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Opere


Il servizio quotidiano del conte Luigi Tadini


Nell’Inventario che registra i beni del conte Tadini compilato nel1829 sono citate numerose stoviglie in terraglia, molte delle quali descritte come usate o in cattivo stato. Tale usura fa supporre che le terraglie appartenessero ad un servizio di uso quotidiano. Tra i pezzi citati si trovano “37 tondi”, “21 tondi […] 20 tondine simili”, “Quattro zuppiere di terraglia con coperchio, due delle quali offese nel coperchio medesimo”, “11 porta bottiglie”, “13 porta bicchieri”, “9 piatti da portata”.
Le quantità anche per il fatto che quello che viene registrato è sicuramente ciò che è sopravvissuto di una serie di materiali fragili per natura. Singolare ad esempio è il numero delle zuppiere, quattro, o dei piatti da portata, nove, forse un po’ alti per un servizio quotidiano: probabilmente il documento fa riferimento a più servizi.
L’ipotesi trova conferma nell’eterogeneità delle terraglie attualmente conservate presso l’Accademia Tadini, molto diverse tra loro per forma e decorazione. Tra i pezzi è tuttavia possibile effettuare degli accostamenti. La zuppiera (H 152), ad esempio, pare simile stilisticamente al servizio per olio e aceto (inv. H 151) – forse identificabile con il “porta ampoline di terraglia, colle ampolline medesime di cristallo” dell’Inventario – all’ovale da portata e ai piattini sottostanti le tazze da crema qui illustrate. Queste ultime (H 154 - H 158), con corpo scanalato, manici intrecciati e coperchio terminante con fiori, si distinguono per l’eleganza delle forme: nessuna di esse, però, credo possa essere identificata con le tre “salziere” con coperchio citate nell’Inventario. Le forme si rifanno a modelli settecenteschi di manifatture inglesi di terraglia come la Whitehead Factory of Hanley e la Leeds Pottery Factory a Stoke-upon-Trent. La produzione tardo settecentesca dello Staffordshire potrebbe avere costituito un modello anche per i cestini la cui forma era molto popolare in Inghilterra nella seconda metà del Settecento.
Poiché queste terraglie non presentano alcuna marca, non è possibile assegnarle con sicurezza ad una manifattura specifica. Una tradizione orale vuole che tali pezzi siano stati realizzati dalla manifattura Bottaini di Sovere, forse da identificare con la “buona fabbrica di terraglia” già segnalata a Sovere da Maironi da Ponte nel 1820. La manifattura, di fondazione settecentesca, si trovava all’interno di uno stabile attualmente inglobato in palazzo Venturi, in contrada al Ponte. Per la produzione venivano utilizzate le marne argillose del deposito lacustre di Pianico.
Nel 1843 Nicola Bottaini cedette la fabbrica con la relativa licenza alla ditta Moretto Picozzi di Milano. Questa, a sua volta, la vendette alla Richard-Ginori che, poco dopo, la chiuse e trasferì tutte le attrezzature nel suo stabilimento a San Cristoforo a Milano.
Benché il nome Bottaini non sia registrato nell’Inventario giudiziale, pare plausibile che il conte potesse possedere un servizio prodotto da una fabbrica locale che secondo una moda diffusa imitava le forme delle terraglie inglesi.

Per saperne di più:
- B. F. Duina, A. Bianchi, Bottaini de’ Capitani di Sovere. Sei secoli di storia di una nobile famiglia bergamasca (secoli XV-XX), a cura di S. Del Bello, Sovere 1995.
- I. De Palma, La fortuna della terraglia "all'uso inglese", in A tavola con il conte. Porcellane europee della collezione Tadini, catalogo della mostra (Lovere, Accademia Tadini, 22 maggio-28 agosto 2011), Lovere 2011, pp. 24-31.
- I. De Palma, ''Ceramica di Sovere: le manifatture Bottaini, Picozzi e Richard'', in “L'uomo nero”, anno XII, 2011, nn. 11-12, maggio 2015, pp. 53-65.