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Ottocento: un'opera una storia


1927 - Nudo africano

Dipinto da Giorgio Oprandi durante il soggiorno in Eritrea del 1926-1927, il Nudo africano può essere considerato un esempio di quella pittura che aderisce al filone letterario ottocentesco di stampo esotico tipica della prima attività dell’artista.


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1927 - La «casa viaggiante» del «Cavaliere errante della pittura»

Modificata durante il soggiorno in Eritrea (1926-1927) a partire dallo chassis di una Fiat 503, la «casa viaggiante» di Giorgio Oprandi, dotata di camera, barca a copertura del tetto e di tutto il necessario, può essere considerata il prototipo del moderno camper. Con questo originale autoveicolo l’artista compie numerosi viaggi conquistando l’appellativo di «cavaliere errante della pittura».


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Altopiano di Bossico

Negli anni Quaranta il ritiro di Oprandi nella solitudine dell’altopiano di Bossico coincide con la pratica quasi esclusiva del genere del paesaggio, di cui è testimone un’opera come Altopiano di Bossico.

La possibilità di un contatto diretto con la natura dei luoghi è favorito dall’acquisto e dal restauro di un antico roccolo che l’artista organizza in modo originale, mettendo in pratica «l’arte di far valigie per lunghi viaggi».


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Il figlio di Caino

Il figlio di Caino testimonia l’adesione di Oprandi a un linguaggio che ancora risente della cultura tardo simbolista. Eseguito dall’artista nella prima metà del secondo decennio del Novecento, il dipinto è interpretato, nel 1916, come un’allegoria della Prima Guerra Mondiale.


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1925 - Oprandi in Egitto: la decorazione del palazzo di Ras El Tin a Alessandria

L’incontro tra Oprandi e re Fuad I d’Egitto avviene in occasione della mostra d’arte contemporanea che si svolge al Cairo nel 1925. Secondo la testimonianza dello stesso artista il sovrano, colpito dalle tele presentate all’esposizione, chiede al pittore di intervenire nella decorazione del palazzo reale di Ras el Tin ad Alessandria d’Egitto.


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1917 - Uniti ad un'immagine sola

L'alpino Oprandi partecipa,  nel 1917, al concorso nazionale "Per la nostra guerra" presentando un'opera importante, della quale si sono poi perse le tracce.

La riproduzione che si presenta proviene dall'Archivio della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Milano, che si ringrazia per la collaborazione.


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1939 - La "casa artistica" di Giorgio Oprandi

Nel 1939 dopo aver richiesto i permessi, Giorgio Oprandi chiede a Luigi e a Sandro Angelini di progettare un’abitazione in stile orientale lungo le mura della Fara di Bergamo. La nuova dimora di Oprandi, riprodotta per l’occasione sia sulla stampa locale che in un opuscolo illustrato (Inaugurazione artistica della nuova dimora di Giorgio Oprandi), viene inaugurata da una mostra nel maggio dello stesso anno.


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L'Alpino morente

L’alpino morente era la pala d’altare della cappella del Rifugio Garibaldi, consacrata il 25 dicembre 1917. La prima descrizione dell’opera risale al 2 gennaio 1918, quando un gruppo di studenti sale al Rifugio Garibaldi per distribuire doni ai soldati. Nell’articolo pubblicato sull "Eco di Bergamo" si descrive l’opera: “Sopra l’Altare campeggia un magnifico quadro rappresentante un soldato schiatore morente baciato dal Redentore opera del pittore soldato bergamasco G. Oprandi”.

 


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Un salotto Zen per la famiglia Zitti

Il raffinato arredo di questo salotto, composto  da una credenza, quattro sedie, poltrona, divanetto, tavolino da the, sgabello, fioriera, proviene da uno degli ambienti della storica Villa Zitti a Lovere, per la quale fu probabilmente acquistato nel terzo decennio del secolo. Un'etichetta applicata al tavolino ha permesso di identificare i mobili come opera di Piero Zen.


