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Opere


RItratto di dama

Girolamo Forni - 1582
olio su tela, 114 x 88 cm
P 114
La nobildonna indossa una sopravveste di un intenso rosa, trapunta da eleganti ricami e abbinata, in un luminoso contrasto, ad un abito di seta color argento, con passamaneria dorata che, nelle maniche, si avvolge a spirale. Il volto, dall'espressione compita e concentrata, è valorizzato dal candido collo della camicia, a fitte lattughine. La mano destra è appoggiata al petto, al braccio porta una pelliza da mano o da spala. Gioielli (collane di perle e d’oro, orecchini con piccoli fiocchi dello stesso rosa dell'abito, una fedina e un anello con pietra traslucida nell’anulare destro), denotano la sua appartenenza ad una classe sociale elevata. La contenuta eleganza delle gioie è da intendersi, forse, nel rispetto delle rigorose leggi suntuarie veneziane che proibivano l'uso smodato e l'eccessiva esibizione di gioielli troppo ricchi. Il vezzo di perle - riservato, nella Serenissima Repubblica, solo alle mogli o alle spose promesse - denota lo status di donna maritata. Lo sfondo scuro, sapientemente usato per valorizzare i colori vivaci delle vesti, è mosso da un tendaggio dai riflessi bruni: la posa di tre quarti con cui è stata ritratta permette di apprezzare la figura e l'ampiezza degli abiti della nobildonna. Nessun indizio, nella tela, svela l'identità della dama: chi ella sia, rimane un mistero.
Si deve a Giorgio Fossaluzza (comunicazione orale), l'attribuzione del dipinto all'artista vicentino Girolamo Forni (Vicenza, documentato dal 1558 - morto nel 1610): un primo avvicinamento all'ambito vicentino era già avvenuto con l'assegnazione del ritratto a Giovanni Antonio Fasolo proposta da Cesare Brandi (comunicazione scritta, 1969). E' proprio l'ascrizione a Forni che, a mio parere, deve essere confermata sol che si confronti l'opera in questione con il Ritratto di Isabella Valmarana (Vicenza, Museo Civico) che vanta una tradizionale assegnazione a Girolamo. Comune ai due ritratti è la resa dell'ovale del volto racchiuso da una forte linea di contorno, dell'ombreggiatura alla tempia, vicino all'occhio (a sottolineare lo sguardo) e quella dei capelli castani dai riflessi ramati. Assonanze si riscontrano anche nel trattamento dei serici tessuti cangianti delle vesti e nella cura meticolosa con cui sono realizzati i preziosi ornamenti, i cui luminosi riflessi sono resi con piccoli tocchi a punta di pennello, intriso di giallo dorato. La mano sinistra della Dama dell'Accademia Tadini, quella che regge le sopravveste, poi, è assai simile a quella che nel Ritratto di fanciullo di Vicenza (altra opera tradizionalmente ascritta a Girolamo Forni) stringe il guinzaglio del cane.
Per quel che riguarda l'opera di Lovere, le guide del XIX secolo ricordano che, sul retro della tela, era presente un'iscrizione (ora non più leggibile per un rinfodero) che avrebbe riportato l'anno d'esecuzione del dipinto (il 1582) e l'età dell'effigiata (44 anni): la data risulta compatibile con l'età anagrafica di Girolamo, tanto più che la sua abilità nel campo del ritratto è registrata dallo storico Marzari poco tempo dopo, nel 1591: “i ritratti suoi (di Girolamo) hanno ben spesso ingannato il vivo senso delle genti, che hanno creduto esser vero quello, che era dipinto”.
Personalità di spicco nell’ambiente vicentino, “di affabile natura, di belle e pulite lettere” (G. Gualdo, 1650), Girolamo Forni fu agiato commerciante di legnami, collezionista di oggetti d’arte, Accademico Olimpico, amico di Andrea Palladio, di Alessandro Vittoria e di aristocratici vicentini come Leonardo Valmarana: la già menzionata Isabella, ritratta da Girolamo forse in occasione delle nozze, avvenute nel 1594, era proprio figlia di Leonardo. E' probabile, per la Dama di Lovere, che la sua identità vada cercata fra le altolocate frequentazioni dell'artista che scelse di esercitare la sua arte, per diletto, in un genere - il ritratto - considerato “minore” e di riservare le sue abilità alla cerchia ristretta degli amici. Un'unica opera religiosa, purtroppo perduta, gli è assegnata: si tratta di un'Immacolata Concezione (già nella chiesa di San Biagio Nuovo, Vicenza). Poco si sa sulla sua formazione, ma i ritratti che gli sono attribuiti mostrano una conoscenza del fare pittorico di artisti vicentini come Giovanni Antonio Fasolo e Alessandro Maganza. Il nome di Girolamo è anche legato all'edificazione, a Montecchio Precalcino (provincia di Vicenza), di una villa, vera e propria residenza di campagna, simile a quelle volute dagli aristocratici vicentini che tutt'oggi punteggiano le campagne venete: gli studiosi dibattono sulla paternità del progetto, attribuito di volta in volta a Palladio, ad Alessandro Vittoria e allo stesso Girolamo Forni.
 
Silvia Anapoli
 
Per saperne di più:
- D. Banzato, scheda n. 107 (Ritratto di dama con fanciullo), in La quadreria Emo Capodilista. 543 dipinti dal '400 al '700, Roma 1988, p. 89.
- D. Banzato, scheda n. 7 (Ritratto di Girolamo Diviaco), in Lo spirito e il corpo: 1550-1650. Cento anni di ritratti a Padova nell'età di Galileo. Catalogo a cura di Davide Banzato e Franca Pellegrini, Milano 2009, p. 88.
- D. Battilotti, Il villino Forni Cerato a Montecchio Precalcino e il suo committente, in Alessandro Vittoria e l'arte veneta della Maniera. Atti del convegno a cura di Lorenzo Finocchi Ghersi, Udine 2001, pp. 213-227.
- F. Lodi, scheda n. 31 (Ritratto dei bambini Munarini), in La carità a Vicenza: i luoghi e le immagini. Catalogo a cura di Chiara Rigoni, Venezia 2002, pp. 95-97.
- F. Lodi, schede n. 244 (Ritratto di nobile giovinetto), n. 245 (Ritratto di Isabella Thiene Valmarana), n. 246 (Ritratto di del canonico Marcantonio Capra), in Pinacoteca Civica di Vicenza. Dipinti dal XIV al XVI secolo, a cura di Maria Elisa Avagnina, Margaret Binotto, Giovanni Carlo Federico Villa, Cinisello Balsamo, 2003 pp. 418-420.
- A. Pattanaro, scheda n. 189 (Ritratto di Girolamo Diviaco), in Da Bellini a Tintoretto. Dipinti dai Musei Civici di Padova dalla metà del Quattrocento ai primi del Seicento. Catalogo a cura di Alessandro Ballarin e Davide Banzato, Milano 1991, p. 258.
- Cinque secoli di volti. Una società e la sua immagine nei capolavori di Palazzo Chiericati. Catalogo a cura di Maria Elisa Avagnina, Chiara Signorini, Giovanni C. F. Villa, Venezia 2012, pp. 23-25.