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Opere


1941 - L’Albania nei quadri di Giorgio Oprandi

- giugno 1941

Negli primi mesi del 1940 Oprandi parte a bordo dell’auto-casa alla volta dell’Albania accompagnato dall’amico Umberto Ronchi, che lo segue in questo viaggio per circa un mese e che ricorda l’approccio non immediato dell’artista alla terra schipetara: “Ma prima di dipingerla egli ha voluto conoscerla, sentirla questa terra, rilevarne gli aspetti, le caratteristiche, il senso, direi nascosto. Da qui la necessità di percorrerla, di vivere, prima, al suo contatto; di sorprenderla nelle sue ore più intime, nei suoi momenti più pittoricamente felici. Ecco perché Oprandi una volta ancora non ha avuto fretta. Vissuto per anni accanto e in mezzo alle genti dell’Islam, egli ha imparato a non rendersi schiavo del tempo” (Ronchi 1941b, pp. 271-272).

Per circa otto mesi – fino all’ottobre 1940, alla vigilia della guerra italo-greca - Oprandi si sposta sul territorio albanese alternando le città principali ai villaggi e soffermandosi sui costumi tradizionali con un’attenzione documentaristica che si risolve in un uso disinvolto della pennellata.

Nel giugno del 1941, sotto l’alto patronato del Sottosegretario agli Affari Albanesi, viene inaugurata a Roma la mostra L’Albania nei quadri di Giorgio Oprandi, ospitata negli spazi - concessi per l’occasione dal Governatorato di Roma - del Palazzo Marini-Clarelli, in via Marche 3. In sei sale sono distribuite circa un centinaio di opere, di cui 59 inerenti al soggiorno in Albania.

Tra quelle più apprezzate e riprodotte su riviste e giornali vanno ricordate: Moschea a Elbasan, Fanciulla scutarina, Capo zingaro albanese (oggi presso l'Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo), Ritratto di capo albanese con turbante (Gamec, Bergamo), Verso il lago di Presba o Castello di Scanderbeg (Cruja).

Due trasmissioni dell’E.I.A.R. sono dedicate a questa manifestazione artistica e molte sono le personalità che visitando l’esposizione, esprimono il loro apprezzamento, come Cornelio di Marzio, Giuseppe Bottai, Marcello Piacentini, il conte Suardi e Pietro Capoferri. La sezione di Cultura dell’Ambasciata tedesca sollecita poi Oprandi a esporre a Vienna e a Monaco nell’anno successivo.

Come viene sottolineato dalla stampa il largo interessamento suscitato dalla mostra deriva dalla “specializzazione dell’artista, che si può dire colonialista” (La Mostra 1941, p. 3). La fase africana di Oprandi viene infatti inclusa nella mostra dell’Albania e le tele schipetare viste come una prosecuzione naturale dell’attività di Oprandi quale “pittore delle colonie italiane”.

L’Albania nei quadri di Giorgio Oprandi rappresenta l’ultima partecipazione dell’artista a un’esposizione nazionale. La mostra di Roma verrà replicata nell’autunno 1941 anche a Bergamo, negli spazi della casa che il pittore loverese aveva inaugurato nel 1939.

Per saperne di più:

L’Albania nei quadri di Giorgio Oprandi, catalogo della mostra, Galli, Roma [1941].

A. Cr. [A. Crespi], Mostra di Giorgio Oprandi, in «Meridiano di Roma», anno VI, n. 29, 20 luglio 1941, p. 5.

A. Crespi, Cronache e commenti. Roma. Mostre varie, in «Emporium», vol. XCIV, n. 561, settembre 1941, pp. 138-139.

La Mostra Oprandi a Roma, in «L’Eco di Bergamo», anno LXI, n. 148, 14 luglio 1941, p. 3.

U.R. [U. Ronchi], La mostra romana di Giorgio Oprandi nei giudizi della critica d’arte, in «La Voce di Bergamo», anno XXI, n. 162, 16 luglio 1941a, p. 3.

U. Ronchi, Giorgio Oprandi e le sue visioni di terra albanese ed orobica, in «Rivista di Bergamo», anno XX, n. 9, settembre 1941b, pp. 270-273.

S. Capponi