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1921 - La prima Mostra personale di Giorgio Oprandi a Milano, Galleria Pesaro

Il 28 maggio 1921 inaugura a Milano presso la Galleria Pesaro la prima mostra personale di Giorgio Oprandi, che ripercorreva la carriera dell'artista nel secondo decennio del Novecento.

L'Accademia Tadini conserva tre opere importanti provenienti da quella esposizione: II rimasti e La Primula, acquistati dall’Accademia Tadini nel 1921 e nel 1931 e Il Figlio di Caino, in deposito dal Comune di Lovere.

 


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1941 - L’Albania nei quadri di Giorgio Oprandi

All'inizio del 1940 Oprandi parte alla volta dell’Albania accompagnato dall’amico Umberto Ronchi, che ricorda l’esperienza albanese nella recensione apparsa sulla “Rivista di Bergamo” (settembre 1941).

Per oltre otto mesi l’artista si sposta sul territorio alternando le città principali ai villaggi e soffermandosi sui costumi tradizionali, ritornando in Italia solo in ottobre. Nel giugno del 1941, un centinaio di opere in sei sale del Palazzo Marini-Clarelli di Roma, in via Marche 3. L’esposizione si svolge sotto l’alto patronato del Sottosegretario agli Affari Albanesi e incontra un ampio successo di pubblico.


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1927 - La Mostra eritrea del pittore Giorgio Oprandi, Roma, Palazzo della Consulta

L’inaugurazione della Mostra Eritrea di Giorgio Oprandi, il 20 novembre del 1927, ha una immediata eco sulla stampa nazionale: una fotografia di A. Bruni (pubblicata su "L’Illustrazione italiana",  27 novembre 1927) immortala le personalità intervenute per l’occasione, tra le quali la Duchessa d’Aosta e Luigi Federzoni, Ministro delle Colonie.


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Ecce Homo

L'estremo capolavoro di Francesco Hayez, tra recupero della tradizione rinascimentale veneziana e amara riflessione sulla storia contemporanea.


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Ritratto di Enrico Banzolini

Intorno a un ritratto si stringe un clima che combina patriottismo, educazione artistica e affetti familiari.


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Una via di Gadames

Dopo quasi dieci anni di viaggi, Una via di Gadames va considerata il risultato maturo della riflessione artistica di Giorgio Oprandi sui paesaggi e sugli abitanti incontrati nel corso delle sue peregrinazioni africane.


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I rimasti

“Raccontava il pittore a chi scrive che il dipinto, in origine di dimensioni assai maggiori delle attuali, raffigurava con accenti melodrammatici la consegna da parte del postino di un telegramma annunciante la morte in guerra di un componente della famiglia. «Troppo grande e troppo chiassoso» affermava Oprandi, che dopo un ripensamento decideva di ridurre drasticamente la scena eliminando postino, telegramma, mobili, gatto, ecc.”. La testimonianza raccolta da don Gino Angelico Scalzi aiuta ad inquadrare la genesi di quest'opera, significativa testimonianza della riflessione sul primo conflitto mondiale.


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La Primula

Capolavoro della prima fase di Giorgio Oprandi, acquistato dal direttore Enrico Scalzi per l'Accademia Tadini nel 1931, dopo molte insistenze, Primula partecipa a tutte le principali esposizioni del pittore, che le riconosceva il valore di opera esemplare della sua prima produzione, alla vigilia del viaggio in Africa.


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Il generale nel giardino

 
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Monumento a Benedetto Cairoli

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Il riposo del guerriero a Caprera

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Palazzo Silvestri a Sovere: celebrando l'Unità d'Italia

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Villa Garibaldi a Brembate: monumenti pubblici in un giardino privato

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Monumento ai volontari accorsi in difesa della Patria



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Giuseppe Garibaldi a cavallo

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Capelli di Garibaldi, fotografia e lettera del colonnello Baratieri

Una preziosa testimoniana delle modalità con le quali erano conservati i cimeli nella raccolta Zitti è rappresentata dalla cornice che assembla cimeli garibaldini e lettere che ne certificano l'autenticità.
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