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Opere


Madonna con il Bambino, san Cristoforo e san Giorgio (Pala Manfron)

Paris Bordon (Treviso, 1500-Venezia, 1571) - 1526-1527
olio su tela, 217 x 164 cm
P 67

In un paesaggio agreste animato dal vento che scuote il drappo d’onore, un giovane meditabondo san Giorgio osserva il vivace scambio tra san Cristoforo e gesto della Madonna che solleva dalla spalla di questi il Bambino. La pala segna una svolta nel percorso di Paris Bordon, formatosi a Venezia nella bottega di Tiziano e già attivo come pittore nel 1518. Lo sguardo del santo guerriero evoca le atmosfere intime e melanconiche di Giorgione in contrasto con la possanza di Cristoforo e la posa dinamica della Vergine che manifestano un’adesione alla cultura del michelangiolismo padano cui attingono, negli stessi anni, Tiziano e Pordenone.

Giorgio Vasari racconta di aver appreso nel 1566 da Paris che nella pala era “ritratto il signor Giulio Manfrone per un san Giorgio tutto armato”. Giulio apparteneva ad una famiglia veneta che aveva basato la propria fortuna sull’abilità militare al servizio della Serenissima. Il padre, Giampaolo Manfron detto Fortebraccio, gli aveva ottenuto nel 1525 il comando di una guarnigione, ma la sua brillante carriera militare fu stroncata da un colpo di archibugio il 15 agosto 1526, durante l’assedio di Cremona. La pala che ha il sapore di una celebrazione postuma è quindi da riferire agli anni 1526-1527. Il valore riconosciuto al quarantenne capitano giustifica la sua identificazione con san Giorgio, e il tondo all’antica con un profilo virile e l’iscrizione “Iulio C” sembra suggerirne l’equivalenza con Cesare.

Dopo le soppressioni la pala fu acquistata dal conte Tadini il 26 marzo 1805 per la somma di “lire 364 e soldi 16”; il conte affidò il restauro a Francesco Boldrini, cui probabilmente si deve il fissaggio della tela ad una tela di supporto. Successivamente gli interventi di Luigi Cavenaghi (1905) e di Mauro Pellicioli (1933-1934) hanno progressivamente cercato di migliorare le condizioni di lettura dell’opera, il cui restauro era ormai diventato necessario. 

Lo stato di conservazione della pellicola pittorica era buono, ma disomogeneo. Estese ridipinture si estendevano dai quattro angoli (ricostruiti nel restauro di primo Ottocento) ai bordi della tela; il cielo, risultava integralmente coperto. Ridipinture e velature caratterizzavano il mantello blu della Madonna, il verde della tenda, la tunica di San Cristoforo. Vernici antiche ormai ossidate compromettevano la lettura e la valutazione del colore. Nel corso dell’intervento di pulitura si è prudentemente scelto, volta per volta, di rimuovere solo sui ritocchi che coprivano o alteravano la stesura pittorica originale. Dopo una prima verniciatura a pennello si è potuto procedere all’integrazione pittorica a corpo e a velatura sulle zone lacunose. La verniciatura finale è stata ottenuta a più riprese e a giorni alterni con vernice nebulizzata. Le indagini riflettografiche hanno restituito tracce del disegno preparatorio a pennello a mano libera, più sottile e puntuale nelle figure, più approssimativo nelle nuvole, nell’azzurro del cielo e nello stendardo. Il dipinto ha inoltre conservato in molte parti (in particolare negli incarnati) tracce di una finitura a tratteggio che aiuta a definire le zone d’ombra e i dettagli.

Le indagini diagnostiche condotte da Vincenzo Gheroldi e il restauro effettuato da Alberto Sangalli e Minerva Tramonti Maggi sono stati realizzati con il sostegno della Fondazione Credito Bergamasco.

Ha contributo alla realizzazione delle indagini diagnostiche l'Associazione Amici del Tadini.