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Le soppressioni a Crema e la formazione della collezione Tadini

giovedì 28 gennaio 2010
Il patrimonio artistico cremasco, puntualmente censito nel 1774 da Giacomo Crespi, funzionario della Serenissima Repubblica di Venezia, fu radicalmente sconvolto con le soppressioni degli ordini religiosi e dalle requisizioni ordinate dai solerti funzionari della Repubblica Cisalpina.
Il conte Luigi Tadini fu tra i pochi illuminati cremaschi a trarre profitto da questa situazione, acquistando un buon numero di opere (tra le quali la celeberrima Pala Manfron, capolavoro di Paris Bordon) con l'intento di conservare il patrimonio artistico della città.
Successive vicende portarono il conte a trasferire le proprie collezioni a Lovere. Ma questa è un'altra storia ...
Marianna Belvedere dà conto, in un appassionato e coinvolgente racconto, delle ricerche che l'hanno portata a pubblicare un prezioso manoscritto, conservato presso l'Archivio di Stato di Venezia, che censisce i capolavori conservati nelle chiese di Crema nel 1774.