crollo di un’ala del palazzo di Lovere durante i lavori di ristrutturazione.
D’accordo con la moglie, Luigi Tadini dispone che il proprio patrimonio e le proprie collezioni d’arte siano messe al servizio della comunità, con la creazione, a Lovere, dell’Istituto di belle arti in un edificio di nuova fondazione affacciato sulle sponde del lago, attiguo a palazzo Barboglio, antica residenza della famiglia.