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Opere


La Stele Tadini: un monumento all'amicizia

Antonio Canova - 1819-1821
marmo di Carrara, h. totale 220 cm; 165 x 124,5 cm il rilievo
Cappella

La SteleTadini, realizzata da Antonio Canova in memoria di Faustino, giovane figlio del conte precocemente scomparso, fu avviata nel settembre 1819; entro il mese di gennaio dell'anno successivo era completato il grande modello in gesso, ora conservato presso i Musei Civici di Bassano del Grappa. Nell'aprile Canova scriveva al conte Tadini che sperava di concludere entro l'anno, ma i lavori di finitura si protrassero a lungo, e l'opera approdò a Lovere solo il 21 giugno 1821. Il 10 agosto la stele era innalzata sul basamento, realizzato a Milano dallo scultore veronese Antonio Pasquali, e fu inaugurata con solenni festeggiamenti pubblici il 24 e 25 settembre, alla presenza del viceré del Lombardo-Veneto, Ranieri d'Austria. Per meglio inquadrare la bellezza di questa scultura, conviene ascoltare la nobildonna inglese lady Eaton, che fu in visita allo studio di Canova nel 1818 e descrive così la tecnica: "Uno scultore comincia con materiali molto più duttili. Egli forma i suoi modelli in argilla, e questo è il lavoro interamente delle sue mani.  ... Quando ha finito, un suo assistente trae da essa un calco, che viene cosparso di punti posti a intervalli regolari per guidare i lavoranti. Da questo modello essi cominciano il lavoro, e dopo aver ridotto il blocco di marmo nella forma, e averla resa una statua abbozzata, lo scultore riprende le sue fatiche. La superficie, come essa era, veniva condotta alla sua forma perfetta, e gli ultimi tocchi di finitura li dava generalmente a lume di candela. E' in seguito levigata con la pietra pomice. Molte sono le ore deliziose che ho trascorso con Canova, sia quando era occupato nella modellazione, che nella scalpellatura". Come scrive la gentildonna inglese, Canova si riservava i due interventi principali del lavoro, l'ideazione, testimoniata dal bozzetto in terracotta, successivamente tradotto in un modello in gesso, e le operazioni di finitura del marmo, quello che l'amico Leopoldo Cicognara chiamava "l'ultimo passo nelle arti", aggiungendo poi che "le minime differenze sono quelle che costano di più il sudore, e portano ai sommi risultamenti". All'intervento personale di Canova si deve quindi il trattamento differenziato delle superfici, che vanno da quella opaca della tunica, non levigata, allo scivolare del manto, fino alla resa levigatissima degli incarnati, che si differenziano dall'effetto lucido del fondo. Un trattamento che mira ad ottenere quell'effetto di "bella carne, cioè la bella natura" tanto ammirato da Canova nel corso del suo soggiorno londinese nel 1815 nelle sculture di Fidia.

M. Albertario

 

Per saperne di più:

Antonio Canova nelle collezioni dell'Accademia Tadini, a cura di M. Albertario, con testi di A. Pacia, F. Mazzocca, G. A. Scalzi, M. Albertario, O. Cucciniello, G. Ericani, A. Perin, C. Parnigoni, R. Grazioli, R. Martini, M. Grigis e l'edizione critica del carteggio canoviano conservato presso l'Accademia Tadini, Lovere 2010,