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Opere


Beneficenza del conte Tadini

Giovanni Maria Benzoni - 1839-1858
marmo, 186 x 120 x 56 cm
G 3

L’idea di una «statua colossale» in memoria di Luigi Tadini destinata all’Accademia da lui fondata risale all’estate 1839. Nell’ottobre dello stesso anno Benzoni si impegna con Odoardo Bazzini, amministratore dell’Accademia, a realizzare l’opera senza compenso, indicando esclusivamente l’importo delle «spese vive» pari a 387 scudi romani.

Benzoni iniziava il lavoro al primo modello nella primavera del 1841, dopo aver ricevuto la somma per l’acquisto del marmo. Nell’ottobre 1846, informato dell’intento di collocare la statua nella «camera vicina alla Biblioteca» e non più nel Salone dei concerti come originariamente previsto, Benzoni interrompeva a lavorazione per passare a un nuovo gruppo di «due figure poco più grandi del vero» più adatto al nuovo ambiente. L’intensa attività e le importanti commissioni della seconda metà del decennio, tra cui le repliche della Riconoscenza per l’Imperatrice di Russia (1846) e per la regina d’Olanda (1847) rallentarono il lavoro.

Il nuovo modello, che prevedeva dettagli omessi o modificati nella traduzione in marmo (come il «berretto in capo» alla figura di Tadini o la «carta disegnata» nelle mani del giovane: Antonietta A.F., 1853), era in fase avanzata nell’estate 1852. Nella primavera 1853 Benzoni riceveva da Bazzini il ritratto a mezzo busto di Tadini del pittore Elia Rillosi richiesto l’autunno precedente per «dare gli ultimi tocchi alla figura». La vicenda quasi ventennale dell’opera, a causa di ulteriori ritardi dovuti ancora una volta all’esigenza di soddisfare commissioni prestigiose, si concluse nel maggio del 1858, quando il marmo fu spedito a Bergamo. La data è riportata accanto alla firma, «G. M. BENZONI F. ROMA. A. 1858»,

Il carattere autobiografico del gruppo lo rende un caso unico nella produzione di Benzoni. La celebrazione di Luigi Tadini come mecenate, educatore e benefattore, colto nell’atto di sollevare un fanciullo seminudo mentre gli indica gli strumenti delle arti, è al contempo la rappresentazione dell’incontro più ignificativo della giovinezza di Benzoni, rievocato dalla citazione del quadretto con San Francesco in preghiera (l’opera con cui fu presentato a Tadini nel 1826) e dalla veste da camera del conte, la stessa, che indossava il mattino in cui lo chiamò nel suo studio.
Più volte ribadito da Benzoni, il valore sentimentale dell’opera è testimoniato da un aneddoto riportato da Antonio Bresciani, che ricorda lo scultore «intenerito fino alle lagrime» (Bresciani 1862, p. 22) nel mostrare il gruppo ai visitatori dello studio. In questo senso è indicativo anche il fatto che sin dalla sua inaugurazione il gruppo compaia con il titolo di ‘Riconoscenza’, riferito al sentimento che mosse Benzoni più che al significato dell’opera.

Lorenzo Picchetti

Per saperne di più:

Antonietta A. F., Una visita allo studio dello scultore Benzoni in Roma, in «Strenna italiana», XIX, 1853, pp. 163-172;

F. Dickinson (Florentia), A Walk through the Studios of Rome, in «The Art Journal», VI, 1854, pp. 287-289;

A. Bresciani, Di un monumento sepolcrale modellato dal cav. Giovanni Maria Benzoni, in «Civiltà Cattolica», anno XIII, vol. III, 1862, pp. 21-28;

La Riconoscenza. Gruppo di Benzoni, in «L’Alba», anno I, n. 37 (11 dicembre 1858), pp. 289-290.