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Palazzo



La Galleria Tadini ha sede nel palazzo neoclassico voluto dal conte Luigi Tadini per ospitare le proprie collezioni d’arte. Un’immagine dipinta all’interno dell’edificio ne ritrae l’aspetto antico, rimasto sostanzialmente invariato, e ne sottolinea il rapporto con il paesaggio, accentuato dalle finestre che offrono un meraviglioso panorama sul lago.
Il progetto architettonico si deve a Sebastiano Salimbeni, nipote di Tadini e architetto dilettante. I lavori prendono il via con la costruzione della cappella, consacrata alla memoria dell’unico figlio del conte, Faustino.
I lavori per la costruzione del palazzo, avviati nel 1821, si concludono nel 1824, con l’esecuzione degli intonaci, delle cornici, dei frontespizi delle finestre; la realizzazione dei bugnati del portico, dei pavimenti di seminato veneziano (in galleria e nel sottotetto) e la collocazione degli infissi e dei telai per i soffitti della Galleria, poi dipinti dallo scenografo teatrale Luigi Dall’Era.




La tecnica adottata per i soffitti – dipinti a tempera su fogli di carta colorati fissati su tela – consente alla struttura di mantenere una grande leggerezza ed elasticità, elementi indispensabili per un edificio costruito in riva al lago. 

Le decorazioni, che variano in ogni stanza, riprendono in gran parte i repertori neoclassici acquistati dal conte Tadini come modelli per gli allievi della scuola di disegno.
All’interno del palazzo il Gabinetto archeologico e la Biblioteca mantengono l’allestimento di età neoclassica con vetrine e scansie originali, mentre la Galleria delle armi è il risultato di un riallestimento del secondo dopoguerra.
A conclusione dei lavori, nel 1826 si pone sullo scalone d'ingresso una lapide che consacra il palazzo alle arti, alle lettere e alle scienze naturali, tutte categorie rappresentate nelle collezioni.