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In ricordo di don Gino Angelico Scalzi

sabato 15 dicembre 2018

Don Gino nel ricordo di un amico

“Don Gino era nato e cresciuto in una famiglia laica, che si nutriva più di musica, di studi ed attribuzioni di opere d’arte, che di pane; a contatto con pittori come Tallone, Volpi, Trussardi, Oprandi e con i più prestigiosi rappresentanti del concertismo italiano e internazionale.
Molti anni fa chiesi dunque a don Gino “perché hai fatto il prete?”. Mi rispose “La mia vocazione è un mistero di Dio, di cui Lo ringrazio”.
Dal 1951 don Gino ha incrementato il patrimonio artistico e le attività, mantenendo in vita le scuole di musica e disegno, organizzando ogni anno le stagioni di concerti di musica da camera di altissimo livello nazionale e internazionale, mostre di pittura, annuali serie di conferenze, corsi di storia dell’arte, concerti per gli studenti, apertura della Galleria, studio e valorizzazione della sua quadreria e del Museo. E nel contempo don Gino ha avuto attenzione e cura del patrimonio d’arte del territorio: su incarico della Soprintendenza milanese, che l’ha sempre apprezzato.
Assieme è stato anima dell’Associazione Amici del Tadini, di cui è stato cofondatore, cui ha dedicato il suo impegno di studioso acuto, mai banale, sempre illuminante.
L’invito della Redazione del Bollettino mi consente di ricordare 70 anni di frequentazione arricchente e di amicizia e rispetto, con questa figura di prete e di intellettuale laico, ma soprattutto mi consente di esprimere, come loverese e ritengo senz’altro a nome di ogni loverese, il debito di riconoscenza che dobbiamo al più noto dei loveresi: dal carattere non facilissimo, dal borbottio frequente, dalla continua preoccupazione di non essere all’altezza; dalla tentazione di lasciare il paese natale per lidi più consoni ai suoi studi di storia dell’arte e di musicologo. Tentazione respinta - grazie a Dio - dall’imperativo laico-religioso, di continuare a vivere qui in piazza Garibaldi, a svolgere con mezzi scarsi, con compensi inadeguatissimi, in rapporti talora difficili con persone che stentavano a capirlo, il compito di far vivere libera e indipendente da influenze politiche, questa eccezionale nostra Istituzione, che più che mai oggi è faro di vera cultura. Colto e profondo, Egli ci ha insegnato ad apprezzare ed amare la buona musica, a conoscere, tutelare e valorizzare l’enorme museo che è l’Italia e la nostra piccola ma importante, eclettica Accademia Tadini.
 

Giampiero Canu

"La voce di Lovere", Febbraio 2017