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Giorgio Oprandi


Giorgio Oprandi: da Lovere al Maghreb, un successo internazionale


Giorgio Oprandi, figlio di Marino e Teresa Bianchi, nasce a Lovere il 1 luglio del 1883. Dopo aver frequentato la Scuola di disegno presso l’Accademia Tadini, si sposta a Bergamo presso la Scuola d’arte applicata all’industria. Successivamente si iscrive all’Accademia Carrara, dove studierà, sotto la guida di Ponziano Loverini. Nel 1907,  insieme a Natale Morzenti, vince il premio del Concorso Piazzoni, che gli consente un primo viaggio di formazione al di fuori del capoluogo orobico.

Giorgio Oprandi partecipa, nel primo decennio del Novecento, a manifestazioni artistiche bergamasche (organizzate soprattutto dal Circolo Artistico) e milanesi, promosse dall’Accademia di Brera e dalla Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano. Nel 1913 vince il concorso per il Legato Oggioni indetto dall’Accademia di Brera, che gli permette un ulteriore soggiorno a Roma, dove probabilmente era già stato grazie al Concorso Oggioni.

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale Oprandi è chiamato al fronte nel corpo degli Alpini. È in questa circostanza che nasce la decorazione della cappella della Madonna dell’Adamello in Conca Venerocolo nei pressi del Rifugio Garibaldi, sul cui altare era collocata l’opera oggi conosciuta con il titolo de L’Alpino morente, donata dall’artista negli anni Cinquanta al Sacrario dei Caduti di Lovere. Nel 1917 il pittore partecipa anche al concorso nazionale intitolato Per la nostra guerra ospitato alla Permanente di Milano, dove l’opera Uniti a un’immagine sola vince un premio importante.

Nel 1921 la prima personale di Oprandi, allestita nella prestigiosa galleria milanese di Lino Pesaro, ottiene un grande riscontro di pubblico e un’eco diffusa sia sulla stampa locale che su quella nazionale. Due fra dipinti più riprodotti e apprezzati, I rimasti e La Primula, sono oggi conservati nella sezione contemporanea della Galleria dell’Accademia Tadini di Lovere.

Verso la fine del 1923 Oprandi condivide un soggiorno di alcuni mesi in Algeria con il collega bergamasco Luigi Brignoli. Questo viaggio, malgrado una certa riluttanza iniziale, rappresenta per l’artista il primo approccio con il fascino delle terre africane. Nel 1925 Oprandi è incaricato da re Fuad I di decorare con dodici pannelli raffiguranti i fasti di Mohammed Alì il Grande una sala del palazzo reale di Ras el Tin ad Alessandria d’Egitto.

Da quel momento l’artista percorrerà per circa un decennio le strade dell’Algeria, della Palestina, dell’Egitto, della Somalia, della Libia e dell’Eritrea a bordo di una “casa viaggiante”, un veicolo attrezzato di cucina e letto, dotato di tutti gli attrezzi del mestiere. Dalle profonde gole del fiume Uebi-Scebeli all’altipiano di Derna, dalle deserte lande africane alla città portuale di Massaua, il racconto dell’Africa dipinta da Oprandi va a coincidere gradualmente con la politica coloniale italiana. Il governo vede nelle opere dell’artista un mezzo efficace per divulgare l’immagine delle colonie italiane d’Oltremare. Diverse sono infatti le mostre di stampo coloniale che lo vedono protagonista. Nel 1927 il Museo Coloniale di Roma, ospita una mostra dedicata alle opere prodotte durante il soggiorno di Giorgio Oprandi in Eritrea con il patronato di Elena d'Orleans, duchessa d’Aosta.

L’esposizione consacra Oprandi “pittore coloniale” e ne favorisce la partecipazione ufficiale all’Exposition Internationale coloniale, maritime et d’art flamand (Anversa, 1930), all’Exposition Coloniale Internationale de Paris (1931), alla Prima mostra Internazionale d’arte coloniale (Roma, 1931-1932) e alla Seconda mostra Internazionale d’arte coloniale (Napoli, 1934). Una mostra d’arte coloniale a lui dedicata è allestita a Ferrara nel 1933 Ai lunghi soggiorni africani Oprandi alterna viaggi in Italia, compiuti sempre grazie al suo veicolo, tante volte fotografato dalla stampa dell’epoca.

Nonostante la sua arte si sia ormai attestata a livello nazionale e internazionale, Giorgio Oprandi continua a mantenere uno stretto legame con le proprie origini. L’Accademia Tadini ospita, nel 1933, la prima mostra personale di Oprandi, alla quale ne seguità una seconda nel 1956.

Bergamo dedica all’artista alcune importanti esposizioni, come quella che si svolge, nel 1931, nel palazzo del Comune di via Tasso, o l’esposizione del 1933 allestita nelle sale della Galleria Permanente d’Arte in piazza Dante. Il rapporto tra Bergamo e Oprandi verrà sancito con l’inaugurazione, avvenuta nel 1939, di un’abitazione-studio lungo le mura di via Fara, progettata dagli amici architetti Luigi e Sandro Angelini, che diventerà da quel momento, fino alla sua morte, il principale spazio espositivo delle personali del pittore.

Nel 1940, Oprandi affronta un impegnativo viaggio in Albania, dove ritrae, come suo solito, costumi e paesaggi tipici del paese balcanico. Le impressioni di questo viaggio, tra cui si ricordano il Ritratto di capo albanese con turbante dell’Accademia Carrara di Bergamo, verranno esposte nel 1941 in una mostra personale allestita nelle sale dell’elegante palazzo Marini-Clarelli di Roma.

Con l’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, Oprandi si ritira nella cerchia familiare di Lovere e nella solitudine dell’altopiano di Bossico, dipinge soprattutto vedute del lago d’Iseo e dei paesaggi circostanti.

Giorgio Oprandi muore a Lovere il 10 gennaio del 1962 ed è sepolto nel cimitero locale. Dopo la morte dell’artista, che non lascia eredi diretti, la memoria e il patrimonio artistico di Oprandi vengono gestiti dalla sorella Maria, che negli anni ne fu gelosa e attenta custode.

 

Silvia Capponi