La tecnica adottata per i soffitti – dipinti a tempera su fogli di carta colorati fissati su tela – consente alla struttura di mantenere una grande leggerezza ed elasticità, elementi indispensabili per un edificio costruito in riva al lago.
Le decorazioni, che variano in ogni stanza, riprendono in gran parte i repertori neoclassici acquistati dal conte Tadini come modelli per gli allievi della
scuola di disegno.
All’interno del palazzo il
Gabinetto archeologico e la
Biblioteca mantengono l’allestimento di età neoclassica con vetrine e scansie originali, mentre la
Galleria delle armi è il risultato di un riallestimento del secondo dopoguerra.
A conclusione dei lavori, nel 1826 si pone sullo scalone d'ingresso una lapide che consacra il palazzo alle arti, alle lettere e alle scienze naturali, tutte categorie rappresentate nelle collezioni.