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Tra Veneto, Lombardia e Manierismo romano: l’arte del Cinquecento a Crema

giovedì 7 novembre 2019

Parte della Repubblica di Venezia dal 1449 al 1797, Crema parla un doppio linguaggio stilistico, legato a opere provenienti dalla Serenissima (fra cui spiccano la pala dell’Assunta di Benedetto Diana, il monumento funebre di Bartolino Terni di Lorenzo Bregno, la pala Manfron di Paris Bordon) e lombardo data la vicinanza geografica con città come Brescia e Milano, dove si formano Vincenzo Civerchio e Carlo Urbino, i principali pittori cremaschi del XVI secolo.
A queste componenti stilistiche si aggiungono le novità del manierismo romano portate da Aurelio Buso de Capradossi (Crema, 1505 circa - post 1582), protagonista della mostra attualmente allestita presso il Museo Civico di Crema.
Allievo di Polidoro da Caravaggio a Roma negli anni Venti del Cinquecento, attivo a Mantova accanto a Giulio Romano nel cantiere di palazzo Te nel 1531, diffonde il nuovo linguaggio manierista elaborato nella Roma di Raffaello nel nord Italia lavorando a Genova e Milano oltre che nel Cremasco.
Purtroppo le sue opere più importanti (i dipinti all’esterno del Palazzo della Meridiana a Genova e in Palazzo Marino a Milano), sono molto degradate per l’usura degli agenti atmosferici o completamente distrutte per i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
Rimangono pochi esempi della sua pittura, e fra questi solo i dipinti nell’abside del santuario della Pallavicina a Izano e sulla controfacciata della Cattedrale di Crema sono visibili al pubblico, mentre i dipinti in Palazzo Zurla - De Poli a Crema, nella torre Vimercati Sanseverino di Azzano (frazione di Torlino Vimercati) e nella villa Vimercati Sanseverino - Albergoni di Moscazzano non sono accessibili.
La mostra offrirà quindi l'occasione di sottoporre a verifica la storica attribuzione ad Aurelio Buso della Fuga in Egitto acquistata dal conte Tadini a Crema con quella prestigiosa attribuzione.