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Come ci vesti(v)amo? - Trame e tessuti nell’antichità

giovedì 11 aprile 2019

Giovedì 11 aprile ore 20:30, Accademia Tadini, Sala degli Affreschi (con ingresso da piazza Garibaldi 5)

Vestire alla romana nel secondo Settecento.
T
eatro, moda e pittura tra gusto antiquario e modernità rivoluzionaria.

prof.ssa Maria Ines Aliverti

La pittura, il costume teatrale e la moda manifestano approcci diversi allo stile del classicismo che si impone in Europa negli ultimi decenni del Settecento, dapprima grazie all’impulso della cultura antiquaria e dello storicismo, e poi con la diffusione degli scritti di Winckelmann. Senza pretendere di definire criteri formali omogenei per linguaggi che restano diversi, si cercherà di mostrare come, almeno inizialmente, l’abito ispirato alla foggia classica antica esprima una concezione nuova ed “energica” del corpo e un bisogno di articolare movimenti, attitudini e gesti in modo libero e naturale, e secondo un principio di realismo e di verità. Tale tendenza risponde alla rivalutazione della sensibilità individuale e delle emozioni che la cultura borghese in ascesa è andata coltivando nel corso del secolo.  Non a caso per questa fase, che connota specialmente l’arte rivoluzionaria di fine Settecento, si è parlato di “classicismo naturalistico” (Antal). Con la Restaurazione si assiste al cristallizzarsi del gusto e della moda nei parametri stilistici di un classicismo che diventa antinaturalistico e formale. Il corpo si rappresenta come una scultura e/o assume i connotati di un manierismo voluttuoso. Attraverso testimonianze figurative e letterarie, soprattutto di ambito francese, ma anche inglese e italiano, cercheremo di capire cosa ha lasciato in eredità questo periodo di radicali trasformazioni nella concezione occidentale della corporeità.