L'uso di stoviglie in terraglia si diffuse in ambito inglese nella regione dello Staffordshire già dal Seicento; nel secolo successivo alcune fabbriche, come quella di Josiah Wedgwood, si prodigarono per il miglioramento dell’impasto rendendolo più bianco. Tale produzione costituì un modello per le diverse fabbriche settecentesche che in Italia si cimentarono con questo materiale, chiamato appunto “terraglia all’uso inglese”. Tra le manifatture, spesso note solo a livello locale ma con un mercato fiorente, è quella della famiglia Bottaini a Sovere, alla quale vanno probabilmente ricondotte le stoviglie in terraglia di casa Tadini.
Il servizio per dodici persone esposto nella grande vetrina della sala XXII fu prodotto nella manifattura parigina di Locré, Russinger e Pouyat nell'ultimo quarto del XVIII secolo, come dimostra la marca visibile al rovescio (le due torce in blu). Fu acquistato dal conte Luigi Tadini, che sborsò 14 lire al pezzo per la favolosa cifra di 1800 lire.
Lo straordinario centrotavola acquistato dal conte Luigi Tadini probabilmente nel corso di un viaggio in una delle capitali culturali d'Europa (la data dell'opera coincide infatti con quelle del soggiorno napoletano del conte nell'ultimo decennio del XVIII secolo) è stato restaurato da Cinzia Parnigoni grazie al contributo dell'Associazione Amici del Tadini nell'ottobre 2010, e nuovamente collocato, come lo volle il conte Tadini, di fronte alla Religione di Antonio Canova.