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La collezione



Nel 1827 il conte Tadini fa trasferire a Lovere  tutte le collezioni che sino ad allora erano esposte nelle sale del suo palazzo a Crema, e “sotto la sua direzione e sorveglianza” progetta l'allestimento delle sale del nuovo Palazzo di Lovere. Nasce così il più antico museo dell'Ottocento in Lombardia dopo la Pinacoteca di Brera.
 
La collezione del conte Luigi Tadini riflette la varietà di interessi di un aristocratico cresciuto nel clima dell’Illuminismo lombardo che raccoglie, nella sua biblioteca opere di letteratura, filosofia, storia e scienze. I suoi interessi sono rivolti alle espressioni più varie dell’arte, della tecnica e della natura: accanto ai dipinti, alle sculture, ai disegni e alle incisioni egli raccoglie porcellane, minerali, fossili e animali imbalsamati. Una sintesi del suo pensiero sembra esprimersi nella semplice epigrafe dedicatoria da lui dettata, posta sullo scalone d’ingresso: A. MDCCCXXVI / LITTERIS ARTIBUS NATURAE / DICATUM
 
Cuore della raccolta sono le opere di Antonio Canova, con il quale il conte Tadini ha un rapporto privilegiato, cui si aggiungono nel tempo quelle dello scultore Giovanni Maria Benzoni, che avvia la propria formazione presso l’Accademia Tadini per poi affermarsi come uno dei protagonisti della scultura dell’Ottocento italiano.
Ma sono soprattutto i raffinati biscuits o le fragili porcellane di Meissen, di Sevres, di Capodimonte che consentono di approfondire la conoscenza del gusto neoclassico.

E’ lo stesso conte Tadini a raccontarci come si forma la raccolta di dipinti che forma il vanto dell’Accademia: “Qualche bel quadro avevo nelle mie case di Verona e campagna ma per far molti acquisti in questo genere, fu la soppressione di tanti monasteri e chiese, ed i bisogni di tante antiche famiglie, per cui si sono venduti dei capi d’opera a pochissimo prezzo nelle pubbliche aste.” Le preferenze per la pittura antica si orientano verso il rinascimento veneziano e veneto, con opere di Jacopo Bellini, Francesco Benaglio, Gerolamo da Treviso, Paris Bordon.
Purtroppo, a differenza di altri suoi contemporanei come il bresciano Paolo Tosio, il conte Tadini non si interessò alla pittura contemporanea: quasi tutte le opere ottocentesche giunsero in Galleria dopo la sua morte.

Negli anni delle soppressioni delle istituzioni ecclesiastiche, Luigi Tadini acquista dipinti provenienti dalle chiese di Crema, nel tentativo di fare del “Museo Tadiniano” una testimonianza della storia della città: entrano così nella raccolta dipinti di origine cremasca come la Pala Manfron, capolavoro di Paris Bordon, e due pale d'altare di Vincenzo Civerchio.

Intorno al 1810 il conte sposta i propri interessi verso la pittura veneta e acquista capolavori come la trecentesca Madonna con il bambino di Jacobello di Bonomo, la Madonna con il Bambino di Iacopo Bellini, la Madonna con il Bambino e santi di Palma il Giovane, il Cristo morto di Piero della Vecchia. A questi si aggiungono dipinti di scuola veronese tra ‘400 e ‘700 - la Madonna con il Bambino di Francesco Benaglio, i Santi Francesco e Guglielmo di Domenico Brusasorci, la Fuga in Egitto di Felice Brusasorci.

Significativa la presenza di opere seicentesche e settecentesche, collezionate quando il gusto corrente era rivolto al classicismo nelle sue varie espressioni piuttosto che al Barocco: approdano così in Galleria le opere di Carlo Francesco Nuvolone, Pietro Ricchi, Bernardo Strozzi, Jacopo Langetti, Bernardino Fusari, Carlo Maratta, fra’ Galgario.

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