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Opere


Madonna con il Bambino e angeli (Madonna dell'Umiltà)

Jacobello di Bonomo
P 20

La tavola si riconosce nell’elenco dei dipinti acquistati dal conte Luigi Tadini a Venezia nel 1813.
La suggestiva descrizione riportata da Luigi Tadini nella Descrizione generale dello stabilimento dedicato alle belle arti in Lovere (Milano 1828) gli consentiva di ricondurre la tavola alle origini della pittura veneziana con un riferimento a Cornelio Fiore, personalità fittizia, documentato da una firma.
La “Madonna vestita con superbo manto lavorato in oro, che tiene il Bambino fra le braccia, il fondo è dorato, e scorgonsi intorno otto angioli adoranti, ed al basso il pittore Cornelio Fiore vi scrisse il suo nome. Opera antichissima in tavola.” Purtroppo l’iscrizione è stata rimossa nel corso di uno dei restauri ai quali la tavola è stata sottoposta.
L'opera è stata variamente riferita ad artisti diversi nell'ambito di Lorenzo Veneziano. Nel 1964 Pallucchini, ricostruendo la personalità anonima del "Maestro del Memento mori" sulla base della tavola eponima della Madonna dell'Umiltà al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, riferì a questo ignoto pittore anche le Madonne dell'Umiltà dell'Accademia Tadini e del Museo Puskin di Mosca, che hanno forti affinità iconografiche e stilistiche. Recentemente Andrea De Marchi ha diversificato la paternità del gruppo riferendo la tavola Thyssen a Donato Veneziano e quella Tadini a un artista più vicino al magistero di Lorenzo "come potrebbe essere stato da giovane Jacobello di Bonomo".

L’assetto attuale è in gran parte dovuto ai restauri condotti da Luigi Cavenaghi (1905), responsabile delle integrazioni pittoriche, e di Mauro Pellicioli (1942) cui si deve il complesso intervento di parchettatura.

Per saperne di più:

A. De Marchi, Il vero Donato Veneziano, in “Arte in Friuli, arte a Trieste”, 21/22, 2003, pp. 63-72, a p. 72

C. Guarnieri, Per un corpus della pittura veneziana del Trecento al tempo di Lorenzo, in Saggi e memorie di storia dell'arte, 2006, pp. 1-131.