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Mostre


L'arte urbana di Danilo Marchi

venerdì 25 luglio 2014
Danilo Marchi comincia a lavorare nei primi anni '90, sperimentando vari materiali (dalla terra, rame, ferro, acciaio) per approdare alla fine al P.E.T. I materiali individuati dall'artista sono bottiglie destinate a contere acqua minerale, scartate dalla produzione industriale per lievi diffetti di fabbricazione, che diventa oggetto di produzione artistica. Le opere sono presentate per la prima volta al pubblico con l’installazione “L’uomo artificiale” a Palazzo Lamarmora, Biella Piazzo nel 1999 nella mostra  organizzata con l’Accademia di Belle Arti di Carrara e curata da Angelo Mistrangelo e da quel momento la ricerca procede. Oggetto dell'indagine sono le forme del naturale, selezionate alla luce della sensibilità dell'artista (dal mondo degli insetti e dei mammiferi) reinterpretati alla luce delle possibilità interpretative offerte dal materiale. 
Materiale tecnologico per eccellenza, il P.E.T. lavorato e saldato a mano si presta a indagare e reinterpretare le caratteristiche strutturali dei corpi, con esiti di grande suggestione. Punto d'arrivo di questa ricerca è la figura umana, con immagini di umanoidi o androidi, esempi di una nuova umanità generata dagli scarti della produzione industriale ma proprio per questo attenta al non spreco delle risorse e alla tutela dell'ambiente.

* Si ringraziano Lucchini R.S., azienda produttrice degli acciai con i quali sono prodotti gli stampi per le bottiglie, e San Pellegrino, che fornisce le bottiglie con le quali sono realizzate le sculture.