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Opere


Sant'Antonio di Padova

Antonio e Bartolomeo Vivarini - 1447-1451
tempera su tavola, 64x37 cm
P 25

La tavola è stata acquistata dal conte Luigi Tadini con un riferimento alla personalità fittizia di “Giovanni Vivarini”, probabilmente nata dalla confusione tra Antonio Vivarini e Giovanni da Ulma (noto come Giovanni d’Alemagna). L'attribuzione ad Antonio Vivarini, nella sua tarda attività, dal Rodolfo Pallucchini (1960, comunicazione scritta).
Giovanni Valagussa (2000) ha proposto di riconoscere la tavola come opera di collaborazione tra Antonio e il più giovane fratello Bartolomeo, documentata dal polittico per la Certosa di Bologna (ora Bologna, Pinacoteca Nazionale) del 1450, probabilmente da inquadrare nell’ambito della trasferta padovana della bottega, tra il 1446 e il 1451 (Buonocore 2008).
Circa la possibile ricomposizione del polittico, Roberto Longhi (1960) pubblicava le fotografie di una Sant'Apollonia e di una Santa Lucia in collezione privata, molto vicine al Sant'Antonio nel disegno dell'arco trilobo e nella fattura delle aureole, senza però far menzione della tavola della Tadini. Il possibile legame tra i tre dipinti era stato invece rilevato da Federico Zeri in una nota autografa al verso della fotografia dell’opera di Lovere conservata presso la Fototeca della Fondazione Federico Zeri (Foto INVN 61312, segnalata da A.L. Casero): "da un polittico simile a quello delle due sante ex Sestieri / ma con nimbi leggermente diversi, forse quelli del San Bernardino di Capodistria" (quest’ultimo ora presso il Santuario di S. Antonio, Museo Renato Raffaelli, Gemona del Friuli); la tavola già a Capodistria sarebbe ora presso il Museo Raffaelli

Per saperne di più:

R. Longhi, Un'eventualità relativa a una "Madonna" di Antonio Vivarini, in “Paragone”, 1960, pp. 9-11 (in: Opere complete, Ricerche sulla pittura veneta: 1946 – 1969, Firenze, 1978, pp. XX-XX)

G. Valagussa in I restauri del Tadini, a cura di G.A. Scalzi, Lovere 2000, pp. 84-85 cat. 25

V. Buonocore, Per l’attività padovana di Antonio Vivarini, in “Arte cristiana”, 96, 2008, 848, pp. 331-340